Dilma Rousseff

politica ed economista brasiliana

Dilma Vana Rousseff (1947 – vivente), politica ed economista brasiliana.

Rousseff nel 2011

Citazioni di Dilma RousseffModifica

  • Il centrodestra e la destra moderata hanno sbagliato, perché pensavano che avrebbero messo Jair Bolsonaro sotto tutela, che sarebbero riusciti a renderlo un po' più civile, perché non li avrebbe imbarazzati con le dichiarazioni incivili, rozze e grossolane che ripete sistematicamente, ma non hanno capito che lui ha un componente neofascista che non è moderabile, che non è possibile contenere. (da un'intervista a Uol)[1]
  • Bolsonaro fa una scommessa al buio. Scommette sul mantenimento del sostegno degli strati sociali che lo hanno eletto, e non solo della sua milizia. Pertanto, il suo discorso non include la società, solo i suoi. Per lui non importa se i media che lo hanno sostenuto nelle elezioni non credono più in lui, né che gli esponenti del mercato non lo amino più intensamente come prima, o addirittura lo abbandonano, anche se i governatori che lo avevano sostenuto sono contro di lui.[2]

Da «Non tollererò altra violenza. Organizzeremo un grande Mondiale»

Corriere.it, 22 giugno 2013

  • Ascolto tutte le persone che sono scese in strada per manifestare pacificamente, ma il mio governo non può tollerare la violenza, che sta dando una cattiva immagine del Brasile.
  • Faremo un grande Mondiale, ne sono sicura. E vi assicuro che il denaro per la costruzione degli stadi non ha sottratto risorse all'istruzione o alla sanità.
  • Non si può prescindere dai partiti politici in una democrazia, la mia generazione ha dovuto lottare per conquistare la democrazia: alcuni sono stati arrestati e torturati, altri sono morti. Le proteste sono il segno della vitalità della nostra democrazia.
  • Voglio ossigenare il nostro sistema politico e renderlo più vicino alla società.

Da Dilma Rousseff offre la prima intervista televisiva dopo la destituzione temporanea

Intervista di RT, 12 maggio 2016, riportato in Cubadebate.cu, 19 maggio 2016

  • Mi giudicano per una questione pubblica, per problemi di credito supplementare, qualcosa che tutti i presidenti prima di me hanno fatto. Non è mai stato un crimine e non si trasforma adesso in crimine quando non c'è nessuna legge che lo stabilisse come tale.
  • Questo processo è eminentemente brasiliano, portato a capo da forze brasiliane con interessi, chiaramente, interni. Non c'è forma di attribuire a nessuna forza estera quello che sta succedendo in Brasile.
  • A partire da un determinato momento rimase chiaro che Michel Temer pretendeva usurpare di forma indebita l'incarico di presidente. [...] Da solo non aveva le forze per farlo e decise di allearsi all'ex presidente della Camera, Eduardo Cunha che aveva una parte del Congresso nelle sue mani, scatenando il processo di impeachment.
  • È sorprendente che in Brasile ci sia una partecipazione di forze che sostentano la vecchia oligarchia brasiliana, che non accettò mai in realtà che la popolazione più povera di questo paese avesse accesso a servizi come viaggiare in aereo, migliorare le sue entrate e l'accesso ai servizi pubblici. È un'alleanza tra segmenti dei mezzi di comunicazione, settori imprenditoriali scontenti, perché sempre davanti ad una crisi c'è il problema della distribuzione, chi paga la crisi, ed, ovviamente, questo segmento di questo partito che è un partito di centro, ed oggi sta integralmente egemonizzato dalla destra del Brasile.

Da Intervista esclusiva a Dilma Rousseff: «Non un passo indietro»

Intervista di Dario Pignotti, Ilmanifesto.it, 3 giugno 2016

  • Il modello di partecipazione è la miglior maniera di difendere gli interessi economici della popolazione di questo paese, che è la proprietaria di queste ricchezze naturali, particolarmente del petrolio che con questa legge è dello stato. Invece nel modello di concessione degli anni 90 il padrone del petrolio è chi lo scopre, e se lo scopre una compagnia privata, ne diventa titolare.
  • La minaccia di impeachment non mi fa paura, io posso rispondere dei miei atti, ho ben chiaro quali sono.
  • L'embargo non porta da nessuna parte, non ha portato da nessuna parte in oltre mezzo secolo. Credo che gli Stati Uniti abbiano mosso un passo estremamente felice, strategico per l’America Latina. E dico di più: credo che il presidente Obama abbia avuto molto coraggio nel muoverlo. Non si torna indietro, la ruota della storia non retrocede, e ora ci saranno investimenti a Cuba.
  • Chi ritiene che le economie di Brasile e Messico competano tra loro si sbaglia, le nostre economie sono complementari. I nostri paesi rappresentano i due maggiori mercati d’America latina, noi brasiliani siamo il secondo destinatario degli investimenti diretti messicani, superati solo dagli Stati Uniti, vuol dire che c’è già una ruota che sta girando.

Da Dilma Rousseff: Discorso della presidente dopo il golpe parlamentare

Inchiestaonline.it, 31 Agosto 2016

  • Ho sempre creduto nella democrazia e nello Stato di diritto, e sempre ho visto nella Costituzione del 1988 una delle grandi conquiste del nostro popolo.
  • Fra i miei difetti non vi è la slealtà e la viltà. Non tradisco gli impegni che assumo, i principi che difendo o coloro che lottano al mio fianco. Nella lotta contro la dittatura ha ricevuto nel mio coppo le ferite della tortura. Per anni ho assaporato l’amara sofferenza della prigione. Ho visto compagni e compagne violentati e assassinati. Allora ero molto giovane. Aspettavo molto dalla vita. Avevo paura della morte, delle conseguenze della tortura nel mio corpo e nella mia anima. Ma non ho ceduto. Ho resistito. Ho resistito alla tempesta di terrore che cominciava a inghiottirmi, nel buio dei tempi amari in cui il paese viveva. Ma non ho cambiato di lato. [...] Ho lottato per una società in cui non vi fosse miseria o esclusione. Ho lottato per un Brasile sovrano, più uguale e in cui non ci fosse ingiustizia. Sono orgogliosa di ciò. Chi crede, lotta.
  • Sono stata intransigente in onestà nella gestione della cosa pubblica. Per questo, di fronte alle accuse che si muovono contro di me, non posso non sentire nuovamente in bocca il sapore aspro e amaro dell’ingiustizia e dell’arbitrio.
  • Nel passato dell’America Latina e del Brasile, ogni volta che interessi di settori della élite economica e politica venivano sconfitti nelle urne, e non vi erano ragioni giuridiche per una destituzione legittima, si tramavano cospirazioni che sfociavano in colpi di Stato. Oggi, una volta ancora, quando gli interessi di settori della élite economica e politica sono contrariati e feriti nelle urne, ci troviamo davanti al rischio di una rottura democratica. I modelli politici dominanti nel mondo ripudiano la violenza esplicita. Oggi la rottura democratica si dà attraverso la violenza morale e pretesti costituzionali per dare apparenza di legittimità al governo che si insedia senza la legittimazione delle urne.
  • La minaccia più preoccupante di questo processo di impeachment senza crimine di responsabilità è congelare per incredibili 20 anni tutte le spese in salute, educazione, infrastrutture sanitarie, abitazione. È impedire che per 20 anni più bambini e giovani abbiano accesso alle scuole; che per 20 anni le persone possano avere migliore assistenza medica; che per 20 annni le famiglie possano sognare una casa in prorietà.
  • Si viola la democrazia e si punisce una innocente. Questo è lo scenario che caratterizza il giudizio che si compirà per la volontà di coloro che lanciano contro di me pretesti accusatori senza fondamento.
  • Questo è il secondo giudizio che subisco in cui la democrazia sta seduta, insieme a me, sul banco degli accusati. Allora, oltre alle ferite dolorose della tortura, rimase registrata una foto, della mia presenza davanti ai miei agguzzini, nel momento in cui io li guardavo a testa alta mentre essi nascondevano il viso, con paura di essere riconosciuti e giudicati dalla storia. Oggi, quattro decadi dopo, non vi è prigione illegale, non vi è tortura, i miei giudici sono giunti qui attraverso lo stesso voto popolare che mi ha portato alla presidenza. Ho il massimo rispetto per tutti, ma continuo a testa alta, guardando negli occhi i miei giudici.

Da «Torno in campo perché Lula sia presidente del mio Brasile»

Intervista di Lucia Capuzzi, Avvenire.it, 27 gennaio 2017

  • Sono stata sconfitta. Ho perso la mia battaglia in Congresso. È necessario avere consapevolezza della realtà per cambiarla. Interiormente, però, non mi hanno sconfitto
  • Attenzione. Non si tratta della dittatura classica, come quella che ho vissuto in passato. Quest'ultima riduceva al minimo i diritti per tutti. Ora, i vecchi regimi hanno mutato pelle. E applicano nuovi metodi.
  • [Su Luiz Inácio Lula da Silva] È un vero democratico. È, dunque, l'unico antidoto efficace al virus dello “stato d'eccezione”. Non permetterebbe a questa malattia di infettare il nostro sistema. E vuole sapere una cosa? Lula vincerebbe. A meno che non impieghino qualche stratagemma per fermarlo. Non possono farlo in modo democratico. Ci vorrebbe un secondo golpe.
  • L'impeachment, in una repubblica presidenziale, è possibile in gravi circostanze. La Costituzione brasiliana lo prevede in caso di «crimine di responsabilità», cioè tradimento, corruzione, aggressione all'economia popolare. Non ho commesso alcuno di questi delitti. Contro di me c'è stato un giudizio politico.
  • Il mio allontanamento era necessario per «fermare l'emorragia», ovvero stoppare le indagini per corruzione in corso [...] prima che arrivasse a colpire i veri responsabili.

NoteModifica

Altri progettiModifica