Apri il menu principale

Friedrich-Albert Lange

filosofo, sociologo e giornalista tedesco
Friedrich-Albert Lange

Friedrich-Albert Lange (1828 – 1875), filosofo, sociologo e giornalista tedesco.

Storia critica del materialismoModifica

IncipitModifica

Il Materialismo è così antico come la filosofia, ma non è più antico di essa. La concezione delle cose che naturalmente domina nei periodi più antichi della civiltà non si solleva sopra le contraddizioni del dualismo e delle forme fantastiche della personificazione. I primi saggi tentati per liberarsi da queste contraddizioni, per acquistare una visione sistematica del mondo e per sfuggire alle illusioni ordinarie dei sensi conducono direttamente nel dominio della filosofia; e fra quei primi saggi, il Materialismo ha già il suo posto.
Ma da quando il pensiero comincia a procedere logicamente, esso entra in lotta coi dati tradizionali della religione. Questa ha le sue radici nelle concezioni essenziali più antiche, più grossolane, più contradditorie, che la folla ignorante non cessa di riprodurre con una forza irresistibile.

CitazioniModifica

  • Mentre Cartesio si dava sempre l'aria di conciliare la scienza con la religione, Bayle si sforzò di metterne in luce le differenze. Nel suo celebre Dizionario storico e critico, come fa notare Voltaire, egli non inserì una sola linea che attaccasse apertamente il cristianesimo; in compenso, non scrisse una sola linea che non avesse lo scopo di svegliare dubbi. Quando la ragione e la rivelazione si trovavano in disaccordo, egli pareva dichiararsi in favore della seconda, ma la frase era foggiata in modo da lasciare al lettore l'impressione opposta. (vol. 1, p. 303)
  • Voltaire non voleva essere materialista. In lui fermenta evidentemente un'idea vaga ed incosciente della teoria di Kant, quando ripete a molte riprese quest'asserzione così espressiva: «Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo». Noi domandiamo l'esistenza di Dio come fondamento della morale pratica, insegna Kant. Se Bayle, che credeva alla possibilità di uno Stato ateo, avesse avuto, diceva Voltaire, cinque o seicento contadini da governare, avrebbe ben presto fatto predicare l'idea di una giustizia divina. Togliendo a quest'idea la sua corteccia frivola, si vedrà che nell'opinione reale di Voltaire la credenza in Dio è indispensabile per il mantenimento delle virtù e della giustizia. (vol. 1, p. 309)
  • Feuerbach non giunse mai a possedere una logica chiara. Il nerbo della sua filosofia rimase, come dovunque all'epoca idealista, la divinazione. Un «conseguentemente» in Feuerbach non contiene, come in Schelling e Kant e Herbart, il significato di una conclusione reale o semplicemente intenzionale: quella parola indica soltanto, come in Hegel, uno slancio che il pensiero si propone di prendere. Il suo sistema ondeggia dunque pure in un'oscurità mistica, non abbastanza rischiarata dal tono accentuato con cui Feuerbach parla del mondo sensibile e dell'evidenza. (vol. 2, p. 94)
  • In una famosa opera intitolata L'Unico e la sua proprietà (1845), Max Stirner giunse fino a respingere ogni idea morale. Tutto ciò che in un modo qualsiasi, sia come potenza esterna, sia come semplice idea, si colloca più in su dell'individuo e del suo capriccio, è respinto da Stirner come un odioso limite dell'«io» per opera dell'«io» stesso. (vol. 2, p. 103)
  • La Germania è il solo paese del mondo in cui il farmacista non può preparare una medicina senza interrogare sé stesso sulla correlazione della propria attività col complesso dell'universo. (vol. 2, p. 111)
  • Il «sistema» di Czolbe[1] era viziato da molti difetti incurabili; ma l'autore di esso fece prova nel corso della sua vita di una morale pura e solida. Egli lavorò senza riposo a perfezionare la sua concezione del mondo, e sebbene avesse abbandonato assai per tempo il materialismo preso nel suo senso più rigoroso, rimase costantemente fedele al suo principio che il mondo dato basta, e che ogni soprasensibile deve essere proscritto. (vol. 2, p. 138)
  • [...], egli [Czolbe] riconobbe assai di buon'ora che il meccanismo degli atomi e la sensazione costituiscono due principii distinti; quindi non esitò a introdurre nella sua concezione dell'universo la conseguenza di quell'ammissione, poiché essa non era punto in disaccordo col suo principio morale. Egli ammette dunque, in un'opera pubblicata nel 1865 e intitolata: Limite e origine della conoscenza umana, una specie di «anima del mondo», composta di sensazioni invariabilmente unite alle vibrazioni degli atomi, che si condensano per produrre l'effetto d'insieme della vita e dell'anima. A quei due principii, egli ne aggiunge un terzo: le forme organiche fondamentali, composte di gruppi di atomi solidamente legati gli uni agli altri dall'eternità e col cui concorso si possono spiegare gli organismi nel meccanismo dei fatti. Si comprende come con simili opinioni Czolbe non abbia potuto valersi della dottrina di Darwin. Egli riconosceva che il principio di Darwin spiega ingegnosamente e felicemente certe modificazioni nello stato degli organismi; ma non poteva far sua la teoria della discendenza. (vol. 2, p. 139)

NoteModifica

  1. Il sensualismo.

BibliografiaModifica

  • Friedrich-Albert Lange, Storia critica del materialismo, prima edizione italiana, traduzione di Angelo Treves, vol. 1 e vol. 2, Libreria Editrice Monanni, Milano, 1932.

Altri progettiModifica