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La Brianza: incipit
(La Brianza: incipit)
*Gli impressionisti avevano voluto riprendere la natura, non per un solo intento di riproduzione naturalistica che uccide ogni fantasia, ma per farla vivere nella sua intensità di luce e di colore. Era una tecnica franca ed ingegnosa, che diveniva più riflessa quando poteva passare attraverso alle più profonde sensibilità di Seurat, Signac e Cross, i quali l'impiegavano trasformandola, non più per trascrivere impressioni subitanee, come il Monet ed il Sisley, ma per esprimere dei concetti artistici d'un carattere superiore. (p. 428)
*Ed a [[Paul Cézanne|Cézanne]] per alcuni tratti si rannoda anche quell'ulteriore tendenza pittorica che da circa quattro anni subisce il martirio volontario del nome di «[[cubismo]]» affibbiatogli un giorno per scherzo da Matisse. E qui si dovrebbe fare punto fermo: che cubismo e, con questo, il [[futurismo]] per la solita grande maggioranza non appartengono più all'arte, ma – quando non si grida addirittura al sacrilegio ed alla buffoneria – ad un assurdo cerebrale od a una specie di metafisica pittorica, che può aver solo qualche valore per quelli che amano interessarsi delle forme in cui può esprimersi la degenerazione del morboso ed irrequieto spirito contemporaneo. (p. 434)
 
==[[Incipit]] di ''La Brianza''==
«Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti», serrandosi a Lecco in una limpida riviera, la quale ristagna ancora e dilaga a Pescarenico, Garlate, Olginate, Brivio, e ritornando poi fiume, per correre veloce e disperdersi vorticosamente all'orizzonte sui candidi greti dell'Adda cerula, limita ad Oriente, rimpetto ai sereni profili prealpini, quell'angolo felice di Lombardia che è la Brianza.
 
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