Adolfo Levi

storico della filosofia italiano (1878-1948)

Adolfo Levi (1878 – 1948), filosofo italiano.

L'indeterminismo nella filosofia francese contemporaneaModifica

  • Verso la fine della prima metà del secolo ebbe la prevalenza quella forma di filosofia del Cousin che da eclettica come si era annunciata in origine, si era sempre più andata accostando allo spiritualismo; ma era uno spiritualismo timido, diffidente sia delle ricerche delle scienze sperimentali che delle audaci costruzioni della metafisica tedesca; insomma la filosofia che il Cousin fece dominare nelle scuole francesi era una dottrina più adatta ai letterati o agli uomini politici che non alle menti veramente filosofiche. (Introduzione, cap. I, p. 3)
  • Per il Sécretan, tutte le necessità, anche quella logica, sono relative; Dio ha creato le verità logiche, matematiche, morali: il vero e il bene sono creazione divina. L'ordine del mondo è necessario perché è un effetto libero della volontà divina: ovunque la necessità poggia sulla libertà e la presuppone. L'assoluto è Dio rispetto al mondo perché gli attributi divini esistono solo rispetto al mondo.
    Dunque, perché l'assoluto diventi Dio occorre che crei il mondo; ma per qual motivo l'ha creato? Siccome l'essere assoluto è l'assoluta libertà, l'atto della creazione deve essere un atto di libertà assoluta; il motivo della creazione non si deve quindi trovare nella natura dell'essere assoluto, perché non sarebbe più libero (perciò non dev'essere né un dovere, né un bisogno ecc.): cioè deve trovarsi non nel creatore ma nella creatura che ancora non esiste. (Introduzione, cap. II, pp. 11-12)
  • Secondo il Sécretan, nella coscienza troviamo il sentimento dell'obbligazione, la legge del dovere: questa suppone il libero arbitrio: è ben vero che di questo non può darsi la dimostrazione, ma non può dimostrarsi nemmeno il determinismo universale. La libertà e il determinismo sono due ipotesi contradittorie, una necessaria alla morale, l'altra necessaria alla scienza: quale si deve scegliere? (Introduzione, cap. II, pp. 12-13)
  • Il principio fondamentale del Renouvier è questo: Non si può parlare delle cose se non come sono date alla conoscenza, come rappresentazioni, cioè come fenomeni. Da ciò il nome di fenomenismo che è stato dato al sistema del Renouvier. (Introduzione, cap. II, p. 14)
  • [...] il Milhaud [...] si proponeva di dimostrare che la certezza logica governata dal principio di contraddizione ha un valore puramente soggettivo, non esce cioè dal campo delle creazioni del pensiero e che, per quanto si riferisce alle cose, non permette di affermare nulla di ciò che oltrepassi la cerchia dei fenomeni già osservati. (Libro II, cap. I, p. 183)
  • Il Milhaud combatte il positivismo in quanto questo pretende di assoggettare la libera attività del pensiero al giogo ferreo dell' esperienza sensibile, e con ciò riprende e continua il razionalismo matematico del Cartesio in opposizione all'empirismo e allo sperimentalismo del positivismo scientifico moderno, poggiato sulla fisica non tanto matematica quanto sperimentale, e sulle scienze biologiche [...]. (Libro II, Conclusione, pp. 234-235)
  • Il Milhaud, prima e più di tutti, è un ardente difensore della sovranità suprema della libera attività della ragione. È ben vero che egli combatte due caratteri del vecchio razionalismo, le tendenze metafisiche a credere che con le costruzioni del pensiero si possa penetrare nella realtà oggettiva e imporre a questa quella necessità logica che è propria delle prime; ma attaccando l'oggettivismo ed il determinismo del razionalismo antico egli crede di contribuire al più completo trionfo del pensiero razionale. (Libro II, Conclusione, p. 239)

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