Differenze tra le versioni di "Eugenio Dupré Theseider"

''[https://archive.org/details/bollettinodellas1041soci/page/n8/mode/1up Fra Dolcino: storia e mito]'', in ''Bollettino della Società di studi valdesi'', dicembre 1958, p. 5.</ref>
 
*[[Papa Gregorio XI|Gregorio XI]], contrariamente a quasi tutti i suoi predecessori da un secolo a quella parte, è meno un papa «politico» quanto un papa «religioso»: non è più soltanto «avignonese», ma ormai di nuovo «romano-cattolico», se così possiamo esprimerci. Circa il suo carattere, siamo abbastanza bene informati dalle fonti del suo tempo. Predominano le buone qualità: è uno spirito sinceramente religioso, con forte inclinazione verso il misticismo, ed una straordinaria delicatezza di coscienza; è profondamente onesto e retto, alieno dai comodi compromessi, che avevano facilitato fino allora la permanenza della curia in Avignone; i suoi biografi ne esaltano concordi la finezza di animo e la cultura.<ref>Da ''[https://archive.org/details/ipapidiavignonee00dupr/mode/1up I papi di Avignone e la questione romana]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1939, cap. III, ppp. 190-191.</ref>
 
*Ne era oratore {{NDR|di una delegazione inviata ad Avignone presso papa Clemente VI}} un oscuro scrivano, tale Nicola di Lorenzo, detto al modo dialettale [[Cola di Rienzo]], che, davanti al papa e al consesso dei cardinali, ripeté anch'egli il fervido appello per il ritorno a Roma e per la concessione del Giubileo, ed in più portò al papa le lamentele del popolo di Roma contro i baroni, «derobbatori de strada», e causa principale per cui la città giaceva desolata. Lo ascoltò il papa con interesse e diletto di conoscitore, perché Cola parlava assai bene, con copia di citazioni classiche e sacre, con mirabile oratoria. Ma nemmeno l'appassionata eloquenza di Cola poté convincere il papa al grande passo {{NDR|del ritorno alla sede romana}}.<ref>Da ''I papi di Avignone e la questione romana'', Felice Le Monnier, Firenze, 1939, cap. I, p. 89.</ref>
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