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Christian de Castries

generale francese e comandante
Christian de Castries

Christian Marie Ferdinand de la Croix de Castries (1902 – 1991), generale francese.

Citazioni di Christian de CastriesModifica

  • [Ultimo dispaccio prima della resa di Dien Bien Phu:] Dopo venti ore di lotta senza respiro, compresi combattimenti corpo a corpo, il nemico si è infiltrato in tutto il centro. Manchiamo di munizioni. La nostra resistenza sta per essere sopraffatta. I vietminhiti sono soltanto a pochi metri dalla radiotrasmittente dalla quale sto parlando. Ho dato ordine di effettuare il massimo delle distruzioni. Non ci arrenderemo.[1]

Dall'intervista di E. Boutteville

Intervista con De Castries sui ricordi della prigionia, La Stampa, 7 settembre 1954

  • I miei uomini hanno combattuto come leoni. I vietminhiti hanno sofferto terribili perdite. Ma erano sempre in grado di mandare continuamente nuovi uomini in prima linea.
  • Ho visto almeno millecinquecento autocarri del tipo "Molotov"; inoltre essi usavano pure i cosiddetti organi di Stalin, e cioè dei cannoni a razzi multipli.
  • Fui trattenuto in confinamento solitario al campo 41 e nessuno poté scambiare una sola parola con me. Ero persino sottratto alla vista dei miei ufficiali di stato maggiore. Le mie sentinelle erano ossessionate dal timore di una mia fuga, ma ero ammalato di dissenteria e sarebbe stato troppo difficile, se non impossibile.
    Alcuni prigionieri tentarono di fuggire dopo la caduta di Dien Bien Phu, ma, per quanto mi risulta, non ci riuscirono. Gli abitanti del paese li ospitavano, dando loro da mangiare e da riposare, ma nello stesso tempo informavano le autorità militari del Vietminh.

Citazioni su Christian de CastriesModifica

  • Quel giorno di maggio, al momento della resa, de Castries accolse i vincitori tenendo alto il naso d'aquila che appuntiva il suo viso, e sforzandosi a sporgere il mento non troppo pronunciato. Era un suo atteggiamento nei momenti difficili, quando cercava di fingere l'indifferenza. Ma i testimoni raccontarono che la palpebra pesante, cui doveva l'abituale espressione tra l'assorto e lo sprezzante («da seduttore di garden party», secondo chi non lo prendeva troppo sul serio) era molto più abbassata del solito, quasi chiudeva il suo sguardo, come una saracinesca. (Bernardo Valli)

NoteModifica

  1. Da L'ultimo dispaccio: "Sono a pochi metri", La Stampa, 8 maggio 1954

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