Differenze tra le versioni di "Ovidio"

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*Ogni amante è un guerriero, e Cupido ha il suo accampamento. (I, 9, 1)
:''Militat omnis amans, et habet sua castra Cupido''.
*Turpe è il vecchio che vuol ancora militare sotto le insegne di Cupido, turpe cosa è l'amore nei vecchi. (I, IX, 4;<ref citatoname=Fumagalli>Citato in Fumagalli 1921.</ref>)
:''Turpe senex miles, turpe senilis amor''.
*Mentre parlo, l'ora fugge. (I, 11, 15)
:''Quid peperisse duos et dis placuisse duobus et | forti genitore et progenitore comanti | esse satam prodest? An obest quoque gloria multis?''
*E anche questa mia facondia, se un po' ne ho, che oggi interviene per me come tante volte è intervenuta per voi, non mi attiri malanimo: nessuno deve rinunciare a sfruttare le doti sue personali. Io infatti esito a definire pregi di uno la stirpe, gli antenati e le cose che l'individuo non deve al proprio operare. (Ulisse; XIII, 135; 1994, p. 509)
*Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono turgidi grappoli d'uva sulle viti! Ci sono erbe dolci e tenere [...]. La terra nella sua generosità vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue [...]. Che enorme delitto è ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali! Ti par possibile che tra tanto ben di dio che produce la terra, ottima tra le madri, a te non piaccia masticare altro coi tuoi denti crudeli che carne ferita, riportando in voga le abitudini dei Ciclopi? (Pitagora; XV, 72-93<ref>Citato in Erica Joy Mannucci, ''La cena di Pitagora'', Carocci, Roma, 2008, p. 16. ISBN 978-88-430-4574-7</ref>)
*Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo, vivere della morte di un altro essere vivente! (Pitagora; XV, 85; 1994, p. 609)
*Donde nell'uomo tanta fame di cibi proibiti? (lib. XV, v. 138; citato in<ref name=Fumagalli 1921/>)
:''Unde fames homini vetitorum tanta ciborum?''.
*Tutto si trasforma, nulla perisce. Lo spirito vaga e da lí viene qui e da qui va lí e s'infila in qualsiasi corpo, e dagli animali passa nei corpi umani e da noi negli animali, e mai si consuma. [...] <br>E poiché ormai mi sono slanciato su questo vasto mare e corro a vele spiegate col vento in poppa: in tutto il mondo non c'è cosa che duri. Tutto scorre, e ogni fenomeno ha forme errabonde. (Pitagora; XV, 165; 1994, p. 613)
*O Tempo divoratore, e tu, invidiosa [[Vecchiaia]], voi tutto distruggete e a poco a poco consumate ogni cosa facendola morire, rosa dai denti dell'età, di morte lenta. (Pitagora; XV, 234; 1994, p. 615)