Frances Winwar, pseudonimo di Francesca Vinciguerra (1900-1985), scrittrice e biografa statunitense di origine italiana.

L'ultimo amore di Camilla

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[Franz Liszt] Il grand'uomo, inchinandosi leggermente, si fece strada tra la folla, fendendola come chi nuota contro corrente, e si diresse verso la vettura. Il vento autunnale gli arruffava la lunga capigliatura castana. Tutti applaudivano e acclamavano, le voci femminili levandosi in acute modulazioni di flauto contro il basso continuo degli uomini.
Gli applausi facevano fremere il grand'uomo più di qualsiasi altro suono, che non fosse naturalmente la voce d'una principessa che gli parlasse d'amore, o la musica che le sue magiche mani sapevano sprigionare. Quelle mani erano accuratamente protette da guanti di vitello color zenzero ed egli le teneva incrociate sul petto come per difenderle. La tournée di concerti in Germania era stata un vero trionfo.
Salì i due gradini d'un balzo. Il predellino venne rimosso, la portiera dorata fu chiusa, e il pallido volto del grand'uomo apparve incorniciato ancor più affascinante dietro il cristallo del finestrino. La folla gli lanciò un clamoroso addio, e i sei cavalli bianchi si scossero fra le stanghe, agitando le belle criniere.
Decisamente Berlino, l'incontentabile e difficile Berlino, era sua, conquistata con la potenza della sua arte.

Citazioni

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  • «Ah! Lettere, sempre lettere!» sospirò Liszt. «Che fortuna sarebbe, Marcello, riceverle senza doverle ricambiare...» (p. 7)
  • [Marcello Arnaud] Un uomo può tradire la moglie, ma essere infedele alla propria amante è davvero imperdonabile. (p. 7)
  • «È assurdo. Tutta questa faccenda è assurda!» gridò Liszt. «Non sono mai stato innamorato di Lola. Era Byron che amavo in lei, il divino Byron» (p. 7)
  • Duplessis. Decisamente un nome che lasciava perplessi... (p. 17)
  • [Franz Liszt] Con l'anima in tumulto aveva iniziato la stesura della "Danza Macabra", in un nuovo idioma musicale, fantastico, violento, pieno di dissonanze e di note contrastanti, che al piano producevano un effetto magico, mentre il tetro tema del "Dies Irae" dominava l'orchestra come la presenza stessa della Morte. (p. 18)
  • Avete osservato monsieur Lizt, la grande popolarità della camelia? È il suo fiore. Fu lei a metterlo in luce. Infatti da madame Barjon la chiamano "la signora delle camelie". Ne compera un'infinità, ed ora il nome è diventato più famoso del fiore. (p. 20)
  • «Sono Alfonsina Plessis» disse con un tono sommesso e uniforme. «Mio padre era un bruto e mia madre una santa. Iddio mi ha dato la bellezza e io la vendo.» (p. 66)
  • «Quelli che vengono qui, tutti all'infuori di uno, vogliono il mio corpo. Io lo concedo e nulla più. Non siete venuto per questo monsieur Lizt? Sono stata più generosa con voi che con gli altri. Vi ho mostrato la merce prima di lasciarvela acquistare... e voi non la desiderate.» (p. 66)
  • "Una donna è come un fiore, madamoiselle. Senza la pioggia dell'amore avvizzisce." (p. 93)
  • Se l'amore non fosse incantesimo, sarebbe senza dubbio pazzia. (p. 97)

Bibliografia

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  • Frances Winwar, L'ultimo amore di Camilla (The last love of Camille), traduzione di Bianca Maria Talice, B.E.M., 1955.

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