Elisabetta di Baviera

imperatrice consorte d'Austria e regina consorte d'Ungheria (1837-1898)
(Reindirizzamento da Elisabetta d'Austria)

Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach, passata alla storia con il soprannome di Principessa Sissi (1837 – 1898), imperatrice austro-ungarica, duchessa in Baviera, imperatrice d'Austria (1854 – 1898) e regina di Ungheria (1867 – 1898).

Sissi in un famoso dipinto di Winterhalter (1865)

Citazioni di Elisabetta di Baviera

modifica
  • Cosa volete pretendere da Francesco Giuseppe? Non è altro che un furiere.[1]
  • La sorte è decisa, | ahi! Riccardo non è più. | Le campane suonano a morto... | Oh, abbi pietà, Signore! | Si affaccia alla sua finestrella | la fanciulla dai riccioli biondi. | Persino gli spettri si commuovono | all'angoscia del suo cuore.[2] [Poesia scritta dopo la morte di Richard S.]

Citato in Catherine Clément, Il valzer incompiuto

(La valse inachevée), traduzione di Sandro Toni, CDE, 1998.

  • Non voglio amore | non voglio vino | il primo mi fa soffrire | il secondo vomitare.
  • Vorrei essere lasciata in pace, | un po' tranquilla insomma | perché in verità sono | soltanto un essere umano simile a voi.
  • L'ora della tentazione è suonata | e vile come un cane son tornata.
  • La mia anima sospira, esulta, piange | questa notte era unita alla tua | ... e soddisfatta ha un brivido, trema ancora.
  • Ma l'amore vuole libertà | poter andare, poter venire | un castello sarebbe un'alleanza | quando l'amore è soprattutto erranza.
  • Sei partito, mi sei davvero sfuggito | chi ti avrà mai strappato a me così di colpo? | Vuoi guarire dalla folle febbre selvaggia | vuoi sfuggire il suolo in cui mi trovo?
  • Il povero popolo suda | e con fatica lavora i campi. | Invano... Come al solito gli porteranno via | subito i soldi, | poiché sono cari, i cannoni! | E ce ne vorranno tanti e poi tanti | soprattutto di questi tempi | con tali poste in gioco... | se i re non esistessero, chissà, | nemmeno le guerre esisterebbero più | e la si farebbe finita con l'avidità assetata | a seconda delle battaglie, e della vittoria.
  • O cari popoli di questo vasto Impero | come vi ammiro in segreto! | Offrite il vostro sangue, il vostro sudore | per nutrire questa depravata genia!
  • Io, povera lepre stremata, | ho bisogno di riposo, smettetela! | fino a che non suoni il corno | resterò qui, senza muovermi | distenderò le mie quattro zampe | la lingua di fuori, ansimante | erano bestie troppo grosse | sotto il pelo la pulce mi prude... | ma ora sotto la siepe | nascosta nel cuore delle foglie | forse arriverò finalmente | a trovare la pace e l'oblio...
  • Un asinello si lamentava strepitando | Titania, vieni, supplicava, accarezzami! | E il suo pianto anonimo era così penoso | ogni raglio era così forte | che alla fine lei lo udì, e si svegliò.
  • Quella libertà che volevano rubarmi | quella libertà l'ho trovata nell'acqua | il mio cuore ha preferito fermarsi | piuttosto che uscirne in una cella.
  • Grave e triste sul tuo cavallo ti vedo | calpestare la neve profonda. In questa notte d'inverno | soffia un vento gelido e sinistro. | Ah! che pena, e com'è gonfio il mio cuore! | Un'alba pallida a oriente | si fa strada tra tenebre confuse | col cuore oppresso da un gravoso fardello | ritorni gemendo amaramente.
  • Ciò che amo di più | nell'animale, è il silenzio | poiché non parla, non mente | solo chi parla mente.
  • Avevo spesso la sensazione, mio Dio | che il braccio mi si spezzasse per la fatica | sotto il carico del pesante guanto | e sotto l'effetto del colpo, dall'alto. | Con mortale sicurezza | partì il colpo, sicuro. | Impallidii, me lo ricordo.
  • Dalla finestra aperta canta il lamento dei lillà | il cui odore soffocante persiste. | Lui adorava questi fiori, il morto. | Con il loro dolce alito hanno voluto ringraziarlo | e questo tenero vapore avvolge il corpo, | si insinua fra i capelli scuri | senza la più piccola ombra di peccato, | esprime la dolcezza della loro fioritura | e offre al morto in effluvi tutto quel che può | e lui sorride, sorride, soave e tranquillo.
  • Rara è la vera saggezza | più rara ancora la follia. | Sì, forse non è altro | che la lunga saggezza degli anni.
  • Ho gridato il tuo nome sull'oceano | ma i flutti furiosi l'hanno riportato a riva | ho scritto il tuo nome sulla sabbia | ma le conchiglie l'hanno cancellato.
  • Un tempo cavalcavo senza tregua su questa terra | nemmeno la bianca sabbia | della puszta era abbastanza infinita.
  • Questa vecchia gatta dal pelo grigio | coperta di tigna ha i denti gialli | ma la sua zampa possiede ancora unghie aguzze | È una gatta di razza...
  • Un ultimo sguardo ancora | su di te, beneamato mare | prima di un difficile addio | e se Dio vuole, di un arrivederci! | Per prendere congedo ho scelto | una notte calma, un chiaro di luna | ti stendi davanti a me, radioso | scintillante, argentato, sei tu | ma quando domani, sorti dalle dune | ti abbracceranno i raggi del sole | a gran velocità, ad ali spiegate, | sarò volata via, assai lontano | il bianco stormo di gabbiani | planerà per sempre sulle tue acque | e se all'appello ne manca uno | Come farai a saperlo?.
  • Nel paese del tradimento | dove scorre il Tevere | dove sognante il cipresso saluta | il cielo d'eterno azzurro | si fa la guardia sulle rive | del mare Mediterraneo | e per pizzicarci i polpacci | è la guerra con la Russia..

Citazioni su Elisabetta di Baviera

modifica
  • Elisabetta non era presente a Vienna a nessuno dei festeggiamenti per i 50 anni di governo di Francesco Giuseppe. Si ritenne di dover dare una spiegazione al pubblico: la sessantenne Imperatrice soffriva di anemia, di nevrite, di insonnia e di cardiodilatazione; non c'erano motivi di serie preoccupazioni, ma solo la necessità di cure all'estero. Francesco Giuseppe sapeva come stavano in realtà le cose. La moglie che invecchiava era malata più psichicamente che fisicamente, non era in pace né con se stessa, né col marito, né con il mondo. (Franz Herre)
  • Dieci di sera. Solo. Quest'anno ho letto tre o quattro libri su Elisabetta d'Austria. (...) Ne ho appena finito un altro. La mia passione per lei risale alla primavera del 1935, quando lessi a Monaco Une impératrice de la solitude di Barrés. (...) Niente rivela ciò che sono quanto la mia passione per Elisabetta d'Austria. (...) L'imperatrice Elisabetta appartiene alla mia biografia spirituale. (Emil Cioran)
  1. Citato in Francesco Giuseppe di Cesare Marchi, in Le ultime monarchie, Istituto Geografico De Agostini, 1973, p. 45.
  2. Citato in Egon Corti, L'imperatrice Elisabetta, p. 18.

Voci correlate

modifica

Altri progetti

modifica
  Portale Donne: accedi alle voci di Wikiquote che trattano di donne