Carlo Caracciolo

nobile, editore e imprenditore italiano

Carlo Caracciolo (1925 - 2008), editore e imprenditore italiano.

Intervista di Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa, citato in Interviste.sabellifioretti.it, 10 gennaio 2008.

  • [Sull'esperienza nella Resistenza italiana] Eravamo in una baita in montagna. Sentii sparare, uscii di corsa, senza scarpe, vidi uno che mi puntava un mitra contro. Riuscii a sparare prima di lui e scappai. Ma prima lo vidi cadere.
  • [Sul rapimento di Aldo Moro e l'intransigenza alle trattative] Una posizione che capivo ma mi ripugnava fisicamente. C'era in gioco la vita di una persona.
  • Io lo conosco benissimo Berlusconi, da quando faceva il palazzinaro. Veniva spesso a colazione da me. Ogni volta con una ragazza diversa. Per carità, niente di male. Era una sua fissazione. Svelto, spregiudicato, pieno di fantasia. Non coraggioso. Insopportabile quando racconta barzellette.
  • [Su Silvio Berlusconi] Mi piacevano gli uomini di cui si era circondato. Oggi no. I suoi ministri sono spesso modesti. Poi in Forza Italia. Bondi, Cicchitto. Un relitto craxiano.
  • Mi piace avere rapporti con persone fuori dagli schemi. Gli imbroglioni sono simpaticissimi. Ma Pazienza e Calvi non sono mai stati miei amici. Carboni sì. Con lui ho buonissimi rapporti. Mi sommerge di prosciutti e formaggi sardi.

Citazioni su Carlo Caracciolo

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  • In Italia c'era l'Avvocato, c'è il Cavaliere, c'è l'Ingegnere. E c'è anche il Principe. Carlo Caracciolo, principe di Castagneto, duca di Melito. L'uomo che ha fatto grandi L'Espresso e la Repubblica. Qualcuno lo chiama Dottore. Qualcuno Presidente. Il personale di servizio, a casa, lo chiama Don Carlo. (Claudio Sabelli Fioretti)
  • Per arrivare alla mia stanza, ogni mattina, percorrevo un lungo corridoio al secondo piano dove quasi sempre incontravo una figura alta e magra, Carlo Caracciolo, il principe-editore. A volte lo incrociavo che si faceva il caffè nella piccola cucina di servizio, altre volte con il cane. Era lì con noi, in mezzo ai giornalisti e al giornale che aveva fondato e che amava più di ogni altra cosa. L'Espresso. (Marco Damilano)

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