Differenze tra le versioni di "Vittorio Sgarbi"

(→‎Davanti all'immagine: Felix Vallotton)
*Un vento, un vento benefico, non di tempesta, un vento che muove l'aria, pulisce il cielo, risveglia.<br>A questo penso davanti alle opere di [[Giovanni Boldini|Boldini]]: lo stile di Boldini nella sua età matura, non è artificio, come appare, ma natura. È un vento forte che scuote l'immobilità dell'immagine, la sua facilità, il suo limite illustrativo, per una strada diversa da quella del futurismo, ma nello stesso senso. (''Artisti'', p. 160)
*Boldini è un antiaccademico, ma è anche un pittore classico. Il segno, la pennellata veloce non sono una fuga ma una condizione più viva della pittura, un modo per fermare ciò che è instabile, lasciandolo tale. (''Artisti'', p. 160)
*[[Felix Vallotton|Vallotton]] semplifica, stilizza, riduce, restando apparentemente fedele alla realtà, ma vuole rivelarci il segreto ordine delle cose che è lì, in superficie e sembra continuamente scivolare via. (''Artisti'', p. 172)
*Di vita instabile – ma niente di più fermo del suo segno, infallibile e tagliente, come inciso sul metallo – [[Aubrey Beardsley|Beardsley]] ebbe subito l'incrollabile certezza di una vocazione, la fanatica convinzione della fede. Fu puro artista, fu l'essenza stessa dell'arte, senza corpo, per diretta emanazione dell'anima. Appena toccò la carta, subito rinacquero le figure bianche e nere della pittura vascolare, le danze sfrenate del Pollaiolo, i più vertiginosi grafismi di Schifanoia. E il suo rigoroso ''en blanc et noir'' si sostituì, senza destare rimpianti, alla pittura. (''Artisti'', p. 176)
*Il desiderio, la bellezza, la morte, il piacere, il tormento, la voluttà del martirio, l'identificazione e la separazione nei sensi, la mondanità e la sacralità, trovano compiuta espressione, unità e ragione nel segno di Beardsley. Qui il Decadentismo tocca il culmine, ha la sua massima esaltazione come neppure nei suoi più valorosi campioni, Oscar Wilde e D'Annunzio. (''Artisti'', p. 177)
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