Francesco Borromini

architetto italo-svizzero

Francesco Borromini, pseudonimo di Francesco Castelli (1599 – 1667), architetto italiano.

Francesco Borromini (circa 1630)

Citazioni di Francesco BorrominiModifica

  • Chi segue altri non gli va mai inanzi. Ed io al certo non mi sarei posto a questa professione col fine d'esser solo copista. (da Opus architectonicum, a cura di Maurizio De Benedictis, De Rubeis, 1993)

Citazioni su Francesco BorrominiModifica

  • Ai modi a ai moduli spesso stancati del Manierismo reagì pure il vero genio dell'architettura barocca: il ticinese Francesco Borromini.
    Egli non possiede la ricca e duttile versatilità né la mondana capacità di organizzazione e di sintesi culturale del Bernini; tuttavia è in lui una genialità più lineare e profonda, più diretta e radicale, come pure la sua religiosità è meno politica e accomodata al mondo, che non quella del Bernini e di molti suoi altolocati contemporanei, ed è più interiormente ardente e consumata. (Dino Formaggio)
  • In quanto poi al candore delle pareti [della rinnovata basilica di San Giovanni in Laterano] bisogna riflettere che quello fu un canone costante del Borromino[1] e tale lo troviamo nella chiesa di San Carlino[2], come nell'Oratorio dei Filippini, nella cappella di Propaganda Fide come in Santa Agnese al Circo Agonale che sarebbe rimasta anch'essa bianchissima se i decoratori chiamati a compierla dopo la sua morte non vi avessero aggiunto quelle dorature e quelle colonne di Cottanello[3] che non erano certo nel suo disegno. Perché il bianco delle pareti e delle cupole fu così caratteristico nell'opera sua, che tutto il settecento ne sarà suggestionato. (Diego Angeli)
  • [Il giovane Borromini] Scontroso, timido, taciturno, i suoi unici compagni erano il marmo, il bulino e il martello. Non si concedeva svaghi e passava tutto il tempo fra cornici e scalini, stipi e balaustre, statue e colonne. (Indro Montanelli e Roberto Gervaso)
  • Una notte d'estate del 1667, non riuscendo a prendere sonno, Francesco afferrò la spada e si trapassò da parte a parte come un samurai. Vani furono i tentativi di salvarlo. Il giorno dopo morì dissanguato, e con lui scomparve uno dei grandi maestri del barocco. Il più grande, forse, dopo il grandissimo Bernini. (Indro Montanelli e Roberto Gervaso)

Francesco MiliziaModifica

  • [Buonarroti] Fu il precursore delle follie del Borromini, il quale anche architettò in Roma, o vi disarchitettò. Il Borromini non fu che una conseguenza di Michelangelo.
  • Il Borromini in architettura, il Bernini in scultura, Pietro da Cortona in pittura, il cavalier Marini in poesia, sono peste del gusto. Peste ch'ha appestato un gran numero di artisti. Non v'è male, da cui non si possa trarre del bene. È bene veder quelle loro opere e abbominarle. Servono per sapere quel che non si deve fare. Vanno riguardate come i delinquenti che soffrono le pene delle loro iniquità per istruzione de' ragionevoli.
  • Il Borromini portò la bizzarria al più alto grado del delirio. Deformò ogni forma, mutilò frontespizi, rovesciò volute, tagliò angoli, ondulò architravi e cornicioni, e profuse cartocci, lumache, mensole, zigzag, e meschinità d'ogni sorta. L'architettura borrominesca è un'architettura alla rovescia. Non è architettura, è una scarabattoleria d'ebanista fantastico.

Antonio MuñozModifica

  • Il grande rivoluzionario dell'architettura, l'artista ricco di pensiero, che in ogni sua opera accumulò con inesauribile vena motivi nuovi e originali, che si inseguono e si accavallano, come le immagini nella poesia del cavalier Marino[4], ebbe umilissimi principii: fino a trent'anni fu semplice scalpellino.
  • Mentre gli storici dell'arte continuano ad affannarsi intorno a certi maestri del Quattrocento che l'Oblio giustamente aveva fatto cadere nell'ombra, mentre vengono riesumate le opere dei più poveri untorelli del così detto secolo d'oro[5], ci sono figure di purissimi genii, vissuti in altre età, che ci restano quasi ignote. Così Francesco Borromini, il grande rinnovatore dell'architettura del Seicento, il cui influsso da Roma si propagò dapprima rapidamente in tutta Italia, e poi in ogni parte dell'Europa cattolica, è ancora un dimenticato: i più ne parlano con disprezzo, perpetuando il giudizio parziale del Milizia[6] e della scuola neoclassica, ma mostrano evidentemente di non conoscerlo; altri invece lo esaltano, ma non lo conoscono in realtà neppur essi.
  • Senza conoscere, e bene, la storia dell'architettura del Seicento in Italia, è impossibile valutare con esattezza l'arte di Francesco Borromini, intendere la vasta rivoluzione che essa ha esercitato, misurare i confini di spazio e di tempo del suo influsso. Quando si approfondiscano le ricerche e si eserciti l'indagine sull'arte barocca, si riconosce che quest'influsso è stato immenso, quale forse nessun altro maestro esercitò mai, perché se Giotto e Michelangelo hanno dominato un intiero secolo, questo fu il loro, mentre Borromini ci appare come un precursore: egli muore nel 1667, ma le derivazioni dell'arte sua sono quasi tutte del secolo successivo; il Settecento in Italia e fuori si può quasi definire come scuola borrominiana, e ci sono opere del maestro che a prima vista si direbbero settecentesche.

Rudolf WittkowerModifica

  • Borromini conciliò in questa chiesa [di San Carlo alle Quattro Fontane] tre differenti tipi di struttura: la zona più bassa ondulata, la cui origine si trova in piante tardoantiche come il salone a cupola della piazza d'oro nella Villa Adriana presso Tivoli; la zona intermedia dei pennacchi che deriva dalla pianta a croce greca; e la cupola ovale che, secondo la tradizione, dovrebbe ergersi su una pianta della stessa forma. Oggidì è difficile valutare in pieno l'audacia e la libertà nel maneggiare tre strutture genericamente diverse in modo tale che esse appaiono fuse in un insieme infinitamente suggestivo.
  • Quando Bernini parlò a Parigi di Borromini, furono tutti d'accordo, secondo il signor di Chantelou[7], che la sua architettura era stravagante e in stridente contrasto con la procedura normale; mentre il disegno di un edificio, si argomentava, di solito era in rapporto alle proporzioni del corpo umano, Borromini aveva rotto questa tradizione ed eretto fantastiche («chimeriche») strutture. In altre parole, questi critici sostenevano che il Borromini aveva gettato a mare il concetto classico antropomorfico dell'architettura che dai tempi di Brunelleschi era stato implicitamente accettato.
  • Sant'Ivo va considerato il capolavoro del Borromini, dove il suo stile raggiunse il culmine e dove egli azionò tutti i registri di cui disponeva. In confronto, le sue costruzioni precedenti o posteriori, ecclesiastiche o laiche spesso sono sciupate perché sono incomplete o perché egli era ostacolato da difficoltà del terreno o dalla necessità di adattarsi a strutture già esistenti.

NoteModifica

  1. Leggi Borromini.
  2. San Carlo alle Quattro Fontane, chiamata popolarmente San Carlino per le esigue dimensioni.
  3. Marmo rosso di Cottanello.
  4. Giovan Battista Marino (1569–1625), massimo esponente della poesia barocca in Italia.
  5. Il Cinquecento.
  6. Francesco Milizia (1725-1798), scrittore d'arte e teorico del neoclassicismo.
  7. Paul Fréart de Chantelou (1609-1694), collezionista d'arte e ingegnere militare francese.

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