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Clemente Solaro della Margarita

politico italiano
Clemente Solaro della Margarita nel 1856

Clemente Solaro della Margarita (1792 – 1869), politico italiano.

Indice

Citazioni di Clemente Solaro della MargaritaModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • La nostra politica[1], dirò avanti tutto, tal esser deve verso l'Austria a guadagnarne la fiducia. Per giungere allo scopo, fa d'uopo deporre e manifestare coi fatti che si è deposta l'idea d'un ingrandimento dello Stato nelle provincie italiane soggette all'imperatore, sempre che quest'ingrandimento non sia per effettuarsi in forza di quelle combinazioni politiche che né a Vienna, né a Torino possono ora prevedersi.[fonte 1]
  • Se in nessuna idea di politica non mi trovai mai d'accordo con quelle professate da Cesare Balbo, molto meno lo sono con quelle utopie sulle quali egli fondava le speranze d'Italia[2], e sui progetti più aerei che politici spiegati in una memoria da lui presentata al re Carlo Alberto nel 1844. L'idea fissa di quello scrittore è di spingere l'Austria all'Oriente, ed a tal uopo suggerisce una quadruplice alleanza di Francia, Inghilterra, Austria e Sardegna[3], alleanza che doveva essere da noi accettata, promossa. Non comprendo come un uomo di tanto talento, e che aveva avuto qualche parte in affari di governo, e studiava politica, abbia potuto immaginare progetti che nella pratica, nelle condizioni in cui la monarchia di Savoia si trovava e si trova, non avevano ombra di probabile effettuazione.[fonte 1]
  • Se l'Austria, e mi pare assai difficile, si risolvesse ad allontanarsi per iscambiare il Regno Lombardo-Veneto colla Moldavia e Valachia, e consentisse alla formazione di un nuovo Reame Italico, non sarebbe mai a profitto nostro. Un arciduca sarebbe eletto a capo e sovrano di quello Stato, e lo possederebbe come la Toscana è da un arciduca dell'imperiale famiglia posseduta[4].[fonte 1]
  • Ciò che importa alla corte di Sardegna è di serbarsi nella più perfetta indipendenza dall'Austria; servirà così d'esempio alle altre corti italiane, e gli Stati tutti della penisola saranno avvantaggiati di considerazione e di forza, sorretti dalla nostra attitudine, attitudine degna e nobile, non mai stizzosa e proterva.[fonte 1]

Incipit di alcune opereModifica

Avvedimenti politiciModifica

Riprendo la penna; rientro nell'arringo; scelgo più vasto campo. Nel Memorandum[5] dissi le sorti felici del Piemonte; in questo libro dimostrerò come si fondino, come si mantengano in qualunque Stato, quando seguansi i principii della sana politica; dichiarerò quali essi siano, e quali i danni che per non seguirli hanno condotto tanti floridi regni e generose repubbliche in rovina.
Tristo è l'aspetto delle cose, tutt'intorno agita i popoli spirito di disordine; operosi missionarii d'anarchia tengono cattedra, non men pericolosi nelle tenebre, ove non osano in pubblico, che là ove alla loro impudenza è tolto ogni freno.
Eppure non mi sento d'esser profeta di sventure; quando imperversano gli uragani, sappiamo che dissiperà quei nembi il sole; al di là dei nembi politici v'è un'altra forza possente che all'ire umane impone freno e silenzio.

L'uomo di Stato indirizzato al governo della cosa pubblicaModifica

Materia d'altissima importanza è la politica; sublime è la missione d'un uomo di Stato che non vuol trasgredire alcun de' suoi doveri verso il Principe e la patria, ma compiere i disegni della Divina Providenza prestabiliti per la gloria e la felicità delle nazioni, onde raggiungano il fine cui tender debbono tutte le umane società. Ardua è tal missione; fra tanti contrasti di passioni, d'interessi, e di principii non è concesso a tutti distinguere dov'è la verità, dove l'errore; donde derivano lo splendore degli Imperi, o la loro rovina. Difficile, eppure tutti pretendono esserne esperti, moltissimi non si peritano di farsene maestri. Nelle città e nei villaggi, nelle liete adunanze, nei fondachi, nei trivi, nelle taverne non soltanto si parla di politica e si discutono gli interessi delle Nazioni, ma si giudica, si censura la condotta degli uomini di Stato. Perfin le donne, cui più gioverebbe attendere alle domestiche faccende, aver cura dei bimbi, governar le fantesche, alzano l'esile lor voce per discutere materie così superiori alla loro intelligenza. Oh quanti che non sanno dar sesto agli affari della propria casa, o quelli malmenano del Comune e delle Provincie, sono persuasi d'esser atti a dar consiglio a chi governa, di governar essi stessi senza consiglio.

Memorandum storico politicoModifica

È tempo di rompere il silenzio; s'innalza alle stelle il nome di Carlo Alberto, se ne vitupera la fama. Non amore e rispetto per la Sacra Persona del Re, non ammirazione di sue virtù muove gli applausi: Egli inaugurò la rivoluzione Italiana, questo ne è il motivo. Rancore e rammarico per gli avvenimenti degli scorsi anni accendono gli sdegni. Vantano gli uni, tentato per quanto era in Lui, il gran pensiero del Risorgimento Italiano; magnanima fu l'impresa, lode non v'ha che l'adegui. Esclamano gli altri, la prosperità dello Stato si è dileguata, diminuita la considerazione politica dell'augusta Casa di Savoia, crollate le basi dello stupendo edificio Monarchico onde per otto secoli furono fiorenti i dominii de' nostri Reali, nulla vi fu in Lui di grande. Non consentono le mie opinioni che m'unisca ai primi, e nemmeno ai secondi che negano in Carlo Alberto quelle qualità che oscurar poteva un ambizioso pensiero, ma non cancellarle mai.

Sguardo politico sulla convenzione italo-franca del 15 settembre 1864Modifica

Se esprimessi un compianto sulla sorte della Regale Torino, in procinto d'essere spogliata del suo bel fregio[6], di cui è da tanti secoli in possesso, nessun ne sarebbe sorpreso. Sento quanto altri mai la sua sventura; non prendo però la penna per celebrare reminiscenze, né a sostegno d'interessi municipali: più alto pensiero mi muove, e questo è da carità di patria unicamente dettato, carità che non si limita al recinto delle mura e delle vie che lambono il Po e la Dora, e furono ne' scorsi infelicissimi giorni disgraziatamente bruttate di sangue[7].

Citazioni su Clemente Solaro della MargaritaModifica

  • Sfruttando la devozione di Carlo Alberto, Solaro della Margarita aveva regolato i rapporti con la Chiesa in modo tale da fare del clero piemontese il più potente d'Italia dopo quello dello Stato pontificio. Esso aveva ancora i suoi tribunali in concorrenza con quelli dello Stato e poteva concedere il diritto d'asilo ai delinquenti. (Indro Montanelli)

NoteModifica

  1. La politica del Regno di Sardegna.
  2. Si riferisce alle tesi esposte da Balbo nella sua opera Le speranze d'Italia, pubblicata nel 1844.
  3. Intende Regno di Sardegna.
  4. Leopoldo II d'Asburgo Lorena, sovrano del Granducato di Toscana.
  5. Memorandum storico politico, Torino, 1851.
  6. Per gli effetti della convenzione tra Regno d'Italia e Napoleone III, Torino fu privata del suo ruolo di capitale.
  7. Le proteste dei torinesi contro il trasferimento della capitale a Firenze provocarono diverse decine di morti.

FontiModifica

  1. a b c d Da Questioni di Stato, Torino 1854, pp. 112-121, citato in Denis Mack Smith, Il Risorgimento italiano. Storia e testi, Gius. Laterza & Figli, 1968; edizione Club del Libro, 1981, pp. 361-365.

BibliografiaModifica

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