Stragi di Perugia

Massacro di civili compiuto nel 1859 da mercenari svizzeri-pontifici

Citazioni sulle stragi di Perugia del 20 giugno 1859.

Gli Svizzeri al crocevia di Napoleone Verga, Museo dell'Accademia di belle arti di Perugia
  • Mano a mano che la truppa [pontificia] invadeva la lunga via che da S. Pietro va fino a S. Ercolano, erano poste a ruba ed a sangue le case e le botteghe dei mal capitati cittadini [di Perugia], e cadevano miseramente come travolti dalla fiumana quanti al suo passaggio imbattevansi. Bastava ogni più lieve pretesto per penetrare nelle case e pretendere all'eccidio di tutti gli abitatori; il primo reo era il primo incontrato; e dove per avventura una frotta di soldati passava oltre rubando, un'altra sopraggiungeva a devastare, un'altra ad uccidere. Non valse all'onesto fabbro Mauro Passerini, né all'inferma sua moglie Carolina l'oro sborsato per aver salva la vita; si scuopriva in quella casa un soldato ucciso, chi dice da una palla entrata per la finestra, chi dice da' suoi stessi compagni che gli contendevano la preda. Ad ogni modo quel milite doveva esser vendicato; e le palle micidiali troncavano sul labbro a quei poveretti la preghiera e la discolpa.
  • Nel quartiere abitato da Palmira Tieri fu fatta una scarica di fucili sopra nove donne genuflesse, imploranti pietà. Due di esse furono colpite; e fu fortuna per le altre che la figlia della Irene Polidori, vista tramortita la madre, corresse scarmigliata e fuor di senno per la contrada chiamando soccorso, e fosse dall'uffiziale direttore del concerto musicale adocchiata e protetta: poiché mentre in casa si contendeva del più e del meno pel riscatto della vita, e quale di quelle tapine offeriva uno scudo, quale tre paoli, quale nulla avendo si disperava, e i soldati innanzi agli occhi delle spaventate donzelle ricaricavano i fucili, sopraggiungeva la Polidori con l'onesto uffiziale, che repressa la ferocia dei suoi, fece da due sergenti accompagnare a casa la fanciulla, sottraendola alla ruvida insistenza di quei sconci gregari, in cui pareva che quel volto abbellito dal dolore oscene voglie eccitasse, anziché moti di compassione.
  • Vuolsi che il ministro Cavour nell'udire le stragi di Perugia, uscisse in questa sentenza: essere stato assai meglio per la causa d'Italia che il pontefice[1] apparisse in figura di carnefice che in figura di vittima. Certo è ad ogni modo che per quelle stragi, commentate e lamentate dalle deputazioni dei nuovi esuli perugini, egli depose la vecchia idea di limitare le annessioni al Rubicone; e gli eventi posteriori non fecero che confermarlo nella cangiata risoluzione.

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