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Giovanni Canestrini

biologo e naturalista italiano
Giovanni Canestrini

Giovanni Canestrini (1835 – 1900), biologo e naturalista italiano.

Incipit di alcune opereModifica

AntropologiaModifica

L'antropologia è la storia naturale dell'uomo, ossia una monografia zoologica del genere umano, e fa quindi parte delle scienze naturali.
Quando il naturalista imprende lo studio speciale di un determinato gruppo organico, egli esamina dapprima il maggior numero possibile di individui sotto ogni aspetto, poi giovandosi delle differenze e delle somiglianze, che questi individui presentano, li classifica in categorie, dà la diagnosi ed i caratteri generali di queste categorie, e sale infine ai caratteri distintivi e generali dell'intero gruppo. Il suo procedimento è dunque dapprima analitico, poi sintetico.
Nello stesso modo l'antropologo si occupa dell'ordine dei bimani, che comprende il solo genere umano. Ma la monografia di quest'ordine ha esigenze speciali, speciali sussidii ed anche le sue difficoltà.

L'istinto nel regno animaleModifica

Signori,

Vi parlerò questa sera dell'istinto nel regno animale, di un argomento che ha occupato lungamente ed occupa tuttora la mente dei naturalisti. Non ostante le molte cognizioni conquistate negli ultimi anni decorsi intorno alla vita degli animali, molti quesiti, concernenti l'istinto, restarono insoluti. E se taluno domandasse, che cosa sia l'istinto, e ne cercasse la risposta presso i varii zoologi, udirebbe forse tante idee diverse, quanti sono gli interpellati. Ciò basti per far comprendere che il mio tema è ancor avvolto nelle tenebre, la qual cosa, io spero, giustificherà la riserva, con cui parlerò di certi fenomeni, e farà forse largamente apprezzare quella debole luce, che gli studi degli ultimi decenni hanno potuto spargere sulla questione di cui ci occupiamo.

Valore delle ipotesi in BiologiaModifica

Paulo Fambri ha trattato, nella solenne adunanza del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti del 29 maggio 1892, del metodo positivo nella scienza e nella vita, ed in quel discorso ha discusso intorno a molti argomenti, che qui devo passare sotto silenzio, ed anche del positivismo nelle scienze biologiche che ci interessa da vicino[1].
L'autore ha parlato lungamente ed a più riprese delle ipotesi, delle quali non si mostra innamorato, cui anzi attribuisce, forse sulle orme del De Quatrefages, un valore inferiore al vero. «L'ipotesi, egli dice, non è niente altro che una artificiosa dipendenza stabilita fra alcuni fatti, i quali non presentano né dimostrabile, né ben visibile nesso. Tale dipendenza ideale è un surrogato di quella veramente reale ed oggettiva, cui non è giunta ancora l'umana attività».

NoteModifica

  1. Vedi «Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti», serie VII, tomo IV, Venezia, 1893.

BibliografiaModifica

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