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*Poiché dunque – io credo – l'amore e la percezione della parentela universale pervadevano tutta quanta la realtà, nessuno uccideva, in quanto l'uomo considerava familiari tutte le creature viventi. Ma da quando al potere giunsero Ares e Tumulto ed ebbero origine tutti i conflitti e le guerre, nessuno risparmiò più il suo prossimo. Bisogna però esaminare anche la questione seguente. Noi avvertiamo un senso di parentela verso tutti gli uomini, ma riteniamo comunque necessario eliminare e punire tutti i malfattori e chiunque sia spinto da un impulso di naturale malvagità a nuocere a qualcun altro. Probabilmente è giusto agire alla stessa maniera con gli [[animale|animali]] privi di ragione, tra cui occorre sopprimere quelli che per natura sono aggressivi o nocivi o inclini a fare del male a chi si avvicina a loro. Quanto invece a tutti gli altri esseri viventi che non commettono alcuna ingiustizia né tendono per natura a fare il male, non c'è alcun dubbio: trucidarli e farne strage è un atto d'ingiustizia non meno grave che sopprimere uomini altrettanto innocenti. È solo un'apparenza che tra noi e gli altri animali non sussiste alcun diritto comune [...]. (II; 2015, p. 343)
*E infatti non bisogna lordare di sangue gli altari degli dèi e gli uomini non dovrebbero neppure sfiorare tale alimento {{NDR|la carne}}, come del resto non toccano il corpo dei loro simili. (II; 2015, p. 347)
*Come in passato non era lecito agli uomini toccare gli animali, allo stesso modo anche oggi l'atto di ucciderli per trarne nutrimento si deve ritenere un'infrazione a tale legge. [...] Infatti, se non altro, a comportarci così otterremmo il grande risultato di porre tregua alla violenza che ci infliggiamo reciprocamente. È chiaro infatti che chi ha la sensibilità di declinare la violenza assassina contro i viventi di altre [[specie]], avrà anche l'intelligenza di non fare del male a quelli della sua stessa specie. (II; 2015, p. 348)
*Il [[bene]], in tutte le sue espressioni, è docile e piano, procede per gradi e non oltrepassa mai il limite. (II; 2015, p. 353)
*In ogni caso è proprio a causa dei demoni malvagi che la [[stregoneria]] si realizza in ogni sua forma ed essi – in particolare il loro capo – sono venerati da quanti compiono cattive azioni per via d'incantesimi. (II; 2015, p. 355)
*Il [[filosofo]] autentico è un uomo che molto ha indagato, che sa discernere i segni e comprendere le realtà della natura. Egli è intelligente, ordinato, morigerato ed è proteso a salvare se stesso con ogni risorsa di cui dispone. (II; 2015, p. 358)
*Passiamo poi a discutere della [[giustizia]]. Visto che i nostri avversari hanno affermato che la si deve estendere solo agli esseri simili a noi e pertanto escludono gli [[animale|animali]] dal suo dominio, in quanto li ritengono privi di ragione, è venuto il momento di esporre l'opinione vera – ossia quella dei [[Scuola pitagorica|pitagorici]] – e di mostrare che ogni anima dotata di percezione e di memoria non può che essere razionale. (III; 2015, p. 365)
*E tuttavia, se si deve dire la verità, si può osservare che non solo in tutti gli animali il ragionamento è presente, ma che in molti di loro presenta i presupposti per svilupparsi fino al grado della perfezione. (III; 2015, p. 366)
*Gli [[Arabi]] sono in grado di comprendere i corvi, gli [[Etruschi]] le [[aquila|aquile]]. (III; 2015, p. 367)
*[...] il [[ragionamento]] in sé si ingenera naturalmente, ma la sua forma eccellente e perfetta si acquisisce con la cura e con l'apprendimento. (III; 2015, p. 385)
*A tutte le scuse di coloro che ammettono di fatto che si mangi carne per piacere ed intemperanza, e adducono invece sfacciatamente come pretesto di fare ciò per una necessità che attribuiscono, più di quanto convenga, alla nostra natura, mi sembra, Castrico, di essermi opposto a sufficienza con i libri precedenti. (III; 1994, p. 379)
*[...] il companatico di [[Pitagora]] è più saporito di quello di [[Socrate]]. Quest'ultimo affermava infatti che il companatico del cibo è la fame, mentre Pitagora lo fa consistere nel non ledere nessuno e lo addolcisce con il senso di giustizia. Evitare il cibo carneo significherebbe infatti evitare di commettere un'ingiustizia per procurarsi il nutrimento. (III; 2015, p. 389)
*È verosimile peraltro che chi ha ritenuto di far derivare la giustizia dalla parentela tra gli esseri umani, ne ignori il carattere peculiare. Intesa in tal modo, essa si risolverebbe infatti in una sorta di filantropia, mentre la giustizia consiste nel trattenersi e nell'evitare di nuocere a qualunque essere vivente che a sua volta è innocuo, a prescindere dalla specie cui esso appartiene. È così che la pensa l'uomo giusto, non in quell'altro modo, ed è per questa ragione che la giustizia, che consiste nel non ledere nessuno, va estesa fino agli animali. (III; 2015, pp. 389-390)
*Fin quando uno commette [[ingiustizia]], anche se possiede tutte le ricchezze e tutte le terre di questo mondo, continua a restare povero [...]. (III; 2015, p. 391)
*{{NDR|Gli [[Antico Egitto|egizi]]}} seppero bene che dio era passato non solo attraverso l'uomo e che l'anima non aveva posto il suo tabernacolo solamente nell'uomo, ma che essa era penetrata quasi in tutti gli animali. Perciò, nel costruire immagini degli dèi, presero assieme all'uomo ogni tipo di animale e mescolarono in qualche modo il corpo dell'uomo con quello di animali o di uccelli. [...] Indicano chiaramente con queste raffigurazioni che gli animali sono uniti fra di loro per volere divino, e che, sia domestici che selvatici, ci sono affini non senza un volere divino. (IV<!--, 9-->; 1994, p. 387)
*{{NDR|Gli egizi}} avevano osservato che l'anima di ciascun animale, non appena sciolta dal corpo, era razionale, conoscitrice del futuro, capace di vaticinare e di fare tutto ciò che anche l'uomo, libero dal corpo, poteva fare. Perciò, giustamente, li onoravano e si astenevano dal cibarsi di essi per quanto potevano. (IV<!--, 10-->; 1994, p. 388)