Giuseppe Tanzella-Nitti

astronomo, sacerdote e professore di Teologia fondamentale (1955-)

Giuseppe Tanzella-Nitti (1955 – vivente), astronomo, sacerdote della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, teologo e professore universitario cattolico italiano.

Giuseppe Tanzella-Nitti, 2012

Citazioni di Giuseppe Tanzella-Nitti

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  • La fede cristiana non pare avere argomenti pregiudiziali contro la presenza di vita e di vita intelligente nel cosmo (come potrebbe trattandosi di eventi che apparterrebbero all’ordine fattuale?), ma neanche si può qualificare come antiscientifico il ritenere ragionevole, in mancanza di dati cogenti, la "soluzione classica" che prevede l’unicità dell’essere umano...Anche l’Incarnazione del Verbo possiede un valore rivelativo di ambito universale, non solo locale. La sua capitalità sulle creature angeliche può essere in fondo espressione della sua capitalità su tutte le possibili creature, una capitalità cristocentrica, non geocentrica né antropocentrica, anche se non ci è dato conoscere come essa venga esercitata. L’ultima parola sul tema della vita nel cosmo non spetta alla teologia, ma alla scienza. Alla teologia, come al resto dell’umanità, non resta che attendere.[1]
Dall'intervista di Mario Gargantini, Tanzella (DISF): le domande del senso religioso oggi vivono meglio nell’ambiente scientifico, in Il Sussidiario, 17 dicembre 2015
  • La maggior parte dei media ci offre l'immagine di uno scienziato ateo o comunque poco incline a vedere la natura come opera di un Dio creatore. Tuttavia, questa immagine corrisponde solo in parte alla realtà e non è rappresentativa degli uomini di scienza nel loro insieme.
  • La filosofia contemporanea ha ritenuto il tema di Dio e del senso della vita troppo "forti" per essere affrontati, attestandosi così su posizioni di pensiero debole. La scienza, al contrario, non ha avuto timore di affrontare queste domande, come si può facilmente vedere nelle opere divulgative di molti scienziati. Il fatto che il metodo scientifico non possa fornire una risposta esauriente a tali domande non evita che esse sorgano e continuino ad attrarre chi studia la natura.
  • Le scienze fisiche e matematiche hanno ormai un'epistemologia matura, che le protegge da derive ideologiche perché ha fatto loro toccare in modo formalmente rigoroso i fondamenti, e anche i limiti, del conoscere. Le scienze biologiche, invece, sono più giovani, e non hanno ancora incontrato quei problemi di incompletezza formale e ontologica che le scienze fisiche e matematiche ben conoscono. Ciò può condurre la biologia a voler offrire una propria "visione del mondo" esaustiva e talvolta autoreferenziale, ritenendo superfluo ogni discorso sui fondamenti dell’essere, e dunque sull’origine delle cose. In realtà, quando si tocca da vicino il problema dei fondamenti, e la biologia sta cominciando a farlo quando si sforza di entrare con profondità nell’origine del DNA, il problema del Logos, della razionalità e del senso delle cose torna a riemergere, e con esso la domanda su Dio. Il percorso di un ricercatore come Francis Collins basterebbe a dimostrarlo.
Intervista di Gelsomino Del Guercio, «Una teologia della credibilità per combattere il virus della secolarizzazione», in Aleteia, 1° dicembre 2015
  • Quando i cristiani non vivono più secondo la loro fede, la storia non mancherà di mostrarne le conseguenze, riservando loro una necessaria purificazione.
  • Ritengo che la Teologia fondamentale debba favorire l'unità di vita intellettuale dei credenti aiutandoli a riflettere sulle ragioni della propria fede —servendosi certamente della mediazioni della pastorale e della catechesi. Il laicismo e la secolarizzazione hanno buon gioco quando c'è debolezza di pensiero, anche a casa dei credenti. Il fatto che la fede cristiana abbia il suo fondamento in Gesù Cristo non ci dispensa dal guardare alla filosofia, alla storia o alle scienze, per mostrare ai nostri interlocutori che il messaggio cristiano non contraddice le conoscenze di questi altri ambiti del sapere, ma ne rivela piuttosto il senso ultimo. Un credente che lavora come intellettuale deve saper spiegare cosa c'entri Gesù Cristo con la filosofia, con la storia, con la medicina, con l'economia, con il diritto; perfino con la matematica, come amava ripetere mons. Giussani.
  • [Cosa si intende per "teologia della credibilità"?] Con questa espressione indichiamo una teologia che riflette sulla ragionevolezza del credere alla Rivelazione, in primis al Rivelatore per eccellenza, Gesù di Nazaret. L'Apologetica classica, che ci ha accompagnato fino alle porte del Concilio Vaticano II, non aveva uno statuto pienamente teologico, ma sviluppava le sue argomentazioni soprattutto sul versante logico, filosofico. La prima teologia della credibilità ce la consegnano i Vangeli, quando dichiarano, con san Luca, che sono stati scritti perché ci si rendesse conto della solidità degli insegnamenti ricevuti, o con san Giovanni, che quelle cose ci sono state trasmesse per credere in Gesù Cristo e perché, credendo, abbiamo in lui la vita.
  • Ogni passo in avanti nella nostra conoscenza certa della natura è sempre un passo in avanti verso la verità delle cose e, in ultima analisi, verso la Verità con la maiuscola.
  • Il modello standard che organizza le proprietà delle particelle elementari è altamente simmetrico ed elegante, ma non è l'unico esempio. Basti pensare alla Tavola Periodica di Mendeleev, o alle stesse equazioni di Maxwell che descrivono l'elettromagnetismo. La buona scienza sembra avere un rapporto privilegiato con l'ordine e la simmetria: non è un rapporto che leggiamo solo nel nostro intelletto, deve avere anche un sufficiente riscontro oggettivo nelle cose. La notizia che il Bosone di Higgs sembra sia stato finalmente rivelato, ci conferma in fondo nella stessa idea. Adesso sappiamo che le 24 particelle fondamentali e le quattro forze di natura possono stare insieme, in un unico grande quadro teorico. Qualcuno potrebbe chiedersi da dove vengano questa razionalità e questa eleganza e, più arditamente, se esse abbiano qualche legame con l'idea che l'Universo fisico sia il riflesso di una intelligenza creatrice...Posta così, la domanda esula da quanto possa dirci il metodo scientifico, che di per sé si basa sulle quantità misurabili e non si interroga sulle cause davvero ultime della realtà. È tuttavia significativo che lo scienziato, come uomo, resti sorpreso di ciò e se ne chieda una spiegazione. La domanda diviene allora filosofica o forse perfino teologica: non possiamo rispondervi chiedendo nuove misure al Large Hadron Collider, ma è interessante che, in quanto domanda, essa venga oggi suscitata anche, ormai, dalla ricerca scientifica, e nasca nei nostri laboratori.
  • L'orizzonte della nostra conoscenza, anche di quella scientifica, è aperto all'essere, alla totalità. E questo semplicemente perché la conoscenza è una dimensione del nostro spirito, illimitato perché trascende la materia. Il mondo materiale potrà un giorno finire, ma la conoscenza che abbiamo di esso, nella misura in cui partecipa della conoscenza di Dio, non termina mai.
Dall'intervista di Roberto Paura, Intervista a don Giuseppe Tanzella-Nitti: "L'ignoranza, non la scienza, è nemica della fede", in Fanpage, 29 aprile 2012
  • Sbaglia, a mio avviso, chi ritiene che una scienza debole e consapevole dei propri limiti e della propria continua provvisorietà dialoghi meglio con la fede, perché incapace di "metterla in crisi". È vero piuttosto il contrario: una scienza che si riconosce come un'impresa di verità si apre più facilmente alle domande che contano, quelle davvero importanti, che puntano all'origine e al senso delle cose, disponendosi così ad ascoltare con interesse le eventuali risposte che a tali domande offrono la teologia e la fede. Il peggiore nemico della fede cristiana continua ad essere l'ignoranza, la superficialità, non certo la scienza.
  • Spesso si ritiene che la difesa della dignità della persona umana e della sua dimensione trascendente imponga una rivalsa contro le ragioni del progresso scientifico, che quindi dovrebbero essere ridimensionate, frenate o addirittura rifiutate. Si riflette invece poco sul fatto che il vero soggetto dell'impresa tecnico-scientifica è la persona umana, e che tale impresa, oltre ad esprimere una vocazione di ricerca della verità, ha un valore di promozione per l'uomo e per tutta la società in cui vive.
  • dal punto di vista dell'analisi delle scienze, il termine "finalismo" non dovrebbe sorprendere più di tanto, se con esso non si fa riferimento ad una finalità intenzionale, ma solo ad una strategia interpretativa. L'azione di principi finalistici, infatti, non è una novità per altri ambiti della scienza. La fisica-matematica conosce il principio di minima azione, che indica come un sistema fisico percorra sempre la strada più vantaggiosa. I principi della termodinamica classica sono in fondo dei principi finalistici, e anche la chimica li impiega quando spiega i legami chimici partendo dal principio che ogni atomo tende a completare i suoi otto orbitali elettronici fondamentali.
Dall'intervista di Marco Gargantini, Scienza e fede: Un dialogo in lista d'attesa nelle università italiane, in IL Sussidiario, 27 maggio 2011
  • Per fare scienza c'è bisogno di coinvolgimento e di passione, occorre avere la convinzione, almeno implicita, che la natura non si comporterà con noi in modo capriccioso, ma sarà fedele alle sue leggi. E soprattutto occorre credere che esista una verità, e che questa meriti di essere cercata. Ogni scienziato ha la sua "visione del mondo" e all'interno di tale visione impiega le categorie che ritiene più congeniali. È questo aspetto personalista della ricerca scientifica, ormai messo in luce da tanti autori, che merita di essere esplorato. E meritano anche di essere esplorate le ragioni per le quali uno scienziato "sposa" una visione del mondo piuttosto che un'altra.
  • La fede cristiana è amica della ragione e un Dio senza Logos non può essere il Dio cristiano. Il mondo risponde ad un progetto creatore, e questo progetto è in certo modo intravisto dall’uomo di scienza, capace di percepire questo Logos perché la sua intelligenza è immagine del Dio. La teologia deve interessarsi alle conoscenze scientifiche per essere una migliore teologia.
  • La stessa vicenda di Galileo, a ben vedere, non fu una disputa esegetica ma un grande confronto di ambito filosofico-culturale, che influì positivamente sulla Chiesa cattolica, spronandola a prendere sempre più le distanze da un uso strumentale e poco illuminato della Scritture.... Se sono vera conoscenza del mondo, la teologia cattolica non ha nulla da temere dalle conoscenze scientifiche: può essere da queste giustamente provocata, ma, per amore all'unica verità, deve accettare la sfida, con onestà intellettuale e rigore epistemologico.
Intervista di Luigi Dell'Aglio, Tra Galileo e Darwin. «Evoluzione, basta polemiche», in Avvenire, 11 febbraio 2009.
  • Credo che Darwin sia stato bravo a farci leggere il passato, ma non lo invocherei troppo come profeta di scenari futuri. L'evoluzione biologica dell'essere umano pare fermarsi proprio con il sorgere della libertà e della cultura.
  • Dire che la teologia cristiana ha fornito l'humus culturale e filosofico per la nascita delle scienze non interessa quasi a nessuno, mentre dire, in modo impertinente, che scienza e teologia sono eternamente in lotta, o che il cristianesimo è irrazionale, fa vendere i libri.
  • L'evoluzione, in fondo, è il modo in cui Dio crea.
  • L'idea di evoluzione è di casa nella teologia cristiana. Affinché il cosmo e la vita evolvano è necessaria una quantità positiva di informazione. Non credo sia possibile un'evoluzione biologica in un mondo materialista, senza informazione, senza direzione, senza progetto.
  1. Citato da Giuseppe Tanzella Nitti, La salvezza cosmica è già reale, non occorre un "Cristo alieno", L'Avvenire, 22 novembre 2012