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==''Il negus''==
*{{NDR|Sul [[Colpo di Stato in Etiopia del 1960]]}} Era il 1960. Un anno terribile, amico mio. Un verme velenoso si era annidato nel frutto sano e polposo dell'impero, imprimendo alle cose un corso talmente tragico e dsitruttivo che, invece di produrre succo, il frutto produsse sangue. Ammainiamo le bandiere, chiniamo la testa e mettiamoci una mano sul cuore: oggi sappiamo che quello era il principio della fine, e che quanto accadde in seguito era assolutamente irreversibile. (F.U-H.; p. 66)
*[[Germame Neway|Germamè]]? Germamè, caro mister Richard, era uno di quei famosi sovversivi che, al rientro nell'impero, si mettevano le mani nei capelli non riuscendo a credere ai propri occhi. In segreto, naturalmente, perché in pubblico si mostravano leali e parlavano come il Palazzo si aspettava che parlassero. E sua maestà - non riesco proprio a perdonarglielo - ci cascò in pieno. (A. W.; p. 71)
*{{NDR|Su [[Germame Neway]]}} Quell'uomo possedeva una fede ardente, il dono della persuasione, coraggio determinazione e perspicacia; tutte qualità che lo distinguevano dalla grigia massa servile e timorosa degli adulatori e degli ''yesmen'' pullulanti a Palazzo. (p. 73)
*[[Amhà Selassié|Asfa Wossen]] era un uomo debole, passivo e privo di opinioni personali. Tra lui e il padre esisteva un'antipatia reciproca e si mormorava che l'imperatore non fosse sicuro che si trattasse veramente di suo figlio: qualcosa, tra le date dei suoi viaggi e il giorno in cui l'imperatrice aveva dato luce il primogenito, non lo convinceva. (pp. 74-75)
*La città rimase tranquilla. I negozi erano aperti, nelle strade regnava il trambusto di sempre. La maggior parte della gente ignorava l'accaduto e i pochi che avevano udito qualcosa non sapevano che cosa pensarne. Credevano che si trattasse di una faccenda di Palazzo e il Palazzo, da sempre inaccessibile, irraggiungibile, impenetrabile e incomprensibile, faceva parte di un altro pianeta. (p. 75)
*Mi creda, mister Richard: in quel giorno del Giudizio il nostro leale e umile popolo diede a sua maestà una straordinaria prova di lealtà. Quando quei pazzi traditori abbandonarono il Palazzo dirigendosi verso il bosco, la popolazione, istigata dal nostro patriarca, si lanciò all'inseguimento. Non avevano carri armati né cannoni: ognuno afferrava al volo pietre, lance, pugnali e, in preda all'odio e al furore, si precipitava dietro ai fuggiaschi. Quella povera gente di strada, alla quale il nostro sovrano elargiva le sue elemosine, cominciò a spaccare le teste dei mascalzoni che volevano privarli del loro dio per sostituirlo con chissà quale altra esistenza. Senza sua maestà, chi avrebbe distribuito elemosine al popolo, chi lo avrebbe incoraggiato con parole di conforto? (p. 77)
*In quegli anni circolavano due diverse immagini di [[Haile Selassie|Hailè Selassiè]]. Una, quella nota all'opinione pubblica internazionale, presentava l'imperatore come un monarca esotico ma capace, dotato di un'energia inesauribile, di una mente acuta e di una profonda sensibilità; un uomo che si era opposto a [[Benito Mussolini|Mussolini]], aveva riconquistato l'impero e il trono, e nutriva l'ambizione di sviluppare il proprio paese e di svolgere nel mondo un ruolo di rilievo. L'altra immagine, formata poco per volta dalla parte più critica, e inizialmente esigua, dell'opinione pubblica interna, lo mostrava come un monarca deciso a difendere il potere con ogni mezzo; ma soprattutto come un demagogo e un padre padrone che, con i fatti e con le parole, mascherava la corruzione, l'ottusità e il servilismo della classe dirigente da lui stesso creata e blandita. Le due immagini, come spesso succede, erano vere entrambe. Hailè Selassiè aveva una personalità complessa: per taluni piena di fascino, per altri odiosa; certuni lo adoravano, altri lo maledicevano. Governava un paese che conosceva solo i metodi più brutali per conquistare (o per conservare) il potere, e dove le libere elezioni erano sostituite da pugnali e veleni, e le libere discussioni da forche e fucilazioni. Lui stesso era un prodotto di quella tradizione, alla quale a suo tempo aveva fatto ricorso. Tuttavia si rendeva conto che in tutto ciò c'era qualcosa di stonato e di incompatibile con il mondo nuovo. Non potendo certo modificare il sistema che lo manteneva al potere (e per lui il potere veniva prima di ogni altra cosa), ricorreva alla demagogia, al cerimoniale e a quei discorsi sullo sviluppo così assurdi in un paese tanto povero e arretrato. Uomo simpatico, politico astuto, padre tragico e avaro patologico, condannava a morte gli innocenti e graziava i colpevoli: capricci del potere, tortuose manovre di Palazzo, ambiguità e misteri che nessuno riuscirà mai a decifrare. (p. 105)
*Sulle prime, i membri del [[Derg]] agirono nella massima segreteza, senza neanche sapere su quanta parte dell'esercito avrebbero potuto contare. [...] Avevano dalla loro operai e studenti, circostanza importante; ma la maggior parte dei generali e degli alti ufficiali, ossia quelli che comandavano e davano gli ordini, era contro di loro. (p. 142)
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