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Barbarossa (film 1965)

film del 1965 diretto da Akira Kurosawa

Barbarossa

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Titolo originale

赤ひげ
Akahige

Lingua originale giapponese
Paese Giappone
Anno 1965
Genere drammatico
Regia Akira Kurosawa
Soggetto Shūgorō Yamamoto
Sceneggiatura Akira Kurosawa, Hideo Oguni, Ryūzō Kikushima, Shūgorō Yamamoto
Produttore Ryūzō Kikushima, Tomoyuki Tanaka
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Barbarossa, film giapponese del 1965 con Toshirō Mifune, regia di Akira Kurosawa.

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Se non ci fossero povertà e ignoranza, la gran parte delle malattie non ci sarebbe. (Barbarossa)
  • Avete mai sentito il detto «Se ti capita il medico sbagliato, puoi lasciarci anche la pelle»? Fossi in voi, andrei piano con le minacce. Io non ammazzo, però... gambe e braccia ve le spezzerei. (Barbarossa)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Paziente 1: Io sono un rompiscatole che non muore tanto presto, e non ho neanche un soldo per pagare le medicine, però vorrei almeno morire sopra un tatami. Anche nelle case più povere hanno i tatami.
    Paziente 2: Però i tatami non fanno bene, nuocciono alla salute, ci si accumula polvere e umidità.
  • Noboru: Non voglio mangiare e non voglio neanche fermarmi qui.
    Barbarossa: Se il cibo ha un brutto aspetto, mastica, e scoprirai il sapore. E questo lavoro, se lo fai con il cuore, capirai la sua importanza. Ho sentito che la tua roba è arrivata: perché non mi fai vedere i tuoi appunti?
    Noboru: Perché non voglio.
    Barbarossa: Non vuoi? E perché?
    Noboru: Ho approfondito i miei studi presso gli olandesi, diagnosticando e curando malattie, seguendo dei metodi tutti miei. Nessuno ha il diritto di appropriarsene.
    Barbarossa: La medicina non appartiene a nessuno, è del popolo.

Citazioni su BarbarossaModifica

  • Con Donzoko (I bassifondi, 1957) e Dodes'ka-den (1970) forma una sorta di trilogia sociale della miseria nell'itinerario di Kurosawa. Sul tema tradizionale del rapporto tra maestro e allievo, è la storia di una presa di coscienza, un romanzo di educazione. Di grande bellezza plastica nell'uso del grande schermo (Tohoscope), sostenuto da una solenne colonna musicale (Haydn, la Nona di Beethoven) e da una varietà di registri narrativi (tenerezza, crudeltà, due gustosi intermezzi comici), affollato di personaggi, risulta un po' programmatico e didattico nel suo assillo di essere un capolavoro umanistico. (il Morandini)
  • Un grandioso affresco umanitarista, pieno di nobile retorica, nel quale si sentono echi di Victor Hugo e di Dostoevskij: al centro c'è la descrizione – mai disperata – del «pozzo senza fine e senza fondo della miseria umana», dalla cui esplorazione i vari personaggi (e il regista con loro) trovano la forza di continuare la loro missione in favore delle miserie altrui. Per inseguire la moltitudine di personaggi che popolano il film, Kurosawa utilizza da maestro il CinemaScope, privilegiando i campi lunghi, anche se rimane in parte schiacciato dalle sue ambizioni e dagli intenti didascalici. (Il Mereghetti)

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