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Ryūnosuke Akutagawa

scrittore e poeta giapponese

Citazioni di Ryūnosuke AkutagawaModifica

  • [Haiku] Persino il coniglio | abbassa un orecchio: | calura di piena estate —[1][2]

Rashōmon e altri raccontiModifica

  • La vita umana non è altro che una goccia di rugiada, il balenare di un fulmine. (Nel bosco, p. 4)
  • Le uniche voci che si sentivano a proposito delle opere di Yoshihide parlavano di cattivo gusto e bizzarria. Aveva dipinto, per esempio, una rappresentazione delle cinque reincarnazioni[3] sul portale del tempio Rygai e si raccontava che, passando sotto quel portone a notte inoltrata, si udissero i sospiri e i singulti degli esseri celesti. Anzi, alcuni dicevano addirittura di sentire il tanfo dei cadaveri in decomposizione. Sembra poi che le dame da lui ritratte su ordine del mio signore si siano tutte ammalate, entro tre anni, di una malattia che risucchiava le loro energie spirituali, e siano morte. Le malelingue sostenevano che era la prova più efficace dell'effetto malvagio esercitato dalle opere di Yoshihide. (La rappresentazione dell'inferno, p. 31)
  • Lo stesso uomo che, fino a pochi istanti prima, pareva subire i tormenti dell'inferno, ora aveva il volto rugoso illuminato da uno splendore indicibile, lo splendore del vero rapimento dell'estasi, e se ne stava in piedi, con le braccia incrociate ben strette al petto, dimentico di trovarsi alla presenza del signore di Horikawa. Sembrava quasi non avesse visto la morte straziante della figlia: invece, lo splendido colore delle fiamme e la figura femminile che tra quelle fiamme soffriva gli avevano procurato un piacere infinito. (La rappresentazione dell'inferno, pp. 61-62)
  • Il cane che viene sempre maltrattato non si avvicina facilmente, neanche la rara volta che gli danno un pezzo di carne. (Porridge di patate, p. 31)
  • A Ikenoo tutti avevano sentito parlare del naso del naigu[4] Zenchi: lungo poco meno di venti centimetri, gli pendeva dal labbro superiore fin sotto il mento ed era uniformemente grosso, dalla radice alla punta, come una specie di salsiccia appesa al centro della faccia dell'alto prelato. Il naigu aveva più di cinquant'anni e da sempre soffriva, dentro di sé, per quel suo naso. [...] Però è ovvio che, di fronte agli altri, fingeva che non gli interessasse poi molto. E non tanto perché pensasse che per un religioso, che avrebbe dovuto dedicarsi con tutto sé stesso al futuro avvento del paradiso, non fosse bene preoccuparsi del proprio naso, quanto perché non gradiva l'idea che gli altri sapessero quanto quel suo difetto lo infastidisse. Più di ogni altra cosa temeva che nella conversazione quotidiana venisse fuori la parola «naso». (Il naso, p. 135)
  • Mia madre era pazza. Non ho mai sentito per lei l'attaccamento che si prova per una madre. Se ne stava sempre seduta, sola, nella casa di suo padre a Shiba, i capelli raccolti da un pettine, a fumare da un lungo bocchino. Era minuta. Quando lessi il Seisōki[5] e vi trovai la definizione «odore di terra, sapore di fango» pensai subito al volto di mia madre, al suo profilo emaciato. Non ebbi mai l'affetto di mia madre. (Il registro dei morti, p. 169)
  • Il primo giorno successivo alle nozze mosse alla moglie il seguente rimprovero: – Sei appena entrata in questa casa e fai già spese inutili –. Non era un'osservazione spontanea, la zia l'aveva istigato. Sua moglie chiese scusa a entrambi. Davanti al vaso di giunchiglie che aveva acquistato per lui... (Vita di uno stolto, pp. 184-185)
  • – C'è pace qui.
    – Si, stiamo un po' più tranquilli che a Tōkyō.
    – Perché, anche qui ci sono cose che infastidiscono?
    – Siamo pur sempre su questo pianeta, no? (La ruota dentata, p. 232)

Incipit di alcune opereModifica

Il carrelloModifica

Quando iniziarono i lavori di costruzione della ferrovia a scartamento ridotto che avrebbe collegato Odawara e Atami, Ryohei aveva otto anni. Tutti i giorni lasciava il villaggio per andare a osservare i lavori; più che i lavori in generale osservava i carrelli che trasportavano la terra: era quello che gli interessava e che tornava a vedere.
Sul carrello c'erano due operai che montavano dietro ai cumuli di terra. Il carrello, scendendo dalla montagna, prendeva velocità senza l'aiuto degli uomini; il pianale si muoveva come spinto dal vento, i lembi delle giacche degli operai svolazzavano e la stretta stradina pareva torcersi. Ryohei, osservando quello spettacolo, pensava che gli sarebbe piaciuto diventare un operaio o che almeno una volta gli sarebbe piaciuto salire sul carrello insieme agli operai.

[Ryūnosuke Akutagawa, Il carrello; citato in Sword Art Online II (ep. 23), dove questo incipit viene letto da un personaggio. Cfr. il testo originale giapponese del racconto.]

Il nasoModifica

A Ikenoo non c'era nessuno che non sapesse del naso del naigu del tempio della scuola zen. Il suo naso, lungo una quindicina di centimetri, pendeva dal labbro superiore fino al di sotto del mento ed era ugualmente grosso da cima a fondo, era cioè simile a un salame appeso al centro della faccia.[6]

RashōmonModifica

Accadde un giorno, al tramonto. Sotto il Rashōmon, un servo attendeva che la pioggia cessasse.
A parte lui, nessuno sostava sotto il grande portale. Solo una locusta si era posata su un'enorme colonna dalla vernice rossa scrostata in più punti. A cercare riparo sotto il grande architrave al fondo dell'ampia via Suzaku, in attesa che smettesse di piovere, ci si sarebbe aspettato di vedere almeno altre due o tre persone, magari donne con i capelli a cono laccati di rosso o uomini con gli eboshi[7] neri in testa. Invece c'era soltanto quel servo.

[Ryūnosuke Akutagawa, Rashōmon, in Rashōmon e altri racconti, traduzione di Antonietta Pastore, Laura Testaverde e Lydia Origlia, Einaudi, Torino, 2016. ISBN 9788806204112]

Citazioni su Ryūnosuke AkutagawaModifica

Haruki MurakamiModifica

  • Akutagawa Ryūnosuke ancor oggi esiste e agisce nella realtà in quanto «scrittore di statura nazionale». Non ho altro da aggiungere. Akutagawa continua a vivere nella letteratura giapponese, punto di riferimento fisso e parte delle nostre comuni fondamenta intellettuali.
  • Anche quando narra eventi vicini alla sua vita privata, Akutagawa mantiene un forte controllo stilistico, la sua scrittura rivela una premeditazione sufficiente a mettere in guardia il lettore, cui sembra voler dire: non potrai mai sapere quanto vi sia di vero e quanto di falso.
  • La forma letteraria dei racconti brevi funziona in questo modo. Su cento racconti, se dieci sopravvivono per le generazioni seguenti, si può parlare di un grande successo. Non è possibile che ogni opera sia un capolavoro, né si può criticare uno scrittore per aver scritto opere mal riuscite. La vita è un lungo percorso, le cose a volte vanno bene, a volte no. Succede anche di scrivere in fretta per necessità. Quello che conta è soltanto il valore dei dieci capolavori che restano. Ed è per questo che sia Fitzgerald che Akutagawa sono tutt'oggi considerati dei grandi, e le loro opere sono ancora lette.

NoteModifica

  1. Con il trattino lungo viene reso nella traduzione il kireji (termine che taglia) privo di equivalente esatto e comune nelle lingue dell'Occidente che, introducendo a metà verso o in chiusura una pausa di sospensione, produce un effetto di risonanza o rassomigliante ad un'eco. Ya è il kireji più ricorrente a metà verso, kana, kamo e yo sono maggiormente impiegati in chiusura. Cfr. Cento haiku, p. 29 e p. 172.
  2. In Cento haiku, scelti e tradotti da Irene Iarocci, presentazione di Andrea Zanzotto, tredici illustrazioni, Guanda, Parma, 1991, p. 88. ISBN 8877462671
  3. Nel testo è riportata questa nota: "I cinque livelli di reincarnazione che ciascun individuo attraversa, a seconda del proprio karma, nel buddhismo: la dannazione, il mondo animale, l'inferno, il mondo umano e il mondo celeste."
  4. "Uno dei dieci alti prelati buddhisti al diretto servizio dell'imperatore", come riportato nel glossario incluso nel libro.
  5. Nel testo è riportata questa nota: "Ricordi del Palazzo Occidentale. Famosa opera del teatro dell'epoca Yuan. Si ispira a una storia d'amore dell'epoca Tang."
  6. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937
  7. "Copricapo di origine cinese, realizzato in vari materiali, usato dagli uomini adulti in tenuta formale dall'epoca Nara (710-784 d. C.) fino a quella moderna. Vagamente simile, nella forma, al berretto frigio", come riportato nel glossario incluso nel libro.

BibliografiaModifica

  • Ryūnosuke Akutagawa, Rashōmon e altri racconti, traduzione di Antonietta Pastore, Laura Testaverde e Lydia Origlia, Einaudi, Torino, 2016. ISBN 9788806204112

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