Targa Florio

Citazioni sulla Targa Florio, corsa automobilistica su strada disputata in Sicilia.

  • [Sulla partecipazione di Eliška Junková all'edizione del 1928] La sua tenacia e determinazione erano notevoli. Per questo evento si è recata in Sicilia con una governante e un'auto come quella con cui avrebbe gareggiato, un mese intero prima della gara. Ha iniziato lentamente, un giro un giorno, due giri il successivo e così via – deve aver fatto trenta o quaranta giri in quella macchina. Conosceva il percorso meglio di chiunque altro. Ha davvero battuto la sua Bugatti; era un'auto molto usata il giorno della gara, ma naturalmente aveva pensato in anticipo e il team Bugatti arrivò con la nuova macchina che aveva ordinato, una T35B dipinta di nero e giallo e disposta per essere consegnata sul campo. Era pronta con il suo piano. Nei primi giri di gara ha iniziato a spaventare gli altri piloti – essere battuti da una donna allora era impensabile – ed è rimasta in testa fino all'ultimo giro. Ciò che non aveva considerato in tutti i suoi accurati calcoli pre-gara, e che non poteva prevedere, era che problemi meccanici avrebbero potuto interferire con il suo piano. Quando lo fecero, fu costretta a ritirarsi. Tuttavia, è arrivata quinta – uno spettacolo fantastico. Nessuno dei presenti a quella Targa Florio, ha mai dimenticato quella formidabile Signora. (René Dreyfus)
Il traguardo della XII Targa Florio (1921) tagliato dal vincitore, il conte Giulio Masetti alla guida della Fiat.

Vincenzo ConsoloModifica

  • Al luogo del TRAGUARDO - XIIª TARGA FLORIO erano transenne, palchi, tribune con pinnate pennoni gonfaloni bandiere impavesate, reclami di BENZINA SUPERIORE LAMPO, PNEUS PIRELLI, ISOTTA FRASCHINI, CEIRANO, MARSALA FLORIO, SECURITAS, VEEDOL, ANSALDO... Ogni luogo era già affollato di gente venuta d'ogni dove, soprattutto dalla capitale, persone civili, ricche, noblesse di Palermo che significava della Sicilia, bellissime signore in grandi paglie chapeaux-jardins velo sulla faccia, con ombrellini che tenevano con grazia tra le dita come il gambo d'un fiore di tela e taffetà, signori con baschi pagliette bastoncini, e in strane divise militari, la rinomata banda di Petralia Soprana bianca e sfavillante negli ori bottoni alamari, negli ottoni dei piatti delle trombe. Ma c'era anche, sparso per i clivi, per lo spiazzo, il popolino basso, villani delle contrade, dei paesi intorno, Scillato Tremonzelli Borragine Aliminusa Sciara...
  • «Non è fiera o festa di santo, è qualcosa al di fuori del lunario, un convegno di gente per la corsa dei carri che dalla costa, da Campofelice, Bonfornello vanno su per la Cerda, Sclàfani, Caltavuturo... C'è un grande apparecchio di palchi e c'è pure lo spiazzo del mercato» disse Gandolfo Allegra al figlio Stefano, e il suo occhio baluginava alla fiamma del lume al pari della lama del trincetto. «Targa Florio si chiama.»
  • [Sulla gara del 1921] Un'automobile, con scoppi, con stridori, con rimbombi, girando e girirando su per i tornanti, si presentò infine là davanti in una nuvola di polvere, di fumo, con due uomini dentro in giacconi di pelle e mascherati che salutavano festanti con la mano. [...] «Sailer!» urlavano dalle tribune, al passaggio delle vetture. «Masetti! Campari! Landi! Ceirano!...» Le signore agitavano per saluto e complimenti ombrellini ventagli e fazzoletti.

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