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*In tutti i paesi del mondo la ricerca vive di finanziamenti pubblici. Ci sono essenzialmente tre modi per assegnarli: criteri di opportunità [[politica]], indici bibliometrici, o la ''peer review'', la valutazione da parte dei pari, anonima e indipendente. Prima di assumere un [[Professore|docente]], qualsiasi dipartimento chiederà cosa ne pensino i rappresentanti della sua disciplina sparsi per il mondo. Il capo del dipartimento manderà una ventina di e-mail ai più noti studiosi in quella disciplina, chiedendo loro di scrivere una o due pagine con una valutazione della ricerca e delle prospettive future del docente in [[esame]], e una comparazione della sua ricerca con quella di altri studiosi della stessa età che insegnano in atenei dello stesso livello. E prima di decidere se pubblicare un lavoro, un direttore di rivista scientifica chiederà a dei ''referees'' esterni cosa ne pensano. Questi sottoporranno dei rapporti, con una valutazione dettagliata degli elementi di innovazione nel lavoro e di eventuali difetti, ed eventuali suggerimenti su come correggere questi ultimi. Il direttore della rivista deciderà quindi se accettare il lavoro, rigettarlo, oppure rimandarlo agli autori perché vi apportino modifiche, da far poi valutare nuovamente ai ''referees''. Con questa procedura, le migliori riviste di ogni disciplina pubblicano meno del 10% dei lavori ad esse sottoposte. Infine, molti dipartimenti pagano per essere sottoposti periodicamente alla valutazione dei migliori colleghi di altri atenei che ne indichino i punti di forza e di debolezza ([[Roberto Perotti]]).
*L'eterno dilemma fra purezza del sapere e bisogno di risorse è ben presente nell'accademia americana da più di un secolo, ma evidentemente non le ha impedito di sviluppare l'ambiente di ricerca più avanzato del mondo. Si tratterà di fare tesoro di questa esperienza e di imporre i correttivi adeguati alle degenerazioni più eclatanti; ma benché sia legittimo e utile evidenziare i rischi di un'eccessiva commercializzazione, è importante anche sempre tenere presente l'alternativa, che è molto peggio. Il miglior modo di evitare i conflitti di interesse ed i rischi di un'eccessiva commercializzazione della ricerca è di non fare ricerca del tutto che è la strada scelta da gran parte dell'università italiana ([[Roberto Perotti]]).
*Lo sfacelo della scuola e dell’universitàdell'università in [[Italia]] sono sotto gli occhi di tutti, ma chi è il colpevole? La [[Letizia Moratti|Moratti]], attuale ministro del governo di centro-destra, oppure [[Luigi Berlinguer|Berlinguer]], ministro del precedente governo di centro-sinistra? Secondo Roberto Alonge tutto comincia con il ‘68'68, che ha aperto l’universitàl'università a ogni tipo di diplomato, e che ha distrutto non solo il principio di autorità, ma anche quello della [[meritocrazia]]. Dal ‘68'68 a oggi, per i docenti (della scuola e dell’universitàdell'università) ci sono stati sempre e solo sanatorie e assunzioni in ruolo ope legis, cioè senza concorso, qualche volta camuffate. E i docenti sono diventati fatalmente sempre meno preparati, sempre più ''asini calzati e vestiti''. Una famiglia e una società senza più gli antichi valori dello studio, della disciplina, dell'abnegazione hanno costretto peraltro i docenti della scuola a trasformarsi anche in [[Psicologo|psicologi]], [[Sociologo|sociologi]], [[Assistente sociale|assistenti sociali]], a insegnare l’educazionel'educazione alla [[cittadinanza]], l’educazionel'educazione sessuale, l’educazionel'educazione alimentare, l’educazionel'educazione stradale e quant’altroquant'altro (e sempre per quattro soldi di stipendio). Quando Luigi Berlinguer (ministro dell’ultimodell'ultimo governo Dalema e fratello dell’exdell'ex segretario del PCI), undici anni fa, cercò di concedere aumenti salariali consistenti agli insegnanti più preparati e più disponibili, fu travolto e biasimato dalle proteste degli stessi insegnanti, ex ‘‘compagni’’''compagni'', in nome dello spirito della ''contestazione'', che rivendicavano solo aumenti uguali per tutti ([[Roberto Alonge]]).
*Nelle università italiana prosperano dinastie che si tramandano il titolo per generazioni. Dominano su una massa di disperati precari della ricerca, sottopagati, ridotti al silenzio e in alcuni casi alla sottomissione servile con la forza del ricatto ([[Davide Carlucci]]).
*L’universitàL'università è stata, storicamente, un bacino di incubazione della classe di governo dello Stato. E mentre a [[Roma]] si accalcavano i baroni che, consolidato il proprio potere, passavano all’incassoall'incasso, nei piccoli e grandi centri della provincia, l’autonomial'autonomia universitaria (definitivamente approvata nel 1999) ha dato la stura a una miriade di progetti e di iniziative didattiche. Con la riforma ogni ateneo è libero di proporre propri percorsi di studio. Può chiamare i corsi come vuole e darsi gli obiettivi formativi che più ritiene congeniali, attenendosi certo alle indicazioni nazionali sulle classi di laurea ma con una notevole dose di discrezionalità ([[Davide Carlucci]]).
*Lungo il crinale del provincialismo, il sogno di ospitare sedi universitarie scatena scontri di campanile, o addirittura piccole guerre di geopolitica accademica, come quella scoppiata in tra gli atenei di [[Bari]] e di [[Lecce]] per la «colonizzazione» di un capoluogo, [[Brindisi]], da dotare di nuove facoltà. Ma del o nessuna università che si rispetti ha un’unicaun'unica sede. I comuni che ospitano almeno una costola di ateneo sono arrivati i a quota 251 (sette anni fa erano 196, ma il dato è in continua crescita). Tra questi figurano persino paesini con meno Li cinquemila abitanti (come Esine, in Val Camonica, oppure nel cuore del [[Cilento]]). E visto che ci sono tanti do:enti da far lavorare (o tanti predestinati da far diventare prof) corsi di laurea si sono moltiplicati: oggi sono 5545, prima della riforma erano 2336 ([[Davide Carlucci]]).
*E la moltiplicazione di sedi e corsi di laurea ha stuzzicato la creatività dei padroni del vapore universitario: ha così preso vita a [[Macerata]] il corso di studio in «Scienze sociali per lo sviluppo e la pace», a Torino quello che specializza nella «Schedatura del verde urbano». Sempre in Piemonte c’èc'è la laurea che prepara in «Turismo alpino» e quella che educa alla «Teoria delle forme». Ci sono studenti che dovrebbero applicarsi allo studio di «Scienze equine» con tanto di corsi di equitazione in centri convenzionati. E corsi di laurea che promettono di formare in «Tecnologie del fitness» ([[Davide Carlucci]]).
*A Genova non mancano le famiglie eccellenti radicate nell’universitànell'università, come gli Acquarone o i Berti Riboli. Nel 2005 proprio l’ordinariol'ordinario di [[Chirurgia]] Edoardo Berti Riboli, presidente di commissione in un concorso universitario, denunciò di essere stato «oggetto di pressioni da parte di un personaggio molto potente», che voleva fosse favorito un suo protetto. «Non avendo assecondato tale volontà, da allora sono vittima di ritorsioni», ha aggiunto Berti Riboli, che due anni dopo è tornato a denunciare l’ingerenzal'ingerenza della politica e della massoneria nelle nomine dei medici nelle Asl liguri. Tra i figli d’arted'arte eccellenti c’èc'è Andrea Pericu, figlio di Giuseppe, che oltre a essere stato sindaco della città è anche ordinario a [[Giurisprudenza]]. Andrea, invece, è associato di Diritto dell’dell'[[economia]] ([[Davide Carlucci]]).
*A [[Udine]] la famiglia Bresadola conta quattro professori in facoltà. Il capostipite è Fabrizio, ordinario, direttore della cattedra di [[Chirurgia]] generale ed ex presidente dell’aziendadell'azienda ospedaliera. Nel SUO stesso dipartimento è associato suo figlio Vittorio: nel 2001 Vinse un concorso a Siena, ma subito fu chiamato dall’universitàdall'università friulana Marco, invece, si è laureato in Filosofia, ma è riuscito comunque a insegnare a [[Medicina]], alternando la sua attività di ricercatore tra Ferrara (dove è inquadrato) e Udine. Anche la moglie di Vittorio, Maria Grazia Marceli, che si è specializzata a [[Ferrara]], figura nel personale della clinica chirurgica. «Non c’èc'è niente di irregolare — tuona Fabrizio Bresadola — se le progressi di carriera sono giuste, non c’èc'è nepotismo». Assicura che è così anche Anna Pusiol, ricercatrice in [[Pediatria]] e moglie di Umberto Baccarani, ricercatore in Chirurgia generale e a sua Volta figlio dell’ematologodell'ematologo Michele, ora a [[Bologna]], in passato a [[Udine]]. «Io ho fatto un concorso, ero l’unical'unica candidata e ho vinto.» Non si sente una privilegiata: «guadagno 1200 euro al mese e lavoro come una dannata dalla mattina alla sera...» ([[Davide Carlucci]]).
*Nel corso del 2004 gli uomini del Gruppo di investigazione sulla [[criminalità organizzata]] (Gico) di [[Bologna]] indagano su un giro di fatture gonfiate utilizzate per sovvenzionare medici e docenti universitari che in cambio «promuovevano» medicinali ben oltre le reali necessità dei pazienti. Il giochetto è quello di sempre: l’aziendal'azienda finanzia convegni e corsi di studio, ma ai professori che gestiscono gli eventi fa arrivare molti più soldi di quanti realmente occorrano. Un’agenziaUn'agenzia si premura di tenere la contabilità e organizzare il tutto. Al momento del rendiconto, però, fattura spese inesistenti facendo così scivolare nelle tasche di baroni e baronetti i soldi per le vacanze, l’autol'auto nuova, gli investimenti immobiliari ([[Davide Carlucci]]).
*I figli dei docenti sono più bravi perchè hanno tutta una ''forma mentis'' che si crea nell'ambito familiare tipico di noi professori. Questa infelice frase a metà novembre scorso è scappata di bocca al professor Giuseppe Nicotera mentre mi spiegava al telefono come il suo figliuolo Ludovico avesse vinto in solitaria un concorso per ricercatore nell'università più chiacchierata d'Italia ([[Nino Luca]]).
*Sono trascorsi 5 minuti dalle ore 14 di sabato 5 ottobre. Siamo nel 2002 e i professori Francesco Mazzoleni, Cristiano Dominici, Roberto Bracaglia si riuniscono nei locali del dipartimento di Scienze ortopediche, ricostruttive e del lavoro dell’Universitàdell'Università degli studi di [[Firenze]]. «Dopo lunga, attenta e approfondita discussione nella quale intervengono ripetutamente tutti i presenti, la commissione delibera all’unanimitàall'unanimità vincitore della valutazione comparativa Giulia Lo Russo». Ecco il giudizio: «Ottime le qualità e l’impegnol'impegno scientifico della candidata: è adatta a ricoprire il ruolo di ricercatore universitario». Alle ore 14,30 termina la seduta. Lunga discussione? Ma come: letto, approvato e sottoscritto in 25 minuti per un posto che durerà tutta la vita? Già perché la concorrente era l’unical'unica a partecipare. Un posto per tutta la vita che fa gola solo ad una persona... Giulia Lo Russo è figlia dell’ordinariodell'ordinario Domenico Lo Russo. Entrambi lavorano presso l’universitàl'università di [[Firenze]] nella facoltà di [[Medicina]], in Chirurgia plastica. Quindi la candidata era la figlia del prof ed è stata l’unical'unica a presentarsi, altro che valutazione comparativa come scrivono i commissari. Che fortuna! Alla seconda prova scritta è stato “estratto”"estratto" il seguente tema: «Il lembo di muscolo grande gluteo». Poteva essere estratto, e già questa è una fortuna, anche il muscolo piccolo oppure quello medio. Eppure è uscito il glande. «Che grande colpo di [[Natiche|gluteo]]!» ([[Nino Luca]]).
*Se si presenta una persona con trenta pubblicazioni da [[premio Nobel]], ''in primis'' è costretto a presentarne solo alcune, mettendosi al pari dei candidati scadenti, e poi se sono su tematiche che non son attinenti alle competenze del bando sono escluse...per favorire il candidato di basso profilo. Comunque col sistema attuale dei concorsi decentrati, con il membro interno, con la possibilità di limitare le pubblicazioni e mettere profili per i candidati vincitori, non penso che si possa favorire il merito. Tutto chiaro? ([[Nino Luca]]).
 
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