Differenze tra le versioni di "Gaio Lucilio"

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:''Haec ubi dicta dedit, fecit pausam ore loquendi.'' (18 Marx)
 
*<ref>Per bocca di Apollo - dio della medicina, della musica, della profezia e della poesia - Lucilio deride l'epiteto di "pater" che si suole attribuire indistintamente a tutti gli dèi.</ref> '''Apollo''': Non c'è nessuno di noi che non sia o l'ottimo padre degli déi o il padre Nettuno o il padre Libero o il padre Saturno o il padre Marte, Giano, Quirino, e non venga chiamato con questo nome. (1968)
:'''''Apollo''''': ''Nemo sit nostrum quin aut pater optimus Divum,<br />aut Neptunus pater, Liber, Saturnus pater, Mars,<br />Ianus, Quirinus pater siet ac dicatur ad unum.''
 
 
*<ref>Corre l'anno 121 a.C., e Quinto Muzio Scevola, detto Augure, è pretore ad Atene. Incontra per caso Tito Albucio, e lo saluta in greco (''chaere'' (Χαῖρε), che equivale al ''vale'' latino, significante: ''stammi bene! Salute a te!''), come se Tito non fosse un cittadino romano, e quindi non capisse il latino. Il che sarà preso come un'offesa da Tito, il quale, l'anno successivo, accuserà il pretore Scevola di estorsione: quegli dovrà tornare in Italia, a Roma, per pronunciare la propria difesa davanti a un tribunale, ed essere assolto in tempo per candidarsi al consolato e ottenerlo nel 117 a.C.; si andrà formando tra i due, col tempo, un divario sempre maggiore, e una lunga serie di incidenti deteriorerà i rapporti tra i due.</ref> '''Quinto Muzio Scevola Augure''': O Albucio, tu hai preferito essere detto greco, invece che romano o sabino, concittadino di Ponzio<ref>Cittadino di probabili origini sannitiche.</ref>, di Tritano<ref>Uomo di forza erculea, di probabili origini sannitiche.</ref>, concittadino di centurioni<ref>Il ''[[w:Centurione|centurio]]'' comanda una [[w:Centuria|centuria]], il cui numero di armati si aggira intorno al centinaio.</ref>, di uomini insigni, di primipili<ref>Il ''[[w:Primus pilus|primus pilus]]'' è il capo di tutti centurioni che operano all'interno della sua legione.</ref> e di alfieri<ref>Il ''[[w:Signifer|signifer]]'' è il portainsegne romano.</ref>. Perciò ad Atene, al tempo che ero pretore<ref>Il ''[[w:pretore (storia romana)|praetor]]'' era un magistrato romano. Era investito di un pieno potere in ambito militare (detto ''[[w:Imperium|imperium]]''), ma il suo ruolo più importante era svolto in materia giuridica: doveva impostare in termini giuridici le controversie, correggere e colmare le lacune dello ''[[w:Ius civile|Ius civile]]'', presiedere ai processi penali, supplire ai consoli assenti in Roma, sovrintendere talvolta alle manutenzioni delle reti idriche della capitale.</ref>, visto che tu lo preferivi, quando ti sei presentato a me, ti ho salutato in greco: «Chaere, o Tito.». E i littori<ref>Il ''[[w:Littore|littor]]'' era tutore dell'ordine ed era soprattutto assegnato alla difesa personale degli alti magistrati.</ref> e tutta la coorte<ref>La ''[[w:Coorte|cohors]]'', secondo la riforma dell'esercito di Gaio Mario, consta di tre manipoli, dei quali uno di ''hastati'', un secondo di ''principes'', e un ultimo di ''triarii'', per un totale di 600 uomini.</ref> e la folla: «Chaere, o Tito.». Fu da quel momento che Albucio mi divenne nemico, da allora mi fu avversario. (1968)
:'''''Quintus Mucius Scaevola Augur''''': ''Graecum te, Albuci, quam Romanum atque Sabinum,<br />municipem Ponti, Tritani, centurionum,<br />praeclarorum hominum ac primorum signiferumque,<br />maluisti dici. Graece ergo praetor Athenis,<br />id quod maluisti, te, cum ad me accedis, saluto:<br />«Chaere''<ref name=gr/>'', - inquam - Tite!». Lictores, turma omnis chorusque:<br />«Chaere, Tite!», hinc hostis mi Albucius, hinc inimicus.'' (citato in Cicerone, ''De finibus bonorum et malorum'', 1, 9)
 
*<ref>C.f.r. [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]], ''Satire'', libro I, satira I, verso 62: ''«nil satis est - inquit - quia tanti quantum habeas sis»'' (Non basta mai niente - disse - perché sei ciò che possiedi);<br />c.f.r. [[Petronio Arbitro|Petronio]], 77, 6: ''Assem habeas, assem valeas: habeas, habeberis.'' (Hai un soldo? Vali un soldo: possiedi, e avrai stima.).</ref> Quello che hai è quello che tu sei,<br />quello che sei stimato. (2003)
:''Tantum habeas, tantum ipse sies''<ref>Variante di ''sis''.</ref>'' tantique habearis.'' (1120 Marx)
 
*A. Perreau, ''A. Persius Flaccus cum interpretatione latina lectionum varietate adnotationibusque novis: item Lucilii Fragmenta, Satira Sulpiciae'', Parisiis: N.E. Lemaire, 1830.
*Friedrich Marx<ref>Friederich Marx fu l'autore di un'importantissima antologia di frammenti di satire luciliane: è stato per Lucilio quel che è stato Hermann Diels per [[Eraclito di Efeso]].</ref>, ''C. Lucilii carminum reliquiae : recensuit enarrauit Fridericus Marx'', Hakkert, 1963.
*Giovanna Garbarino, ''Letteratura latina. Storia e antologia con pagine critiche­Excursus sui generi letterari. Per le Scuole superiori - 1'', Paravia, Torino 1996<sup>2</sup>. ISBN 8839531017
*Werner Krenkel, ''Lucilius, Satiren, Lateinisch und deutsch'', Brill, Berlino 1970.
*Gian Biagio Conte ed Emilio Pianezzola, ''Corso integrato di letteratura latina. Per le Scuole superiori vol. 1-2: Alta e media Repubblica­L'età di Cesare'', Edumond Le Monnier, Firenze 2003. ISBN 8800423175
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