Sherwood Anderson

scrittore statunitense

Sherwood Anderson (1876 – 1941), scrittore statunitense.

Sherwood Anderson a Central Park, 1939

I racconti dell'OhioModifica

IncipitModifica

Fruttero & LucentiniModifica

Per lo scrittore, un vecchio dai baffi bianchi, era una faccenda complicata andarsene a letto. Le finestre infatti erano piuttosto in alto ma lui la mattina, svegliandosi, voleva vedere gli alberi. Per cui aveva chiamato un falegname e aveva fatto rialzare il letto a livello dei davanzali.[1]

Marina FabbriModifica

Lo scrittore, un vecchio con i baffi bianchi, aveva delle difficoltà per andare a letto. Le finestre della casa nella quale viveva erano in alto ed egli voleva guardare gli alberi quando si svegliava al mattino. Venne un falegname ad accomodare il letto in maniera che fosse allo stesso livello della finestra.

CitazioniModifica

  • Tutti gli uomini e le donne che lo scrittore aveva mai conosciuto erano divenuti caricature. (Il libro delle caricature)
  • Ognuno al mondo è Cristo, e sarà crocifisso. (Il filosofo)
  • Io sono uno che ama e che non ha ancora trovato la sua cosa da amare. (Tandy)

ExplicitModifica

La mente del giovane fu trasportata via dalla crescente passione per i sogni. A chi lo guardava non sarebbe apparso particolarmente sveglio. Con la mente occupata nel ricordo di piccole cose, chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale. Restò così per un bel pezzo e quando si riscosse e guardò di nuovo fuori dal finestrino Winesburg, il suo paese, era sparito e la sua vita là era diventata soltanto uno sfondo sul quale dipingere i sogni della sua maturità.

Citazioni su Sherwood AndersonModifica

  • L'idea che lo sforzo creativo e le sostanze che alterano la mente siano strettamente legati è una delle grandi mistificazioni pop-intellettuali del nostro tempo. I quattro scrittori del ventesimo secolo il cui lavoro è soprattutto responsabile di questa mitologia sono probabilmente Hemingway, Fitzgerald, Sherwood Anderson e il poeta Dylan Thomas. [...] Lo scrittore tossicodipendente è nient'altro che un tossicodipendente, sono tutti in altre parole comunissimi ubriaconi e drogati. La pretesa che droghe e alcol siano necessari per sopire una sensibilità più percettiva non è che la solita stronzata autogiustificativa. [...] Hemingway e Fitzgerald non bevevano perché erano creativi, diversi o moralmente deboli. Bevevano perché è quello che fanno gli alcolisti. Probabilmente è vero che le persone creative sono più vulnerabili di altri all'alcolismo e alla dipendenza dagli stupefacenti, e allora? Siamo tutti uguali quando vomitiamo ai bordi della strada. (Stephen King)

NoteModifica

  1. Citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993.

BibliografiaModifica

  • Sherwood Anderson, I racconti dell'Ohio, a cura di Massimo Bacigalupo, traduzione di Marina Fabbri, Newton Compton, Roma, 2012. ISBN 9788854138261

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