Differenze tra le versioni di "Camillo Benso, conte di Cavour"

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*Dal momento in cui mi trovai in condizione di poter leggere da me stesso i libri di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], ho sentito per lui la più viva ammirazione. È a mio giudizio l'uomo che più ha cercato di rialzare la dignità umana, spesso avvilita nella società dei secoli trascorsi. La sua voce eloquente ha più di ogni altra contribuito a fissarmi nel partito del progresso e della emancipazione sociale. L<nowiki>'</nowiki>''Emile'' soprattutto mi è sempre piaciuto per la giustezza delle idee e la forza della logica».<ref name=def/><!--p. 49-50-->
*Forse questa mia dichiarazione sarà tacciata d'imprudenza, poiché dopo di essa il Ministero deve aspettarsi di perdere in modo assoluto il debole appoggio che da qualche tempo esso riceveva dall'onorevole deputato [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] e da' suoi amici politici. [...] Già nel 1848 ebbi a pugnare contro di lui, io nelle file degli uomini moderati, egli associato agli individui che rappresentavano l'opinione più avanzata; e mi rassegnerò di nuovo a combatterlo ora che è a capo di coloro che, a creder mio, si preoccupano delle idee di conservazione a tal punto da dimenticare i grandi principii di libertà.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', volume 4, Botta, Torino, 1865, [https://books.google.it/books?id=B_MuAAAAQAAJ&pg=PA335 p. 335].</ref>
*[[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] ha reso agli italiani il più grande dei servigi che un uomo potesse rendergli: ha dato agli italiani fiducia in se stessi, ha provato all’Europaall'Europa che gli italiani sapevano battersi e morire sui campi di battaglia per riconquistarsi una patria.<ref>Citato in Aldo Cazzullo, ''L'elite dimenticata del nostro Risorgimento'', ''Corriere della Sera'', 9 marzo 2017, p. 31</ref>
*Gita a Fernet col principe di Craon. Abbiamo visitato il salotto e la stanza da letto di [[Voltaire]]. In essa tutto è rimasto come quando Voltaire vi abitava. I mobili sono molto semplici. Il salotto è pieno di quadri indecenti.<ref name=def/> <!--diario? 23 agosto (p. 57)-->
*Ho lo [[spirito]] molto elastico, e credo di sapermi adattare a qualsiasi posizione. La sola cosa che non potrei guardare senza fremere, sarebbe una [[vita]] perfettamente oziosa oppure unicamente speculativa. Ho bisogno d'impiegare non solo le mie facoltà intellettuali, ma anche le mie facoltà morali. (dalla lettera al padre del 2 dicembre 1830<ref name=def/><!--p. 45-->)
 
==Citazioni su Camillo Benso, conte di Cavour==
*Anche il suo linguaggio politico è da ricordare: agli “energumeni"energumeni da comizio”comizio" egli {{NDR|[[Cavour]]}} opponeva parole che esaltavano la necessità della preparazione, della buona amministrazione come essenziali per ottenere i risultati voluti. ([[Mario Draghi]])
*Anche per ragioni di famiglia, come noto la madre era di origine ginevrina, nel periodo della sua formazione Cavour guardò al di là delle Alpi, soprattutto ai fermenti politici della Francia di Luigi Filippo e al mondo produttivo inglese. Tramite l'opera di Cavour, l'Europa trovò un canale importante per influire sulla cultura della classe dirigente del Piemonte sabaudo e successivamente dell'Italia unita. ([[Mario Draghi]])
*Cavour non fu un patriota del tipo [[Silvio Pellico|Pellico]] ed [[Inno di Mameli]], ma un uomo dinamico, certamente colto, ma non di una cultura umanistica all'italiana, tipo Alfieri, Balbo, Gioberti... Era uno che amava rischiare. Come tutti i torinesi ricchi aveva una formazione francese e un solido parentado elvetico. È noto che essendo di madrelingua francese, per mettersi in politica, l'italiano lo dovette imparare. È anche noto che era il comproprietario di un feudo-tenuta che si scrive e si legge in francese. Molto ricco, curioso, intraprendente, sicuro di sé, conosceva di Parigi i luoghi che contavano, non certo le ''banlieu'', e a Parigi si fermò a giocare in Borsa. Perdendo, purtroppo. Perché, se avesse vinto, l'Italia di oggi avrebbe una diversa classe dirigente. Visitò Londra e anche Edimburgo, capitale della massoneria. Non girò l'Italia come [[Massimo d'Azeglio]]. Anzi, non la conosceva affatto. Non fu mai a Palermo e a Napoli, non vide mai Roma, che voleva come capitale d'Italia al solo scopo di non lasciare spazi all'azione di [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] e dei repubblicani; non andò mai a Venezia, che pure cercò arditamente di portare nei confini sabaudi. Solo una volta fu a Firenze, per sbrigare un affare di governo, e forse due volte a Milano, per lo stesso motivo. ([[Nicola Zitara]])
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