Differenze tra le versioni di "Primo Levi"

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*È la completezza. Con lui si impara a leggere, scrivere, parlare. Levi insegna una lingua e quella lingua esprime qualcosa che non è solo vicenda, ma ventaglio di strumenti. ([[David Bidussa]])
*Ebbene – afferma Levi – gli studi chimici universitari e la lunga professione di chimico industriale hanno dotato il suo scrivere di strumenti che agli altri scrittori mancano. L'ascoltino quegli scienziati i quali si danno artificiosamente a coltivare terreni sull'altra sponda del sapere. ([[Gianni Fochi]])
*Della prima volta che scorse la scritta ''Arbeit Macht Frei'' dice: "il suo ricordo ancora mi percuote nei sogni". Odori, suoni, luci si trasformano in sensazioni tattili, direttamente fisiche, e dolorose: percuotono. Come per molti usi leviani, anche questo è di derivazione dantesca: "Ne l'orecchie mi percosse un duolo" (Inf. VIII-65): è il dolore che si fa suono, il lamento degli ospiti di Dite, la città infernale a cui [[Dante Alighieri|Dante]] si avvicina con [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] e a cui Levi assimila il [[lager]]. ([[Stefano Bartezzaghi]])
*L'ultimo appello di Primo Levi non dice: «Non dimenticatemi!»; bensì «Non dimenticate!». ([[Claudio Toscani]], ''Come leggere Se questo è un uomo di Primo Levi'', Mursia, 1990)
*La [[memoria]] è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi. ([[Mario Rigoni Stern]])
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