Telefono

strumento per telecomunicazioni ideato per la trasmissione a distanza della voce umana

Citazioni sul telefono.

Un telefono

CitazioniModifica

  • A Milano gli affari si combinano con un colpo di telefono, a Palermo anche con un colpo di lupara. (Enzo Biagi)
  • Come sarebbe stata diversa la storia di Romeo e Giulietta se avessero avuto un telefono! (Isabel Allende)
  • Dio, come sei carino al telefono stanotte. (Sacha Guitry)
  • Il primo abbonato al telefono non sapeva a chi telefonare. (Marcello Marchesi)
  • Il sesso al telefono è il più sicuro: in questo campo sono diventata bravissima. (Naomi Campbell)
  • Il telefono è la sveglia dei svegli. (Ramón Gómez de la Serna)
  • Il telefono mi serve per esprimermi | e più raramente per comunicare. (Fulminacci)
  • Il telegrafo, il telefono, la radio e soprattutto il computer hanno fatto sì che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, si trovi ora nella condizione di essere a portata d'orecchio. Purtroppo, il prezzo da pagare per questo è la perdita di privacy. (Steven Levy)
  • Intercettazioni telefoniche: Pronto! Con... quanti parlo?[1]
  • La gente usa quelli che chiama telefoni perché odia stare nello stesso luogo insieme, ma ha anche paura di stare sola. (Chuck Palahniuk)
  • Quando la figlia si sposa, il padre perde la dote, ma riguadagna il bagno e il telefono. (Robert Lembke)
  • Quando sto un'ora al telefono con un uomo capisco che è quello giusto. (Lory Del Santo)
  • Telefono (s.m.). Infernale invenzione che elimina purtroppo parte dei vantaggi inerenti alla saggia abitudine di tenere a distanza le persone sgradevoli. (Ambrose Bierce)
  • Un essere metafisico in genere non si mette in contatto con noi per telefono. (Carl Gustav Jung)

Roland BarthesModifica

 
Telephonstörung
  • Angosciarsi per il telefono: è il segno inequivocabile dell'amore.
  • Cosicché mi angoscio (vecchia abitudine) per una telefonata che non arriva, ma nello stesso tempo devo dirmi che questo silenzio è, in ogni caso, inconseguente, poiché io ho deciso di non aspettarmi più niente: il telefonarmi, dipendeva soltanto dall'immagine amorosa; scomparsa quell'immagine, sia che suoni sia che non suoni, il telefono riprende la sua futile esistenza.
  • E ancora molto tempo dopo che la relazione amorosa si è acquietata, io conservo l'abitudine di allucinare l'essere che ho amato: talora, una telefonata che tarda a venire riesce ancora ad angosciarmi e, in ogni importuno, credo di riconoscere la voce che amavo: io sono un mutilato che continua ad avere male alla gamba amputata.
  • [...] il telefono non è un valido oggetto transizionale, non è una funicella inerte; il suo significato non è quello del collegamento, ma bensì quello della distanza; la voce amata, stanca, ascoltata per telefono: è il fading in tutta la sua angoscia. Tanto per cominciare, quando questa voce giunge a me, quando essa è là, quando (con molta fatica) continua ad esserci, io non la riconosco mai completamente; si direbbe che essa provenga da dietro una maschera (si dice che le maschere della tragedia greca avessero una funzione magica: dare alla voce un'origine ctonia, deformarla, straniarla, farla arrivare dall'al di là sotterraneo). E, inoltre, l'altro sembra sempre che stia per partire; egli se ne va due volte: attraverso la sua voce e attraverso il suo silenzio: a chi tocca parlare? Cessiamo insieme di parlare: ingombro di due vuoti. Sto per lasciarti, dice ad ogni istante la voce al telefono.
  • Le mie angosce di comportamento sono ridicole e diventano sempre più ridicole, all'infinito. Se l'altro, incidentalmente o negligentemente mi dà il numero di telefono di un posto in cui posso trovarlo a certe ore, io subito mi agito: devo o non devo telefonargli? (Dirmi che posso telefonargli - questo è il senso obiettivo, logico, del messaggio - non servirebbe a niente, poiché ciò che mi mette in crisi è proprio questo permesso).
  • Sembra che Freud detestasse il telefono: proprio lui che invece amava ascoltare. Forse intuiva, presentiva, che la telefonata è sempre una cacofonia e che quello che il telefono lascia filtrare è la voce falsa, la comunicazione fasulla.
  • Sto aspettando un arrivo, un ritorno, un segnale promesso. Ciò può essere futile o infinitamente patetico: in Erwartung (attesa), una donna aspetta, nella foresta, di notte, il suo amante; io sto aspettando solamente una telefonata, ma è la stessa angoscia. Tutto è solenne: non ho il senso delle proporzioni.

NoteModifica

  1. Da la Domenica del Corriere; citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1974.

Voci correlateModifica

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