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Cristina Trivulzio di Belgiojoso

patriota italiana
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Cristina Trivulzio Belgiojoso

Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808 – 1871), patriota italiana, editrice, scrittrice e giornalista.

Indice

L'Italia e la rivoluzione italianaModifica

IncipitModifica

Vidi condensarsi il nembo, che minacciava in sul principio i principi italiani, come oggi terribile sui popoli della Penisola s'addensa. Seguii d'ogni mia possa i nobili sforzi di qualche eletto, che aprir tentava le menti de' suoi fratelli d'ogni condizione, d'ogni provincia – nei loro interessi istruirli – inspirar loro fiducia nelle proprie sue forze. Vidi infiammarsi il loro coraggio – addottrinarsi, e le genti sommuoversi. Divisi con loro la speranza, e seco mi trovai sull'orlo di quel precipizio, dal quale uno sforzo disperato soltanto può ritrarci.

ExplecitModifica

I differenti partiti non vennero mai, è vero, ad un'aperta guerra da noi: questa tregua, prudente, oggidì non basta: ci vuole unione. Non tentiamo mai risvegliare politiche passioni, diamoci la mano: la nostra rabbia, la nostra energia serbiamola tutta per l'inimico: contro lui soltanto la sfoghiamo. Quanto ai generali in sospetto, in quanto al re — l'Austriaco tiene ancora la Lombardia: Carlo Alberto non può opporgli un'armata? non può dimani esser sua la vittoria? ed allora, che più dimanda il difensore d'Italia? Il Piemonte è alla vigilia di riprendere le armi: i volontarii lombardi capitanati da Garibaldi attendono impazienti di riprendere la guerra di fazione. Venezia per la seconda volta proclamò la repubblica: sola in mezzo ai mari, dei quali per tanti secoli fu reina, ora difende il vessillo italiano..... Basteranno queste forze a riparare i nostri disastri: la Francia vorrà adoprarsi a nostro favore nelle diplomatiche trattative, che or ora vanno ad aprirsi. Speriamo adunque, che l'onor d'Italia sarà vendicato: la discordia non fiaccherà sforzi tanto generosi: la nostra indipendenza conquistata una volta sarà riconosciuta per sempre.

Incipit di alcune opereModifica

Della presente condizione delle donne e del loro avvenireModifica

Ho sempre rifuggito dal ragionare dei diritti e dei doveri delle donne nella moderna società, e perché sono convinta che una donna trattando cotal quistione non è mai reputata imparziale e disinteressata, è più ancora perché il cangiare la condizione odierna delle donne presenta difficoltà tali, tali pericoli e danni, che non so qual possa essere a questi adeguato compenso. Oggi però, eccitata da persone autorevoli, (e ch'io rispetto), ad esporre il mio modo di vedere in sì fatta materia , mi risolvo a vincere ogni mia titubanza, ed a confessare candidamente ciò che mi sembra militare si in favore come in opposizione ad una riforma radicale nella condizione delle donne.

La vita intima e la vita nomade in OrienteModifica

Fra i giorni che ho passato in Oriente, me ne ricordo alcuni di un incanto singolare, nonostante le fatiche e le emozioni che li riempirono: sono i giorni di marcie penose, interrotte da soste ancor più penose, che si succedettero dalla mia partenza dall'Anatolia nel gennaio 1852 fino al mio arrivo a Gerusalemme nella stessa primavera. Nel corso di qualche mese mi fu dato osservare, in ciò che ha di triste e al tempo stesso di attraente, la vita orientale, di cui il mio lungo soggiorno in una pacifica valle dell'Asia Minore non mi aveva rivelato che gli aspetti più calmi. Pertanto, quando cerco di raccogliere, di fissare le mie idee sul mondo strano nel quale fui trasportata per un istante, non saprei interrogare più volontieri altri ricordi, fra tutti quelli che mi son portata venendo dall'Oriente. Alcuni episodi staccati di quest'epoca della mia vita potranno forse bastare a giustificare la preferenza con cui il mio pensiero vi si riconduce oggi ancora. Mostreranno, nei tratti essenziali, la fisionomia delle popolazioni che questo viaggio mi ha permesso di osservare, mentre i racconti, sin qui pubblicati, non avevano potuto darmene che un'idea molto inesatta.

Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenireModifica

L'Italia non è più una semplice astrazione geografica. — L'Italia esiste come nazione, nel modo istesso nel quale esistono le altre nazioni europee o per dir meglio le più potenti e le più incivilite dell'Europa. — Ristretta intorno ad una sola bandiera, retta a monarchia da un re; posta sotto l'egida di uno statuto costituzionale che il governo non tentò mai di frangere, forte e superbo della propria indipendenza, dopo che l'ultimo soldato straniero ne sgombrò, e voltava le spalle ai confini di lei; difesa dagli italiani, da italiani amministrata, governata e rappresentata; solcata in ogni direzione da numerose ferrovie, corredata di una forte marina, proporzionatamente alla estensione del di lei littorale; l'Italia coi suoi 26 milioni d'abitanti e più, guarda con legittima soddisfazione a tuttociò ch'essa compiva nel brevissimo spazio di sei anni, e si prepara ad eseguire nuovi progressi.

Studi intorno alla storia della Lombardia negli ultimi trent'anni e delle cagioni del difetto d'energia dei lombardiModifica

Chi abbia scorsa la Lombardia nella prima parte di questo secolo, chi abbia studiato la storia d'Italia, chi abbia militato al fianco degl'Italiani negli eserciti imperiali, ed in ispezieltà veduti i ventisettemila o che soldati partiti dall'Alta Italia o dal reame di Napoli perire tutti nelle gelide pianure della Russia o nei flutti della Beresina, spirare da valorosi con la spada in pugno, senza gemiti né omei, cadere aggelati nell'atto di locarsi tra le file, oppure percossi da accêtta nell'inchiodare l'ultimo cannone da essi colà trascinato, se oggidì scendesse di nuovo dall'Alpi, crederebbe a stento al testimonio degli occhi suoi propri, e si persuaderebbe forse di essere sceso frammezzo ad un popolo ignoto e nuovo per lui. Che avvenne egli mai in Lombardia da trent'anni a questa parte?

BibliografiaModifica

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