Ernesto Nathan

politico italiano e sindaco di Roma

Ernesto Nathan (1845 – 1921), politico italiano, sindaco di Roma dal 1907 al 1913.

Ernesto Nathan

Citazioni di Ernesto NathanModifica

  • In nome della Massoneria italiana, aborrente da ogni delitto, singolarmente dalla scellerata aberrazione dell'assassinio politico, violatrice della legge morale, della santità della vita umana e barriera di stolta ferocia ad ogni legittimo progresso, in nome dell'Associazione, che nel patriottismo attinge norme ai suoi fini umanitari, voglia esprimere alla famiglia Reale il nostro raccapriccio, il nostro profondo dolore per l'efferato assassinio che ha troncato la vita allo sposo ed al padre, al Capo dello Stato, al Re d'Italia.[1]
  • Si dice che siamo profanatori di ogni religione, di ogni coscienza: è una menzogna. La tradizione massonica, svoltasi attraverso i secoli dalla più fitta notte dei tempi, ha raccolti i veri divulgati da tutti le religioni, rivelati dalla scienza, per estrinsecarli, propugnarli e diffonderli nell'umanità. La Massoneria accoglie tutte le religioni, senza adottarne alcuna: affratella gli uomini di ogni credenza che seguono la legge eterna dell'infinito progresso, e vogliono attuarlo su questa terra: qui la sua missione: qui il vasto campo all'opera sua: alla coscienza di ogni Fratello il sollevarsi sulle ali della fede e penetrare i misteri dell'al di là.[2]

Citazioni su Ernesto NathanModifica

  • Nocque al Nathan il tono profetico col quale resse il Campidoglio, l'atteggiamento di ostentato antagonismo all'autorità spirituale del vescovo di Roma, la dichiarata identificazione con una fazione. Doveva quindi riuscire facile per i portatori degli ingenti interessi (specie quelli speculativi sulle aree da costruzione) da lui colpiti manipolare i legittimi sentimenti di altri settori elettorali e travolgerlo nel 1913. (Armando Ravaglioli)

NoteModifica

  1. Lettera inviata il 30 luglio 1900 al Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Saracco, in qualità di Gran maestro della massoneria italiana, dopo l'assassinio di Umberto I. Citato in Ulisse Bacci, Il libro del massone italiano, Editrice Vita nova, Roma, 19222, p. 530.
  2. Lettera inviata il 12 luglio 1896, in qualità di nuovo Gran maestro, alle Logge massoniche. Citato in Ulisse Bacci, Il libro del massone italiano, ibid., p. 427.

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