Giardino di Ninfa

orto botanico in Italia

Citazioni sul giardino di Ninfa.

  • Così giungemmo a Ninfa, la leggendaria città rovinata, mezzo sepolta nella palude, con le sue mura, le sue torri, le sue chiese, i suoi chiostri e le sue case coperte di edera. Il suo aspetto è più incantevole di quello di Pompei, le cui case sembrano spettri o mummie sventrate, faticosamente strappate alla lava vulcanica. Sopra Ninfa invece si muove, al soffio del vento, un mare di fiori; ogni muro, ogni chiesa, ogni casa è rivestita d'edera, e su tutte quelle rovine oscillano i purpurei stendardi del dio trionfante della primavera. (Ferdinand Gregorovius)
  • Giardino d'Armida nel cuore delle paludi pontine [...] uno dei più straordinari giardini ornamentali che io conosca nel nostro Paese. La sua eccezionalità sta proprio nella sua unicità qui in Italia: è sicuramente ispirato a modelli anglosassoni, ma pure la varietà delle essenze mediterranee e tropicali è tale che nessun giardino d'Inghilterra è così ricco e così smagliante. [...] luogo che va visitato come un santuario naturalistico, [...] che davvero merita rispetto e religiosa attenzione da parte di quanti hanno il gusto e la sensibilità per luoghi del genere. Miracolosamente vivi e dunque testimonianza di cosa possa essere una Natura amata e rispettata. (Cesare de Seta)
  • In qualunque altro Paese la rovine di Ninfa sarebbero soltanto un monumento del passato, interessante agli occhi di storici e archeologi. La natura del Lazio ne ha fatto un autentico prodigio. Gli affreschi sbiaditi delle chiese, i volti spenti di santi e angeli avevano acquisito un significato particolare grazie all'erba e ai fiori che li decorano. L'edera verde scuro conferiva un fascino romantico alle finestre gotiche e alle absidi bizantine. La potenza primigenia, la forza vegetale dell'antica terra del Lazio in nessun posto si percepisce così chiaramente quanto qui. [...] Nel silenzio che regna sulle rovine di Ninfa emerge lo sforzo enorme di quest'opera di assorbimento, inaccessibile e lenta per la nostra coscienza. (Pavel Muratov)
  • Indebolire, fiaccare la presenza autoritaria e univoca dell'io, del proprio egocentrismo, per iniziare a respirare le cose così come sono, il mondo com'è fuori da noi.
    È un percorso di accrescimento e profondità che, schematicamente, possiamo vivere anche in un giardino. E quale luogo migliore di Ninfa, dove la storia dell'umanità ha fatto passi indietro e poi ha iniziato a intrecciarsi con la natura animata? (Tiziano Fratus)
  • Luogo extraterritoriale ed extratemporale. (Cesare Brandi)
  • Mi stavo sciogliendo in lacrime davanti alle meste camelie che crescono all'ombra di Santa Maria – una delle sette chiese di Ninfa, testimone dei peggiori massacri, l'angolo senza dubbio più fosco del giardino – quando mi resi conto di aver intuito, per folgorazione, il quid che rende unica la bellezza di Ninfa.
    Non è frutto, questa bellezza, di un gratuito miracolo della Natura, ma di lunga, sepolcrale catarsi. Le camelie più delicate nascono dal terreno macerato da secoli d'ossa frantumate da guerre fratricide. L'altissimo pioppo nero benedice il ponticello di pietra che ha visto fratelli nemici versarsi l'uno addosso all'altro pece e olio bollenti.
    Il giardino che di giorno seduce i visitatori, è, di notte, denso d'ombre che pesano, dopo secoli, sulle rovine guastate dall'odio.
    La bellezza di Ninfa è quella terribile che nasce dalla sofferenza, è la faticata alchimia che trasforma la pena in perfetta letizia. È la bellezza donata da Michele, a fil di spada, che ancora gronda sangue, ma tramutato in oro. La Bellezza di Ninfa è dolore purificato. (Grazia Francescato)
  • Non esiste, non può esistere una città morta che sia più ardente, vitale di questa: non può esistere un luogo dove il tempo si sia fermato come nel Paradiso terrestre, sicché ti senti sempre in colpa a camminare su quell'erba fiorita, sciuperai qualcosa, rintuzzerai il bulbo prezioso: un angelo infine verrà, con la spada, a ricacciarti nella terra di tutti. (Cesare Brandi)
  • Perché dell'avvenire cui si assume esitante | ancora la mia vita verrà un riso? Oh distante | isola del passato, là, che chiama, che invita! | Quel suo lume non è il tuo, morte, intriso e tremante. (Giorgio Bassani)
  • Quel parco è uno dei luoghi più belli del Lazio; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del Boccaccio, che un negromante fa sorgere in una notte. (Guido Piovene)
Il Giardino di Ninfa

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