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*Io, cittadino ateniese, amico di Dione, suo alleato, mi recai dal tiranno per cambiare in amicizia un rapporto di ostilità; combattei contro i calunniatori, ma ne fui sconfitto. Tuttavia, per quanto Dionigi con onori e ricchezze cercasse di tirarmi dalla sua parte per usarmi come prova a favore della legittimità dell'esilio di Dione, in questo fallì miseramente. (333d<ref>Traduzione italiana di Maria Grazia Ciani in ''Platone. Lettere'', Fondazione Lorenzo Valla 2002, p. 103.</ref>)
*Se mi darai ascolto e verrai in [[Sicilia]], per prima cosa la situazione di [[Dione]] verrà regolata secondo i tuoi desideri - desideri che saranno senz'altro ragionevoli e ai quali io non farò opposizione; in caso contrario, nulla si farà di quanto tu desideri per i suoi affari e per lui. (339c<ref>Traduzione di Maria Grazia Ciani in ''Platone. Lettere'', Fondazione Lorenzo Valla, 2002.</ref>; attribuita a [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio II]]) {{NDR|rivolgendosi a Platone}}
*Mi recai alla corte del tiranno, io, ateniese, amico di [[Dione]] e suo alleato, per cercare di riportare fra di loro l’amicizia dopo l’ostilità; ma fui sconfitto dalle maldicenze dei calunniatori. Allora [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio]], offrendomi onori e ricchezze, cercò di convincermi a passare dalla sua parte, di diventargli amico, dando così testimonianza che l’esilio di Dione era meritato: ma non riuscì nel suo intento. (333d)
 
===[[Explicit]]===
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