Francesca D'Aloja

scrittrice, attrice e regista italiana

Francesca D'Aloja (1963 – vivente), scrittrice, attrice e regista italiana.

Citazioni di Francesca D'Aloja

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  • Costava dieci volte una Rolls Royce, allora l'auto più lussuosa sul mercato. Naturalmente si rivelò un flop. Dei sei modelli ne furono venduti soltanto tre, gli altri rimasero proprietà della famiglia. Ma nella mente di Ettore la Bugatti Royale fu l'espressione culminante del suo ingegno, un sogno che si era potuto permettere di realizzare, lontano da ogni considerazione terrena. La più bella automobile del mondo era opera sua, solo questo contava.[1]
  • Dello scultore Rembrandt Bugatti avrei voluto sapere tante cose, tutto ciò che nessuno ha mai saputo. Nella sua breve esistenza in pochi hanno davvero capito chi fosse. Le uniche creature a cui rivelò tutto se stesso furono gli animali, i soli con cui si sentiva a suo agio, e in pace. Con i suoi simili Rembrandt aveva poca confidenza, e tranne l'adorato fratello Ettore, e la cognata, non sentiva il bisogno di frequentare nessuno.[1]
  • [Sulla Bugatti Tipo 41 Royale] Destinata a principi e regnanti (da qui il suo nome), la Royale poteva considerarsi, a tutti gli effetti il non plus ultra della follia visionaria. Dotata del più grande motore mai costruito (un metro e mezzo di lunghezza e uno di altezza), da un paraurti all'altro misurava quasi sei metri e raggiungeva un peso di oltre due tonnellate e mezzo. Ne furono prodotti soltanto sei esemplari, ciascuno con carrozzeria e interni personalizzati ideati da Jean (dal velluto color pavone ai tessuti più pregiati in circolazione.[1]
  • Dieci anni dopo il suicidio di Rembrandt, il marchio automobilistico Bugatti ha raggiunto il suo vertice. I modelli concepiti da Ettore uniscono design raffinato a prestazioni tecniche impareggiabili che li portano a conquistare il podio di tutte le gare automobilistiche dell'epoca (primato tutt'oggi insuperato). La produzione si espande nella progettazione di aerei, treni ad alta velocità, barche. Ma anche strumenti chirurgici innovativi, rasoi elettrici, sedie da dentista, biciclette da corsa...[1]
  • [...] è questo ciò che faceva Rembrandt Bugatti, milanese trapiantato a Parigi: fissava gli animali. Ne scrutava i movimenti, studiava il loro comportamento per ore fino a quando non si accendeva una scintilla. Solo allora sollevava il coperchio della valigetta, ne estraeva gli attrezzi del mestiere, fil di ferro e plastilina, e cominciava freneticamente a plasmare la materia con le grandi mani, fino a darle la forma di una scimmia, di una giraffa, di uno zebù.[1]
  • [Su Guido Keller] È talmente bravo da guadagnarsi il titolo di comandante della famosa squadriglia di Francesco Baracca, gli Assi (lui sarà l'asso di cuori), ma nonostante il ruolo che ricopre si ostina a disdegnare la disciplina: non indossa la divisa, preferisce volare in pigiama, calzando babbucce orientali. Sul capo, un fez da bersagliere da cui pende mezzo metro di spago con un fiocco annodato all'estremità, e come co-pilota un teschio dal quale non si separa mai.[2]
  • Fu mia madre, arredatrice col pallino del Liberty e progettista anch'essa di mobili zoomorfi, a farmi conoscere Carlo Bugatti, mostrandomi delle fotografie delle sue creazioni. All'epoca non ne capii la grandezza, mi sembravano assurde, inutilizzabili. A fuorviarmi erano le definizioni delle didascalie: tavolo, sedia, armadio. Nomi di oggetti comuni applicati a manufatti che di comune non avevano nulla, non soltanto nelle forme (asimmetriche, sproporzionate) ma nei materiali utilizzati: legni esotici e pergamena, intarsi di madreperla, gusci di noce, osso, avorio ed ebano, e poi nappe, corde, ferro e rame, ottone e peltro.[1]
  • [Su Ettore Bugatti] Giulio Prinetti, produttore di veicoli da corsa, scopre l'abilità del quattordicenne Ettore dopo averlo visto modificare con le sue mani un triciclo a motore. Tre anni dopo lo invita a lavorare nella sua officina e nel giro di poche settimane l'apprendista concepisce un triciclo da corsa bimotore. A 18 anni partecipa come pilota a una corsa e arriva secondo. A 19 anni realizza la sua prima auto, la Bugatti Type 2, talmente bella che viene esposta al salone internazionale di Milano dove viene notata dal ricchissimo barone De Dietrich, costruttore di automobili, che si entusiasma al punto di proporre a Ettore l'incarico di disegnatore progettista nella sua fabbrica in Alsazia.[1]
  • Guido Keller von Kellerer, nato a Milano nel 1892, discende da una nobile famiglia elvetica. Sin da ragazzo si dimostra refrattario alla disciplina, i genitori tentano di irregimentarlo iscrivendolo in un collegio svizzero da cui sarà presto espulso. È attratto dalla filosofia, dalla letteratura, dall'arte e lo terrorizzano l'ozio, la noia e la vita borghese. Vuole, prima di ogni altra cosa, sentirsi libero. Come gli uccelli. Così decide di volare.[2]
  • Il dolore produce una quantità di cose, e fra queste trova spazio anche la bellezza. Le persone che hanno conosciuto il dolore hanno sempre qualcosa in più e la bellezza che riconosciamo nel loro sguardo non è soltanto il prodotto della loro esperienza ma anche del valore che noi diamo a quell'esperienza. Le più belle immagini femminili ritratte hanno sempre gli occhi velati di pianto... Cosa c'è di più bello di una Madonna addolorata?[3]
  • Il genio di Ettore Bugatti, riconosciuto in tutto il mondo, non solo non si esaurisce, ma si tramanda: il figlio Jean eredita la stessa visionarietà e lo stesso talento del padre (a detta di molti addirittura lo supera). Precoce come i suoi predecessori, Jean si distingue soprattutto nell'estetica: le carrozzerie da lui disegnate sono forse le più belle di tutta la produzione. Con l'aiuto di Jean, Ettore può permettersi di puntare davvero in alto, arrivando a realizzare un'automobile che verrà ricordata come il più pazzesco investimento della storia dell'automobilismo: la Bugatti Royale, il veicolo più lussuoso di tutti i tempi.[1]
  • Il perdono non è mai semplice e comunque nell'atto del perdono sono io che decido, mentre essere perdonati dipende dalla decisione altrui che a volte tarda ad arrivare o non arriva mai, malgrado il nostro impegno nel volerlo ottenere. Dal mio punto di vista considero l'oblio più praticabile del perdono. Posso dimenticare ma ciò non conduce necessariamente a un perdono. Mi riferisco ovviamente a faccende serie. Ritengo che alcune azioni non meritino alcun tipo di perdono.[3]
  • [...] in Svizzera insieme allo zio Segantini, Rembrandt realizza la sua prima opera in bronzo. Il soggetto, una mucca, inaugurerà una lunga serie di animali. Basterà questa prima prova a convincere il famoso scultore Hébrard, proprietario della più importante fonderia di Parigi: vuole avere l'esclusiva sull'artista diciassettenne.[1]
  • Non mentiva Carlo Bugatti nel considerarsi unico, le sue creazioni, pur inserite nell'estetica Art Nouveau, ne superavano i precetti, andavano oltre: "Fu il primo, in Italia, a creare, e non solo a sognare, un moderno stile nell'arredamento", si disse di lui. La sua fama ben presto si accresce, espone a Londra, a Parigi, dove decide di trasferirsi assieme alla famiglia. Chiude la Fabbrica Monili Artistici Fantasia (che nome meraviglioso) e apre un nuovo laboratorio a Parigi allargando la sua produzione a gioielli e oggetti d'arte.[1]
  • Quando si pensa o si pronuncia il nome Bugatti, viene spontaneo utilizzare l'articolo plurale femminile. Le Bugatti, le mitiche, inarrivabili, automobili. Ma l'articolo corretto sarebbe invece I Bugatti. Già, perché i componenti di quella famiglia sono proprio come le celebri automobili: mitici e inarrivabili. A cominciare da Carlo, il capostipite. L'eclettico scultore, architetto, pittore, incisore, inventore di strumenti musicali, ma soprattutto ebanista creatore di mobili stravaganti, oggi esposti nei più importanti musei del mondo. Un anticonformista che fece dell'estetica una ragione di vita, quando ancora era possibile dedicare la vita intera alla bellezza.[1]
  • Una fuga non è necessariamente un andare altrove, anche se a volte “prendere le distanze” non soltanto da sé ma da ciò che ci circonda può aiutarci a ritrovare un centro. Ma quando le risorse a nostra disposizione per ristabilire un equilibrio non sono sufficienti allora è meglio affidarsi al tempo. Imparare ad attendere è di per sé una risorsa. L'inazione può essere più efficace dell'azione in certi casi perché il tempo, inesorabilmente, lenisce e cura.[3]

La sconosciuta della Senna

Il Foglio Quotidiano, 10 settembre 2022

  • Torniamo indietro di qualche anno, fine Ottocento. Il cadavere di una ragazza viene ripescato nelle acque della Senna. Nessuno sa di chi si tratti, non risultano denunce di scomparsa. La giovane viene trasportata all'obitorio e distesa su un blocco di ghiaccio. Secondo i costumi dell'epoca, la ragazza senza nome, insieme ad altri corpi di annegati, sarà esposta al pubblico per facilitare un possibile riconoscimento, un macabro spettacolo che scatena la morbosa curiosità di uomini, donne e bambini.
  • Malgrado la permanenza in acqua, il cadavere della fanciulla è incredibilmente intatto, e ciò fa presumere un suicidio compiuto poco prima del ritrovamento: ma quel che più impressiona è l'espressione del suo volto, sereno e sorridente, quasi che la violenza dell'evento, anziché intaccarne la grazia l'avesse al contrario sublimata. Il corpo della sconosciuta non viene reclamato da anima viva, si deve quindi procedere alla sepoltura. Ma prima che ciò avvenga, un addetto della Morgue, affascinato da quel volto, decide di immortalarne i tratti in una maschera mortuaria, pratica alquanto diffusa nel XIX secolo.
  • Al di là della bellezza dei tratti, è proprio quel sorriso indecifrabile e contraddittorio a incuriosire, a suscitare ogni genere di congettura. Tutti vogliono sapere chi mai fosse la ragazza, ma più di ogni altra cosa vogliono capire cosa abbia acceso quel sorriso in cui gli occhi si spegnevano. Vogliono sapere quello che solo lei sapeva.
  • Peter Safar, un anestesista austriaco, stava sperimentando una tecnica di rianimazione oggi universalmente riconosciuta: la respirazione bocca a bocca, quell'intervento di ventilazione forzata praticata sul corpo di una persona che a seguito di un trauma non riesce a respirare autonomamente. Safar aveva scoperto il modo più semplice ed efficace per scongiurare la morte senza il bisogno di ricorrere a sofisticate strumentazioni: bastava premere le labbra sulla bocca della vittima e soffiare aria nei suoi polmoni. Un bacio salvifico che ha permesso a milioni di persone di sopravvivere.
  • Per quanto semplice, il metodo richiedeva l'apprendimento di una pratica per la quale era necessario un manichino che fungesse da paziente virtuale. Safar pensa allora di rivolgersi a un produttore di bambole, il norvegese Asmund Laerdal, che aveva introdotto un nuovo materiale, più duttile e morbido, nella realizzazione dei suoi giocattoli.
  • Si decise che il manichino dovesse avere "rassicuranti tratti femminili", e a Laerdal venne in mente un oggetto che da ragazzo aveva visto appeso su un muro a casa dei nonni, la riproduzione in gesso del volto di una ragazza sorridente... La sconosciuta della Senna era arrivata anche in Norvegia, ma Asmund Laerdal, colpito dal suo sorriso, non poteva sapere che si trattava della maschera mortuaria di un'annegata, l'annegata più famosa al mondo. Da quando è stata progettata, ormai più di cinquant'anni fa, Resusci Anne (così è stata battezzata) ha offerto le sue labbra a oltre trecento milioni di persone che hanno imparato, soffiando sulla sua bocca, il metodo Cpr (cardiopulmonary resuscitation) [...]. La maschera mortuaria è diventata così un simbolo della vita, e a questo punto poco importa sapere chi fosse la Sconosciuta della Senna, o se sia davvero esistita.

Incipit di Il sogno cattivo

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Penelope si infilò il cappotto, si attorcigliò la sciarpa che Margherita aveva dimenticato cinque mesi prima e si sparò il Vicks Sinex su per il naso, due spruzzi per parte, era raffreddata e faceva un freddo cane. Maledì il Boxer che come al solito aveva la candela sporca e non partiva, e finalmente, dopo pedalate e spari, si catapultò all'appuntamento.
Non la riconobbe subito, riconobbe i vestiti: i jeans comprati insieme da Pietro il Fichissimo, le Adidas a strisce rosse, la giacca a vento verde militare, nella quale, adesso, galleggiava.
Era uno scheletro.

  1. a b c d e f g h i j k Da Elefanti, asini e altri animali. Il bestiario che svelò il genio Bugatti. Suo padre era un famoso designer, fratello e nipote crearono le auto più belle e veloci. Ma il destino di Rembrandt Bugatti era tra le gabbie del giardino zoologico. Fu la quintessenza del genio italico, Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2014.
  2. a b Da L'audace vita di Guido Keller, il pilota più pazzo del mondo, Il Foglio Quotidiano, 22 aprile 2023.
  3. a b c Dall'intervista di Federica Tronconi, Cuore, sopporta: intervista a Francesca d'Aloja, UltimaRiga.it, 5 giugno 2018.

Bibliografia

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  • Francesca D'Aloja, Il sogno cattivo, Mondadori, Milano, 2006. ISBN 8804552832

Filmografia

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Attrice

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Altri progetti

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