Apri il menu principale

Giuseppe Pecchio

politico e storico italiano
Giuseppe Pecchio

Giuseppe Pecchio (1785 – 1835), politico e storico italiano.

Citazioni di Giuseppe PecchioModifica

  • Si è per molti secoli creduto che gli uomini dovevano essere frenati colle sevizie e colla crudeltà. I pazzi erano caricati di catene; i collegi risuonavano di sferzate; il soldato perdeva il sentimento dell'onore o la vita sotto il bastone; i processati avevano ossa dislocate, infrante; i condannati erano confinati a marcire nelle bastiglie, ne' camerotti di S.Marco, o in consimili bolge di disperazione. Si trattava la nostra specie come un serraglio di fiere. Il paziente intanto o soccombeva, o s'inferociva. Gli spettatori abituandosi al pianto e agli urli de' loro simili si inferocivano a vicenda. Si conobbe alla fine che s'oltraggiava indarno la natura, e che la pena non doveva essere una vendetta, né il castigo un supplizio. Si conobbe che gli uomini si ammansavano colla dolcezza, si correggevano sotto un moderato rigore. Da questo ravvedimento nacque il sistema umano e provido con cui sono in oggi regolate le prigioni. La società si è prefissa non tanto di punire, come di emendare i colpevoli. Perciò non v'è titolo più adattato a questo fine come quello di Casa di correzione che porta la vasta prigione di Milano. (da Il Conciliatore, Tipografia di Vincenzo Ferrario, Milano, N.32, 20 dicembre 1818)

Citazioni su Giuseppe PecchioModifica

  • Nelle Osservazioni semiserie di un esule in Inghilterra (1827), dove spira un'aura tra barettiana e liberaleggiante (per interderci, alla Constant del Commentaire al Filangeri), mi sono imbattuto in una frasetta incantevole. Il buon Pecchio descrive un suo innocente tête-à-tête con una bella fanciulla, e nota: «Passammo vicino a un antico campo romano. Si vedono ancora i rialzi di terra dentro cui que' conquistatori del mondo chiudevano le loro legioni. Ella mi fece da Cicerone, e per vero eccesso di cortesia mi parlava de' romani quasi fossero gli antenati degli italiani». Poffardelmondo! Uno dei buoni precursori del nostro Risorgimento, uno di coloro che lavoravano a una Italia ordinata, rispettata e civile, pigliava così sottogamba i romani! O per meglio dire, non gli passava pel capo di rivendicarli come genitori, per svillaneggiare il paese che l'ospitava; né credeva corresse pei suoi lombi sangue quirite, come tanti coglioni ammaestrati ognidì si sentono. Ho già raccolto qualche altro centro dell'antiromanità del Risorgimento, ma questo mi pare curioso. (Arrigo Cajumi)

Altri progettiModifica