Brunone Bianchi

letterato e presbitero italiano (1803-1869)

Brunone Bianchi (1803 – 1869), letterato e presbitero italiano.

Biblioteca dell'Accademia della Crusca

Citazioni su Brunone Bianchi

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  • Egli non pospose mai la sostanza alla forma: filologo dantista, che ebbe le sue benemerenze per edizioni e note, e specialmente per la bella e sana prefazione al Vocabolario della Crusca nella nuova edizione e per le cure che a quell'opera diede; ma anche più felice scrittore, secondo che mostrano le poche cose di lui a stampa. E meglio apparirà, se si stamperanno tutte le sue relazioni annuali per la Crusca medesima, lavorate a cesello nell'apparente sprezzatura, e piene di sapore nella necessaria cautela di chi, come segretario, discorre in nome di un'accademia dei lavori di essa e di coloro che le appartennero e che ne sono commemorati. (Guido Mazzoni (letterato))
  • Nelle adunanze accademiche [della Crusca] rischiarava con erudita dottrina i dubbi e le quistioni proposte; né mai falliva la memoria nelle citazioni degli scrittori latini e italiani a lui familiarissimi. Tenace nelle sue opinioni, le difendeva con calore e qualche volta con brusca eloquenza, che s'aiutava degli atticismi più salati del parlare fiorentino.
  • Per quanto fosse solenne grammatico, rifuggiva da ogni ombra di pedanteria, e anco tentato, sdegnava sempre di trincerarsi in quel campo, comodo rifugio dei disputatori volgari. La perizia grande che avea del latino, lo aiutava maravigliosamente a rintracciare le origini ed i significati di molte parole e modi che entrarono nella lingua più per opera degli scrittori che del popolo; e questi legami latini che uniscono il linguaggio dell'Italia moderna a quello dell'Italia antica, erano da lui tenuti in conto, come tradizione letteraria che abbraccia il presente e il passato della nazione. D'altra parte era tenerissimo dello schietto linguaggio popolare toscano, e in esso riconosceva la fonte viva della lingua e delle sue più naturali eleganze.
  • Quello che il Bianchi valesse come scrittore, sapeva mostrare ogni anno nelle relazioni degli studi accademici, fatte nelle solenni adunanze della Crusca, ed accolte sempre con favore dai numerosi ascoltatori. In esse egli riusciva a vestire di forme nuove ed argute argomenti aridissimi e triti; sia che dichiarasse gl'intendimenti dell'Accademia nella compilazione del Vocabolario, sia che ne difendesse la parte già divulgata da censure immeritate. Né la filologia era capace di contenerlo nei suoi cancelli, ché spesso il suo discorso, presa occasione dagli avvenimenti del tempo, divagava nelle questioni politiche e civili, nelle quali l'amore della patria e della libertà gli davano impeti di sdegnosa eloquenza.

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