Girolamo Ruscelli

scrittore italiano

Girolamo Ruscelli (1518 circa – 1566), scrittore e cartografo italiano.

Ritratto di Girolamo Ruscelli eseguito da Niccolò Nelli.

Piero CamporesiModifica

  • A Venezia, «centro d'Italia», aveva infatti intrecciato una serie di relazioni con noti personaggi del milieu culturale lagunare: da Ludovico Dolce versatile compositore di tragedie, commedie, rime, al poliedrico e irrequieto Girolamo Ruscelli, «lume e splendore di molte scienze e gran professore delle lettere ebraiche, greche, latine e toscane», che fu, fra mille altre cose, «segretista» di successo nonché esperto di fuochi artificiali e d'artiglieria nei Precetti della militia moderna, tanto per mare quanto per terra; al suo fraterno compare Dionigi Atanagi, revisore dell'Amadigi di Bernardo Tasso, poligrafo occupato in una miriade di attività, correttore anche delle opere di Fioravanti.
  • Essere divenuto un medico alla moda, ascoltato e imitato nelle terre subalpine, era soddisfazione non piccola se anche Girolamo Ruscelli aveva ritenuto opportuno nascondersi sotto il nome di «Alessio Piemontese», travestirsi da mago-erborista pedemontano per dare un blasone di tradizionale nobiltà al suo libro di segreti, sulle orme del canavesano Pietro da Bairo (c. 1468-1558), autore del fortunatissimo Veni mecum, un manuale di rimedi spiccioli, più noto sotto il titolo italiano di Secreti medicinali (Torino 1512), un repertorio di medicina popolare fra i più diffusi fono al Settecento.
  • Fra i personaggi più in vista in quegli anni era Girolamo Ruscelli «splendor di molte scienze», «di tutte le scienze et arti grandissimo professore», uomo di «gran dottrina, sì nelle lettere, come anco in tutte l'arti liberali e mecanice», versatile cervello che aveva dato alle stampe nel 1557 la prima parte di una miscellanea di segreti. A Fioravanti che dopo una «longa peregrinazione» in «diverse provincie», dopo avere conosciuto «le qualità di diversi uomini, le virtù di molti simplici, le differenzie di diversi paesi» era approdato all'ombra di San Marco, Ruscelli apparve il grande letterato classicista non insensibile al vento nuovo mosso dalla «figura turbolenta e paradossale» (W. Pagel) del mistico, ambiguo mago di Einsiedeln, un rinnovatore della cultura che, trascurando la teologia dei generi letterari e gli statuti delle liberali discipline, lavorava al ricongiungimento dei saperi «mecanici» e «ignobili» con quelli nobili.

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