Drugstore Cowboy

film del 1989 diretto da Gus Van Sant

Drugstore Cowboy

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Titolo originale

Drugstore Cowboy

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1989
Genere Drammatico
Regia Gus Van Sant
Soggetto James Fogle (romanzo)
Sceneggiatura James Fogle (romanzo), Gus Van Sant, Daniel Yost, William S. Burroughs (non accreditato)
Produttore Karen Murphy
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Edizione originale

Ridoppiaggio

Drugstore Cowboy, film del 1989 con Matt Dillon. Regia di Gus Van Sant.

Sono stato per molto tempo un tossicomane convinto. Sì, io, Bob: il cocco di mamma, un ragazzo qualunque, uno come gli altri. Io e la mia banda rapinavamo i drugstore. Ce li siamo fatti tutti, su e giù lungo la costa del Pacifico, farmacie aperte e chiuse. Non faceva differenza, tecnica a parte. Ma non pensate che fosse una vita facile: è dura, quando sei un drogato, e fare il capobanda è ancora peggio. Io e Dianne eravamo sposati, l'amavo. Lei aveva due passioni: me e la droga. Formavamo una bella coppia. Quando uscivo di prigione tornavo sempre da lei. Rick era il mio braccio destro, il mio gorilla. Non era di primo pelo in materia di crimini: la sua fedina denunciava una crescita costante, prima delinquente minorile, poi ladruncolo. Prometteva bene. Poi c'era Nadine, la donna di Rick, una cassiera che aveva rimorchiato durante un colpo; un pezzo di ragazza niente male. Non aveva precedenti, e il suo sorriso ti coglieva sempre alla sprovvista. Ero il capo indiscusso, allora: tutto il gruppo gravava sulle mie spalle, e io ne sostenevo il peso, come un padre fa con i figli. E in fondo sapevo che non avremmo mai potuto vincere: il nostro era un gioco in perdita. Non potevamo vincere, anche nella migliore delle ipotesi. (Bob, pensieri mentre si trova sdraiato in un'autoambulanza)

  Citazioni in ordine temporale.

  • Dopo ogni colpo tutti i membri della banda si concedevano un viaggio, e io ridevo da solo, immaginando droghe di vario genere in quantità tali da far letteralmente fluttuare per aria il cucchiaino. Entrandomi nelle vene la droga mi provocava un tiepido formicolio, che mi saliva al cervello fino a consumarlo in una dolce esplosione che prendeva il via da dietro la nuca, La diffusione era rapida, e alla fine provavo un tale piacere che il mondo intero mi diventava simpatico, e acquistava un fascino particolare. In quei momenti tutto era magnifico, e anche il mio peggior nemico non era poi tanto cattivo. La terra e l'erba erano, come dire? più "terra" e più "erba". Tutto assumeva una rosea sfumatura di un successo senza limiti. Mi sentivo infallibile e, finché durava, la vita era qualcosa di meraviglioso. (Bob [voce fuori campo])
  • Magari prima di andare al lavoro vi bucate, e si vede! Essere fatti è come essere ubriachi, sapete? Basta un bicchierino per andare su di giri. Il vostro capo se ne accorge e siete licenziati, così niente più soldi. A questo punto qualcosa dovete fare, è chiaro, e iniziate a rapinare, rubare, spacciare, finché... nel corso di una rapina, non vi capita magari di uccidere il vostro migliore amico. È già successo. E sprofondate in un baratro dal quale non uscite più. Più vi drogate, più a lungo lo fate, più andate a fondo. È quasi un'equazione matematica, non si scappa. La droga vi appare allora come l'ultimo degli amici che vi è rimasto, invece che il primo figlio di puttana che vi ha fottuto. (Conduttore della terapia di gruppo)

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Nadine: Bob, a proposito di cani, volevo chiederti una cosa. Rick ed io possiamo prenderci un cucciolo? Di quelli che si fanno coccolare, di compagnia, per quando non ci siete.
    Bob: No. [pausa] No, no, niente cani qui dentro!
    Rick: E perché, Bob, che cos'hai contro i cani?
    Bob: Senti, Rick, ho detto "niente cani". Niente cani e basta!
    Dianne: Perché non gli racconti di cosa è successo con l'ultimo cane che abbiamo avuto?
    Bob: Dianne, se ci tieni tanto a farglielo sapere perché non glielo racconti tu? Io non ho nessuna voglia di parlarne.
    Dianne: Avevamo un cane, una volta. Si chiamava Panda. Mpf, il cuccioletto più amabile che abbia mai visto! Questo cagnolino aveva l'abitudine di seguire Bob dappertutto! Insomma, è successo che... che eravamo inseguiti dalla polizia dopo una rapina in un drugstore del centro. Il piccolo uscì dalla macchina e scappò via. Noi lo cercammo dappertutto, ma non avevamo molto tempo. Eravamo ancora in pericolo, dovemmo infilare. Non riuscimmo a trovarlo, e pensammo che fosse finito sotto una macchina. Invece no: lo avevano preso quelli della polizia. Non so come, sapevano che era il nostro cane, così lo seguirono. Li guidò fino a noi, e siamo finiti in prigione. Quei porci l'hanno portato in canile e l'hanno ammazzato. [la televisione trasmette pubblicità di cibo per cani. Bob la spegne]
    Bob: Nadine, hai una vaga idea di quello che ci hai fatto, parlando di cani in questa casa?
    Nadine: No, che cos'ho fatto?
    Bob: Ah, non ne hai idea?!
    Nadine: No, non ce l'ho, Bobby! Che cos'ho fatto?
    Bob: Ci hai tirato addosso la jella per trenta giorni, ecco cos'hai fatto! La fortuna è volata via dalla finestra per i prossimi trenta giorni. Ce l'abbiamo un calendario per vedere quando finisce questa fottuta sfiga? A proposito, in che mese siamo?
    Rick: O Cristo, Bob! Non ci avevi mai detto di non parlare... di non parlare di cani!
    Bob: La ragione per cui non parliamo mai di cani, Rick, è che soltanto a nominarle quelle bestie ci portano una maledetta sfortuna.
    Rick: Ah... va bene, allora, visto che siamo in argomento, ci sono altre cose che non dobbiamo nominare per non compromettere il futuro?
    Bob: Sì. Se lo vuoi sapere, ce ne sono, e possiamo anche parlarne, visto che siamo fuori gioco per trenta giorni. [Dianne annuisce] I cappelli. [Dianne fa un cenno di dissenso] Sì, i cappelli. Se mai ne vedessi uno sul letto in questa casa, non metterei mai più piede qui dentro. Sparirei!
    Dianne: E io lo seguirei di corsa.?
    Nadine: Perché i cappelli?
    Bob: Non lo so, dolcezza, è così e basta. [Nadine mugugna] E anche gli specchi. Mai guardare dentro a uno specchio, perché se lo fai ti comprometti il futuro. È come guardare sé stessi alla rovescia. [Rick si mostra perplesso] No, riguarda il proprio io interiore, e non riuscire a riconoscerlo perché non lo si è mai visto prima. In ogni caso non mettere in moto degli eventi futuri che possono essere cattivi o buoni, comunque è preferibile non correre rischi, mi spiego? In ogni caso, la cosa più pericolosa è un fottuto cappello, ricordatevelo! Un cappello qualsiasi sul letto è la regina delle sciagure. Cristo, equivale almeno a quindici anni di jella pesantissima, oppure alla morte! Io preferirei morire piuttosto che affrontare quindici anni di sfiga!
    Dianne: Calmati, Bob! Su, va' di la e rilassati un po'! Non ti sei fermato un attimo in questi ultimi tempi, trenta giorni di riposo ti faranno bene!
  • Rick: Ehi, ehi! Dai, hai fatto una cazzata, non ci pensare: càpita! Senti, ora noi usciamo per un paio d'ore ma... ma può darsi che ci rivedi prima.
    Nadine: Che cosa ti ha detto di me quel pezzo di merda del tuo amico?
    Rick: Niente, Nadine, perché me lo chiedi?
    Nadine [alterata]: Ma non mi vuole più tra i piedi durante i colpi, non è così?!
    Rick: Ma che dici?!
    Nadine: E uno di questi giorni mi lascerete in un albergo ad aspettare e... e non ci tornerete mai più! [singhiozza. Si alza e fa per uscire dalla camera]
    Rick: Nadine! Ma che stronzate ti vengono in mente? Amore, io e te stiamo insieme, io non ti lascio da nessuna parte.
    Nadine: È lui il porco maledetto, lui!
    Rick: Sta' zitta!
    Nadine [urlando]: Porco! Porco! Porco!
    Rick: Nadine! Piantala, per favore, smettila!
    Nadine: Porco!
    Rick: Calmati! No! Non fare così! Non fare così. Qui ci sta andando tutto liscio, perché devi rovinare la festa?
    Nadine: Non sopporto le loro arie di superiorità, lo vuoi capire? Tutte quelle stupidaggini sulla jella... Non ci crederai anche tu, pero! Ci credi, Rick?
    Rick: Senti, Nadine, lasciamo stare, va bene? In fondo si tratta solo di non parlare di cani in loro presenza e di non lasciare sul letto il cappello. Non è poi un gran sacrificio.
    Nadine: Sai che cosa voglio fare? Voglio dimostrare che un cappello sul letto [da fuori dalla porta giunge la voce di Bob che chiama Rick] non significa niente. [butta il cappello sul letto]
    Rick: Vorrei che non l'avessi fatto. [Nadine si lascia cadere sul letto]
    Bob [da fuori]: Ti muovi?
    Rick: Io vado.
    Nadine: Sì, vai pure fuori con lui stasera. Quando tornerete... vi farò vedere io!
    Rick: Quando torneremo non voglio più vedere quel cappello sul letto. Lo sai, Nadine? Certe volte con te non si può proprio parlare.
  • Bob [entrando in camera]: Ragazzi, eccomi, sono a casa. Non potete immaginare che cazzo m'è successo stanotte! Cosa fate? Quel cappello sul letto chi cazzo ce l'ha messo?
    Rick [indicando il cadavere di Nadine]: È stata lei, Bob. Ma non l'ha fatto apposta.
    Bob: Si è drogata. Dove ha preso la roba? Non può essersi ammazzata con 2/16. Che faceva? Se la metteva da parte? [raccoglie una fiala dal pavimento] Chi le ha dato questa?
    Rick: Che cos'è?
    Bob: Cristo! Deve averla presa dal pavimento del furgone quando raccoglievamo gli altri flaconi. Mpf! Che razza di ingrata maledetta!
    Rick: Bob! Non puoi parlare così di lei, Bob. È morta. Non voglio sentirti parlar male di lei.
    Bob: Rick! Ti ha fregato. Era la tua donna, e ci ha fottuto della roba del nostro furto. Ha avuto quello che si meritava. [Rick cerca di dare un pugno a Bob, ma colpisce la porta] Stammi a sentire: ha fatto di peggio! Ci ha tirato la jella addosso, e siamo fortunati se riusciremo a cavarcela! Abbiamo un cadavere qui, la vedi? È morta per overdose, e può costarci un'incriminazione per omicidio! 'Fanculo! Guai se rivedo sul letto questo maledetto cappello! [lo prende e lo scaglia lontano]
  • È colpa di questa vita fottuta, non sai mai cosa ti succederà dopo. Per questo che Nadine ha scelto la via più facile per uscirne, è per questo che Dianne vuole continuare. La maggior parte della gente non ha idea della sensazione che proverà tra cinque minuti. Per un tossicomane invece è diverso: lui lo sa, gli basta leggere un'etichetta. Bisogna saperli conoscere, i segnali. Il cappello sul letto era un segnale, un avvertimento: ora non ho più paura. Ho pagato il mio debito al cappello. Che strana situazione: la polizia mi sta scortando verso l'ospedale, la farmacia più fornita della città. Sono ancora vivo, e spero che mi tengano in vita. (Bob, pensieri mentre si trova sdraiato in un'autoambulanza)

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