Bohumil Hrabal

scrittore ceco

Bohumil Hrabal (1914 – 1997), scrittore ceco.

Bohumil Hrabal, 1994

Citazioni di Bohumil HrabalModifica

  • Qui ho visto, quando è tramontato il sole, come si coricano i gattini, come si mettono a strati, come stanno stesi nei nidi di pelliccetta più caldi quei due che qualcuno ci ha buttato dentro il giardino e poi è scappato... Aprilina, preghi per me, perché io continui a stare al mondo, se non altro, ormai, per i miei gattini... Perché per l'inverno non li aspetta altro che l'allevamento al freddo, preghi per noi qui, per le ragazzine, le tre mamme gatte, preghi per Cassius [...].[1]

Incipit di Ho servito il re d'InghilterraModifica

Fate attenzione a quel che ora vi racconto.[2]

Una solitudine troppo rumorosaModifica

IncipitModifica

Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story.[2] Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari.

CitazioniModifica

  • E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio,[3] con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità.
  • L'unica cosa di cui si può aver terrore al mondo è ciò che si è calcificato, il terrore delle forme rigide, morenti.
  • Quando finì la guerra, ancora negli anni cinquanta avevo il magazzino pieno di letteratura nazista, pressavo con enorme gusto, [...] quintali di quegli opuscoli e libretti sempre sullo stesso tema, pressavo centinaia di migliaia di pagine con le fotografie di uomini e donne e bambini esultanti, vecchi esultanti, operai esultanti, contadini esultanti, SS esultanti, soldati dell'esercito esultanti, nel tino della mia pressa meccanica gettavo di gusto Hitler e il suo seguito che entrava in Danzica liberata, Hitler che entrava in Varsavia liberata, Hitler che entrava in Praga liberata, Hitler che entrava in Vienna liberata, Hitler che entrava in Parigi liberata, Hitler nel suo appartamento privato, Hitler alla festa del raccolto, Hitler col suo fedele cane lupo, Hitler coi suoi soldati al fronte, Hitler che passava in rassegna il vallo atlantico, Hitler in partenza per le città conquistate all'Est e all'Ovest, Hitler chino sulle mappe militari.
  • Se io andassi in Grecia, mi dico, andrei a inchinarmi a Stagira, dove è nato Aristotele, se io andassi in Grecia, farei certamente di corsa, magari in mutandoni, il giro dello stadio di Olimpia, in mutandoni lunghi, e coi lacci alle caviglie correrei il giro d'onore in onore di tutti i vincitori di tutte le olimpiadi, se io andassi in Grecia. Se per caso io andassi con quella brigata del lavoro socialista in Grecia, io gli farei una lezione non soltanto sulla filosofia e su tutti gli edifici, io gli farei una lezione su tutti i suicidi, su Demostene, su Platone, su Socrate, se io per caso potessi andare con quella brigata del lavoro socialista in viaggio in Grecia…
  • Le statue cattoliche sono piene di movimento come atleti, come se stessero sempre dando palla sopra la rete della pallavolo, come se avessero appena corso i cento, o avessero lanciato lontano il disco con un movimento di rotazione vorticosa, sempre con lo sguardo in alto, come se stessero prendendo a due braccia uno smash di Dio stesso, statue cristiane in pietra arenaria con l'espressione di un calciatore che alzando le braccia e con un urlo di gioia ha appena insaccato un goal.
  • Io però avevo ormai dimenticato il Grande slalom, non riuscivo a ricordare neppure una porta, e così quel mio amico, il cui nome avevo pure dimenticato, per convincermi a fare quella discesa incominciò a descrivermela con entusiasmo, incominciamo con una birra dagli Hofman e poi passiamo alla porta della Vlachovka, poi alla Ruzka, poi una bella discesa alla Ztracená varta e poi passiamo alla porta di U Myleru e puntiamo verso l'Erb e dappertutto prendiamo solo una birra grande, in modo da avere abbastanza tempo per passare la porta di U Jarolìmku e poi ancora una birra da Láda, e poi voltiamo subito verso Carlo quarto, e poi con uno scivolone giù all'Automat Svet, e dopo a ritmo rallentato si passa la porta degli Hausman e del Pivovar, poi attraversando i binari si va da Re Venceslao, e poi si passa per la porta di U Pudilu oppure di U Kroftu, e poi possiamo passare la porta di U Doudu e di Merkur, e arrivare al traguardo in pianura della Palmovka o dell'Automat u Scholeru e eventualmente, se c'è tempo, finire tutto quello slalom o da U Horkych o da U Mesta Rokycan
  • Ogni oggetto amato è il centro del Paradiso terrestre.

NoteModifica

  1. Da Paure totali; citato in Alessandro Paronuzzi (a cura di), 101 gatti d'autore. Grandi autori, da Benni a Sepúlveda, dalla Morante a García Márquez, da Eco a Twain hanno descritto un gatto, Franco Muzzio Editore, Padova, 1997, pp. 101-102. ISBN 88-7021-844-9
  2. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937
  3. Cfr. Genesi: «Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino».

BibliografiaModifica

  • Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, traduzione di Sergio Corduas, Einaudi, Torino, 1999. ISBN 978-88-06-12308-6

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