Differenze tra le versioni di "Canti popolari"

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*''Tember, tember! Temb, temb, temb! | Io sono una bambina graziosa; | io son l'acqua di sette fontanine | io son la rama di sette arboscelli, | io son la corolla di sette fiori, | io sono una bimbetta, son la piccola Vigiak. || Temb, temb, tember! Temb, temb, tember! || Levatevi, levatevi, fanciulle! | Il sole entra già per lo spiraglio. | Questo giorno non è eguale agli altri giorni; | oggi si leva un sol di primavera; | oggi è il giorno di Vigiak; | levatevi più presto del sole. || Tember, tember! Temb, temb, tember! | Andate di tetto in tetto a destar tutti; | quelli che l'hanno, mettan le vesti nuove, | a chi non l'ha, donatene voi stessi. || Io sono la piccola Vigiak; | vi porto giocondi saluti; | questo giorno non è eguale agli altri giorni, | levatevi più presto del sole. || Tember, tember! Temb, temb, tember! | Io vi darò tutto quel che chiedete; | la mia brocca è piena di cose buone; | venite a prendere ciò che la morte vi destina. | Tember, tember! Temb, temb, tember!'' (da ''Strofette di Vigiak, IV'', pp. 30-31)
*''Son venute, son venute, le fanciulle di Mogk! | ''grakhanor nananor!'' | Le fanciulle di Mogk portano lyre; | ''grakhanor nananor!'' | Son venuti, son venuti i giovani di Segh! | ''grakhanor nananor!'' | I giovani di Segh portano pugnali; | ''grakhanor nananor!'' | Noi siamo andati a Bettis | ''grakhanor nananor!'' | Snella la sua persona, il collo eretto, | ''khanik nanik, gian nanik!'' | Per amor di Dio, donami un bacio, | ''khanik nanik, gian nanik!'' | Siamo andati a Bittis pellegrini per San Niscian; | ''khanik nanik, gian nanik!'' | Noi abbiamo messo la fede d'oro al tuo dito. | ''khanik nanik, gian nanik!'' | Orsù, vieni, mio giovine di Mush! | ''khanik nanik, gian nanik!'' | Vieni, bel giovine dal pugnale d'argento! | ''khanik nanik, gian nanik!'' '' (da ''Canti a ballo, III'', p. 34)
*''La lingua del serpe ha due punte: alleluia! | l'una pel bene, l'altra pel male: alleluia! | l'una vibra a sinistra, l'altra a destra: alleluia! | quella del bene si volga a questa casa: alleluia! | quella del male si volga alla montagna: alleluia! | Nonna, nonna, io sono tuo servo: alleluia! | metti i calzari che crepitano: alleluia! |va' su un poco verso l'uscio del celliere: alleluia! | manda via i miei compagni: alleluia! | da' la nostra parte, serba la tua: alleluia! | "Nonna, nonna che fai costì? alleluia!" | "Io tingo la lana, io filo la lana. {{sic|;}} alleluia! | cucio camicie per diaconi: alleluia! | cucio cappucci per gli archimandriti: alleluia!"'' (da ''Canto di [[Natale]],<ref>La vigilia di Natale i ragazzi poveri, portano zucche trasformate in lanterne, vanno di casa in casa o di veranda in veranda, di porta in porta beneaugurando, e ricevono frutta e torte e bevande. Nota a p. 36 di ''Canti popolari armeni.''</ref>'', p. 37)
 
{{Int|''Canti di nozze''|In ''Canti popolari armeni''}}
*''Il giovin Scialakioto mi prese per la mano | mia sorella prese a palpitare; | ei mi toccò il piede col suo piede, la mano con la mano; | rabbrividii per tutta la persona | e piangevo, oh, piangevo! | Versai lacrime di sangue; | mamma diceva: "Or perché piangi tu? | perché fai la civetta, perché ti lamenti? | oggi tu te ne vai, tu tornerai {{sic|dimani}}; | or una te ne vai, e due ritornerai. | Or vuota te ne vai e piena tornerai | oggi tu te ne vai, e a Pasqua tornerai, | tu tornerai portando in braccio il pargoletto.'' (da ''Le nozze, La sposa'', pp. 41 42)
*''Madre del re<ref>In Armenia si chiama ''re'' lo sposo, e la sposa ''regina''. Nota a p. 42 di ''Canti popolari armeni''.</ref>; su, vieni a vedere, | vieni a vedere chi ti conduciamo; | ti conduciamo un cigno dei laghi, | ti portiamo una lingua lunga sei metri. || Madre del re, su, vieni a vedere, | ti portiamo un celliere pien di mandorle, | ti portiamo un roseto tutto fiorito | ti portiamo garofani e gigli. || Madre del re, su, vieni a vedere: | ti rechiamo colei che scopa l'impiantito, | ti rechiamo colei che accenderà il focolare, | ti rechiamo colei che mungerà le vacche, | ti rechiamo colei che mungerà le pecore, | ti rechiamo colei che farà il bucato. || Madre del re, su, vieni a vedere: | ti meniamo colei che ti picchierà sul capo, | ti meniamo colei che porterà litigi in tutto, | ti meniamo colei che ti sconvolgerà la casa. || Madre del re, su, vieni a vedere: | ti conduciamo colei che ti preparerà il letto, | ti conduciamo colei che ti farà la cucina, | ti conduciamo colei che ti vestirà. || Madre del re, su, vieni a ballare: | ti portiamo una pernice dalla montagna, | ti portiamo una giovenca dai monti, | ti rechiamo una coppia di gazzelle. || Venite a salutare, or via, venite a salutare; | sia vita lunga al re e alla regina! | il re sale sul trono; | il re è l'agnello di Dio''. (da ''Lodi dello sposo III,'', pp. 45-46)
*''Hanno ornato il nostro re; | l'han rivestito di begli abiti dorati; | l'han fidanzato secondo la legge armena; | il Signore lo protegga! | San Karapet<ref>San Giovanni Battista, considerato in Armenia il più potente fra i santi. {{cfr}} nota a p. 65 di ''Canti popolari armeni''.</ref> benedica la sua giovinezza; | il buon Dio lo protegga || Hanno ornato il nostro re; | l'hanno sposato secondo la legge armena; | il "risuscitatore dei morti" benedica la sua giovinezza; | il Signore lo protegga! || Il nostro re porta la croce, | porta la croce sul petto; | ha in capo il ''giago'' rosso, tutto rosso; | e rossa, tutta rossa splende la sua giovinezza. || La sua corona è rossa, e il nodo verde; | rosso il mantello e verde giovinezza; | il sol del nostro re sia sempre ardente; | Dio lo protegga sino al giorno estremo; | rossa è la sua cintura, il suo mantello rosso; | tessuti in fili d'oro i suoi calzari, la sua giovinezza è rossa.'' (da ''Lodi dello sposo, IV'', pp. 46-47)
*''Non voglio andarmene, mamma; non voglio partire! | Mi portano via a forza! | Tu, mammina, augura che mi renda felice, | il latte che mi hai dato, mi renda felice. | Tu, babbo, augura che mi renda felice, | il pane che m'hai guadagnato, mi renda felice. || Non lamentarti, soglia della mia casa, | devo io lamentarmi; | non strisciare, terreno, | debbo io strisciare, | non agitarti, alberello, | io devo agitarmi; | non cadere, o foglia, | devo io cadere; | non brillare, o stella, | devo io brillare; | non levarti, luna, | devo io levarmi; | non piangere, mamma, | devo io piangere.'' (da ''L'addio alla casa paterna, La sposa'', p. 52-53)
:''Ithela na icha mian cardia, | cardia ienati ponus, | cardia opu nachi sindrofia | tin distichian monon. || "Ithela na icha dio cardias | tin mian na stin chariso, | tin allin na cratisso egò, | na mi sas lismoniso. || " Tethia tin thelo cardian, | opu na me agapisi, | na mi fovi se keramnon ! to kima opu afrisi"'' (p. 17)
*''"Dolore e desiderio del cuore si avvicinano, e io muoio. Al dolore trovo conforto, al desiderio che mai farò? | "Oh fossi brezza di notte, vicino a te starei: quando tu ridi sarei allegro, e quando ti duoli, io piangerei."''<ref>Ascoltato e raccolto da Tumiati nei pressi della Fortezza Nuova. {{cfr}} ''Una primavera in Grecia'', p. 17.</ref> (''Che cosa faccio?'', p. 18)
:''"Ponos kie pozos stin cardia | condevo n'apezamo | stou pono orisco iatricò | ston bozo ti tha kamo? || "Na imin avra tis nictòs | plission su na pneo: | oran ghelas na mi diò, | k'otan ponis na chleo."'' ( p. 18)
*''"Se mi amassi, cesserebbero i miei dolori dentro il tuo corpo che non ha dolori: dolci canzoni ti direbbe il mio cuore dentro al tuo corpo che non ha dolori. | "Mille volte io ti dicevo con dolore, che dentro il mio cuore tu batti – e ti dicevo mille volte con dolore: se tu mi amassi! ma tu non mi ami."'' (''Non mi ami'', p. 18)
:''"An m'agapuses, tha mu epava iponi, | mesa is ton poneménosu cormi: | glicà tragudia tha su elei' i cardiamu | mesa s'ton poneménosu cormì. || "Tha s'elega chilias forès me ponus, | pu mesas tin cardiamu si ktipàs. | {{sic|kie}} tha mu eleies chilias fores me ponus | an m'agapuses, allà si den m'agapàs!"'' (p. 18)
*''"Vieni, vieni, ti dico, con la barca alla riva; vieni, vieni, ti dico con amarezza grande. Vieni, vieni, vieni, vieni!" | "Vieni, vieni e non altra; fuggo, lontano vado. Vieni, guarda come piango, con amarezza grande. Vieni, vieni, vieni, vieni!" | "Vieni, vieni, ti dico, lasciami in pace piangere. Vieni, vieni, vieni, vieni!"''<ref>Cantato da pescatori che vogavano in diretti verso la Fortezza Vecchia. {{cfr}} ''Una primavera in Grecia'', p. 19</ref> (''Non mi ami'', p. 19)
:''"Ela, ela, tha su lego | me ti barca sto acroiali: | ela. {{sic}} ela, tha su lego | me parapono picrò | Ela, ela, ela, ela! || "Ela, ela, kie ochi ali | feugo, macrià pigheno: | ela, na me diss pos chlego, | me parapono picrò. | Ela, ela, ela, ela! || "Ela, ela, tha su legò | mi me tragnàs kekleo: | ela, ela, tha su lego | me parapono picrò. | Ela, ela, ela, ela!"'' (pp. 19-20)
 
===In ''L'alfabeto dell'amore. Canti rodii''===
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