Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

*Certo non deve essere stato facile per lui conquistare un vasto pubblico con una proposta che via via si è evoluta tecnicamente così tanto. ([[Giovanni Allevi]])
*«Datemi qualche pensiero» è l'ultimo urlo di Gaber. C'è un filo resistente (o un elastico?) che percorre l'opera di Gaber: è la fiducia in un individuo capace, nonostante il disincanto (anzi, forse in virtù di quel disincanto), di costruire una nuova coscienza anche partendo dal nulla, abbandonata per sempre ogni ambizione di appartenenza vecchio stile. E se fin dentro gli anni Novanta tornano le canzoni più «private» di un tempo – da «Chiedo scusa se parlo di Maria» al «Dilemma»: un capolavoro! – è perché per ripartire, appunto, non resta che guardare dentro se stessi. ([[Paolo Di Stefano]])
*È sempre stato "altro" dai cantautori suoi coetanei. Ha fatto delle scelte coraggiose che ha portato avanti con coerenza, per cantare quanto gli stava attorno attraverso linguaggi, fisici e musicali, assolutamente inediti e divenendo, potrei dire, un modello culturale. Perché, pur stando lontano dai riflettori, diceva lo stesso cose importanti a moltissimi. ([[Biagio Antonacci]])
*Gaber apparteneva a una generazione per la quale i concetti di [[rivoluzione]] e contestazione non erano semplici slogan. Erano qualcosa di vissuto. E si vedeva che quando Gaber gridava di cambiare la realtà, o affrontava temi politici forti, lo faceva perché era un'esigenza interiore che sentiva di dover portare alla gente. ([[Biagio Antonacci]])
*Gaber è stato il più vicino alla poetica di Brassens, pungente, profondo, ironico, anticlericale, tanto feroce contro il potere e la borghesia quanto ipercritico con le storture e le ipocrisie di "quelli della sua parte". ([[Alberto Patrucco]])
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