Giulio Carlo Argan

critico d'arte, politico e docente universitario italiano

Giulio Carlo Argàn (1909 – 1992), critico d'arte e politico italiano.

Giulio Carlo Argan

Citazioni di Giulio Carlo ArganModifica

  • Episodio isolato, della più grande importanza è castel del Monte (Andria), che Federico II ordinò di costruire nel 1240 come casa di caccia. È ottagono, con torrioni angolari di ugual struttura; riprende il tema del fortilizio, ma lo sviluppa con tanta purezza di misure e profili da trasformare la forma «militare» in forma civile e aulica.[1]
  • [Su Pablo Picasso] Il suo trasformismo stilistico non sorprende più, era la strategia del suo protagonismo sfrenato.[2]
  • L'arte è al livello più alto del pensiero immaginativo, come la scienza al livello più alto del pensiero razionale.[3]
  • La facciata di Sant'Andrea, serrata tra due torri, sembra sottile come un telo teso tra la profondità dei tre portali e delle loggette e il risalto dei fasci di colonnine esili, quasi filiformi. Ma ciò che dà al piano quella tenuità di velo non è tanto il vuoto e il risalto, quanto la misura e la scrittura perfetta degli archi e, in alto, degli archetti, la purezza lineare delle colonnine, la perfetta sintesi del frontone triangolare, la posizione del rosone all'incrocio delle diagonali. È un puro tracciato proporzionale, lucido come un teorema e tuttavia pieno di contenuta tensione: o come una verità logica intuita nell'estasi.[4]
  • La poetica di Munch è direttamente o indirettamente collegata con il pensiero di Kierkegaard, che soltanto nei primi decenni del Novecento comincerà ad essere conosciuto in Germania: si deve dunque a Munch, che soggiornò più volte in Germania, la spinta "esistenzialista" che farà nascere l'Espressionismo, che è nato infatti nel nome e sotto il segno della sua pittura.[5]
  • Nel quadro [Morte di Marat, di Jacques-Louis David] vi è una decisa contrapposizione fra ombra e luce, ma non c'è una sorgente luminosa che la giustifichi come naturale. Luce sta per vita, ombra per morte: non si può pensare la vita senza pensar la morte e inversamente. Anche questo è nella logica della filosofia di David. La fermezza e la freddezza del contrapposto luce-ombra dà al dipinto un'intonazione uniforme, livida e spenta, i cui estremi sono il lenzuolo bianco e il drappo scuro. In questa intonazione bassa spiccano, agghiaccianti, le poche stille di sangue: segnano l'acme di questa tragedia senza voci e senza gesti.[6]
  • Più che una città, Roma è una polenta scodellata.[7]
  • Senza immaginazione non v'è salvezza.[8]

NoteModifica

  1. Da Storia dell'arte italiana, vol. I, 1973, p. 329.
  2. Da Un genio inutile, L'Espresso, 5 aprile 1981.
  3. Da Storia dell'arte italiana.
  4. Da Storia dell'arte italiana, vol. I, Sansoni, Firenze, 1973, pp. 310-312.
  5. Da L'arte moderna, 1770-1970 – 1970.
  6. Da L'arte moderna. 1770-1970, Firenze, 1970, p. 41.
  7. Citato in Ettore Scola, la Repubblica, 22 settembre 2003.
  8. da Storia dell'arte italiana, Sansoni.

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