Gilberto Gil

musicista brasiliano
Gil nel 2015

Gilberto Passos Gil Moreira (1942 – vivente), musicista, cantante e politico brasiliano.

CitazioniModifica

Da I settant'anni di Gilberto Gil fra tropicalismo e impegno umanitario

Intervista di Sandra Cesarale, Corriere.it, 12 luglio 2012

  • Sembra che le persone abbiano apprezzato quello che ho fatto quando ero ministro della Cultura. E io non posso che essere felice di essere stato al servizio del mio paese.
  • La solidarietà appartiene alle virtù e ai doveri dell'individuo. Sono felice di vivere in una società che riconosce questo valore.
  • Quando l'amore e la passione guidano i tuoi passi non pensi mai al guadagno o a compiacere gli altri. Shakespeare, Michelangelo non lavoravano per i soldi. Per questo, io che non amo dare consigli a nessuno, dico ai giovani musicisti di mantenere sempre in vita il loro sogno. Certo, passeranno momenti difficili, ma bisogna combattere se si vuole raggiungere un obiettivo. Mai smettere di crederci è l'imperativa. E, alla fine, tanta fatica e sudore troveranno un motivo. Anche se non ci saranno la fama e il soldi al termine del percorso.
  • Sono i live che danno senso alla mia vita, la parte essenziale del mio lavoro. Amo stare sul palco più che dentro uno studio di registrazione.
  • La verità è che io non mi sento così diverso da cinquant'anni fa. Il mondo è cambiato, l'industria discografica è diversa. Però, alla fine, il mio modo di lavorare è rimasto lo stesso: metto insieme diversi elementi e creo musica. Per me era un piacere cinquant'anni fa e lo è ancora oggi.
  • [Sul se gli manca la politica] No e non ho rimpianti. Mi impegnava molto. E io non amo essere troppo impegnato

Da Gilberto Gil, è sempre modernismo

Intervista di Federica Tazza, Repubblica.it, 13 novembre 2014

  • [Su João Gilberto] Il suo profilo segreto, di rivoluzionario nel suo campo, e la sua musica sono stati importanti per la mia generazione e le successive, non solo in Brasile ma ovunque. Non dimentichiamo che, quando João pubblicò i suoi primi tre album stava facendo esattamente la stessa cosa: cannibalizzare alcuni suoni presi dal passato, cambiarli completamente in termini concettuali e di interpretazione ma, allo stesso tempo, mostrare un gran rispetto per il passato pur guardando al futuro innovando audacemente. Come fecero, sempre con la bossa nova, Tom Jobim e Vinícius de Moraes. Noi abbiamo semplicemente seguito quel treno.
  • La bossa nova è stata molto importante per noi ma, oggi, quello che noi chiamavamo la Canzone sta diventando qualcosa di raro, qualcosa difficile da trovare, perciò è sempre bello quando alcuni artisti, musicisti e cantanti, possono ancora dedicargli energia garantendogli una continuità.
  • La Tropicália è stata qualcosa che è arrivata, ha causato un po’ di scompiglio e, ovviamente, ha lasciato un segno, delle impronte da seguire. La stessa cosa fece la bossa nova con noi e lo stesso ha fatto la Tropicália con il punk, il rock, il reggae, e l'hip hop in Brasile. Perché il messaggio che emanava era che la libertà è essenziale per la creazione e la creatività; e, di conseguenza, la nuova generazione di artisti che ne è scaturita ha inevitabilmente attinto da essa.

Da "La biodiversità è la chiave del nostro futuro"

Intervista di Carlo Pertini, Repubblica.it, 7 dicembre 2018

  • Portoghesi, francesi, polacchi, tedeschi, italiani... Si sono tutti inseriti in un sistema che ci rivela la forza dell'umanità e della natura, entrambe basate sulla diversità come possibilità continua di interscambio tra le diverse parti di un sistema unico. Questo crea interdipendenza ed è dove sta la vera sostenibilità, perché una parte non si regge senza il tutto.
  • Sono originario di Salvador de Bahia, un territorio che incarna tutta la magia brasiliana. Con una metafora mi piace pensare che lo spirito del Brasile sia salito dalle acque di fronte a Salvador de Bahia e materializzato lì. È dove i portoghesi ebbero i primi contatti con gli indios, attraverso la musica. A terra portarono tamburi, strumenti musicali e gli indigeni, incantati, danzarono e suonarono con loro. È un'immagine che incarna lo spirito di integrazione che caratterizza la mia nazione.
  • Non credo alle tradizioni congelate. La formazione plurale e pluralista del Brasile è per noi un vantaggio in questo senso: non possiamo stabilizzare sistemi tradizionali classici com'è avvenuto in Europa. Questo ci fa assumere un atteggiamento differente: per esempio non mi risulta che in Brasile ci siano conflitti tra arabi ed ebrei.
  • La politica deve essere lo spazio della conciliazione. Oggi purtroppo questa funzione fondamentale è stata sequestrata dagli interessi di qualcuno, che riesce a essere presente all'interno dei governi e molto influente sulle loro decisioni.
  • Serve [...] una gastronomia che promuova la produzione locale e anche un'economia di scambio imperniata sulla cooperazione. In molte regioni del Brasile, dare gli strumenti per incentivare la propria produzione avvalendosi di forme distributive locali, è un fatto liberatore che va a stimolare il protagonismo, la voglia di reinventarsi e rafforza l'autogestione. Deve esistere una gastronomia comunitaria, unita a un'agricoltura famigliare. Il sistema mondiale dell'agro-business invece è una macchina che non ha nessun legame con la dimensione umana, è senza facce con cui interagire e senza interessi che si possano definire umani. Vuole il denaro, una ricchezza materiale che non ha nessuna spiritualità. Il cibo e il suo scambio invece richiedono fraternità, cosa che non si trova nelle multinazionali.

Da Gilberto Gil su covid-19: una intervista con un omaggio all'Italia

Intervista di Julio Maria del quotidiano Estadão del 3 aprile 2020, riportato in Glistatigenerali.com, 8 aprile 2020

  • Il carattere sinistro di questa pandemia si traduce in una sensazione di paura e incertezza. Come se fossimo improvvisamente minacciati dalla possibilità di collisione con un grande asteroide: uno spauracchio di distruzione non solo delle nostre vite individuali ma della vita del pianeta.
  • In tutte le situazioni estreme in cui la solidarietà sembra essere obbligatoria (questo è il caso, ora) ci chiediamo se non dovrebbe essere sempre così. E penso che, per ogni disastro, per ogni catastrofe, noi andiamo avanti, di fatto. Tuttavia, non raggiungiamo mai la piena redenzione. Non so perché sia così, ma è così. Penso che questa grande ondata di solidarietà e compassione di oggi depositerà, ancora una volta, i suoi residui positivi nel domani.
  • Sono triste per la sofferenza, il dolore, l'agonia di coloro che muoiono per mancanza di aria. La loro agonia è anche mia: anche io soffoco di lacrime e di commozione.
  • Continuiamo e continueremo ad essere divisi. L'ordine si stabilisce come fluttuazione del caos, come sempre, e stabilendo così nuovi equilibri tra le polarità. Gli uomini di buona volontà continueranno il loro viaggio insieme alla cattiva volontà degli altri. Vedremo se il futuro umano ci riserverò una nuova singolarità che ci riconcilierà definitivamente con il resto della natura e ci garantirà una pace universale duratura.
  • Il presidente si è dimostrato in linea con la cosiddetta strategia di "isolamento verticale". Medici ed economisti dialogando insieme hanno cercato di conciliare i due aspetti. Vale a dire: isolare gli anziani e gli altri gruppi a rischio in un isolamento che ne garantisca la cura, se necessaria, permettendo agli altri gruppi di viaggiare e lavorare, poiché meno a rischio. La sostenibilità di questa politica richiede tempo – e in ciò sta la difficoltà – affinché sia possibile rafforzare il sistema medico-ospedaliero, ottenere medicinali, controllare statisticamente la pandemia e allo stesso tempo garantire un ritorno sicuro al lavoro. È una articolazione che richiede calma, pazienza e fiducia. Allo stato attuale è ancora molto rischioso garantire una certa promiscuità immunologica ai più giovani. Non solo anziani moriranno, dunque.

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