Giuseppe Turani

giornalista italiano (1941-2021)

Giuseppe Turani (1941 – 2021), giornalista italiano.

Citazioni di Giuseppe Turani

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  • Dietro le luci della città [Milano], dietro la sua voglia d’Europa, dietro i trionfi dei suoi stilisti, dietro le sue strade super-eleganti, c’è una potente rete di tangenti e di corruzioni che non ha risparmiato niente e nessuno. Da almeno un decennio una sorta di mafia in doppiopetto ha imposto ovunque il sistema delle mazzette.[1]
  • Di Mattioli si sa che pur essendo il più eminente banchiere italiano di quegli anni, ha sempre procurato ad Antonio Gramsci, fondatore del Pci e prigioniero dei fascisti tutti i libri che desiderava e più tardi ha pagato personalmente le spese della clinica dove Gramsci era stato ricoverato. Lo stesso Mattioli ha conservato per molto tempo nella sua cassaforte di Piazza Scala i Quaderni dal carcere di Gramsci prima di farli avere clandestinamente all’amico Pietro Sraffa a Cambridge.[2]
  • Era un luglio molto caldo quello del 1974. E faceva caldo anche a casa di Inge Feltrinelli, dove era in corso uno dei suoi ricevimenti senza tema: ci si vedeva perché si aveva voglia di vedersi. Con Scalfari si stava discutendo del fatto che vari editori stavano chiedendo (a lui e a me) biografie di Eugenio Cefis, in quel momento l’uomo forte degli affari e della politica in Italia. Inge, che stava passando accanto a noi, si fermò di colpo e disse: “Scrivetela per me questa biografia, se accettate domani mattina vi mando il contratto e in agosto tengo aperti gli uffici per voi. A settembre siamo fuori”. Così nasce "Razza padrona".[3]
  • La crisi [Crisi economica del 2008-2014] comincia con un semplice “battito di ali” (la crisi sub-prime, di per sé non di dimensioni devastanti), ma diventa poi enorme solo perché la finanza si era allargata a dismisura e aveva trasformato l’arte del debito in una sorta di mega-industria, in cui l’importante era trovare dei possibili creditori (solvibili o no, non ha importanza) perché quello che contava era allargare il giro d’affari e intascare le commissioni.[4]
  • Nel Sessantotto (c’ero e me lo ricordo bene) la lotta contro le classi dominanti, contro i santuari della cultura paludata, contro i “baroni” dell’università, contro il perbenismo borghese (allora si chiamava così) era animata dal bisogno di espressione di una generazione nata dopo la guerra, che non aveva vissuto la guerra, e voleva girare pagina rispetto a tutto quanto di poco commendevole il Novecento aveva prodotto fino ad allora.[5]
  • Non voglio fare della retorica, ma giova ricordare che l’antifascismo italiano (da cui bene o male è nata questa repubblica) è vissuto sparso per il mondo, sbarcare in Francia o in America da clandestini, senza documenti era la regola. Oggi quelli sono padri della patria. L’auto che porta Filippo Turati clandestinamente in Francia era guidata da Adriano Olivetti, che non ebbe certo paura delle leggi vigenti allora. E nemmeno Joyce Lussu Salvadori, capitano (lei sì) della Resistenza, che a Marsiglia falsificava documenti notte e giorno per chiunque glieli chiedesse. E Teresa Mattei, che ancora bambina si fa buttare fuori da tutte le scuole del regno perché non accetta lezioni razziste. Ma che poi diventerà una delle poche madri costituenti, quelle che hanno scritto materialmente la Costituzione. E tutti siamo grati a loro. Siamo figli loro. Siamo figli di gente che si é fatta beffe delle frontiere e delle leggi, per fortuna.[6]
  • Si è mai visto un sistema sociale-economico moderno senza un buon sistema bancario? No. In America hanno fatto fallire la Lehman, per sbaglio, poi non hanno più fatto fallire niente. Anche aziende dieci volte grandi le hanno salvate. Il perché dovrebbe essere ovvio persino a gente che passa il tempo a fare propaganda: se fallisce un’impresa industriale, è grave, ma si tratta di 1 impresa. Se fallisce una banca, di imprese se ne può tirare dietro anche dieci mila (e magari centomila risparmiatori).[7]

Citazioni su Giuseppe Turani

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  • Non esisteva altro giornalista in Italia che potesse "ricevere" abitualmente a pranzo al tavolo d'angolo di un ristorante di corso Venezia [di Milano], con l'aria di chi può starci tutto il tempo che vuole. Là sono passati, e non si esagera, migliaia di commensali diversi nel corso degli anni, anzi dei decenni: imprenditori, capitani d'industria, uffici stampa, boiardi di Stato, finanzieri, banchieri, ma anche semplicemente amici di Voghera, aspiranti giornalisti, le donne delle quali s'innamorava, a volte perdutamente. Un grande mix, una cornucopia di "fonti primarie" che gli permetteva spesso non solo di scrivere prima e meglio degli altri, ma anche di dare corpo a una delle sue più grandi passioni: la conoscenza dei segreti piccoli e grandi del potere italiano. (Piero Colaprico)
  1. Da Una città a testa bassa, Corriere della Sera, 25 aprile 1992
  2. Da Per una ciotola di spaghetti, uominiebusiness.it, 15 ottobre 2018.
  3. Da Addio Inge, uominiebusiness.it, 20 settembre 2018.
  4. Da Viva il capitalismo, Milano, Sperling & Kupfer, 2009.
  5. Da Totò contro Maciste, uominiebusiness.it, 29 ottobre 2018.
  6. Da La sinistra timorosa, uominiebusiness.it, 2 luglio 2019.
  7. Da Di Maio semilavorato, uominiebusiness.it, 29 settembre 2018.

Bibliografia

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  • Giuseppe Turani, Viva il capitalismo, Milano, Sperling & Kupfer, 2009.

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