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Ottone Rosai

pittore italiano
Cinque uomini al tavolo (O. Rosai)

Ottone Rosai (1895 – 1957), pittore italiano.

Citazioni di Ottone RosaiModifica

  • [Rispondendo ad Indro Montanelli che, finita la guerra, gli chiedeva notizie di Ardengo Soffici tornato a Firenze dall'internamento] Nemmeno al confino ha patito. È stata una mascalzonata mandarcelo, d'accordo. Ma giacché c'era, si poteva sperare che patisse un po'... Nulla. Quando parla di Padula, 'gli è tutto un elogio: il pane era bianco, i compagni simpatici, l'aria bona, perfino gli inglesi, a sentirlo, erano gentili, perché gli hanno lasciato scrivere e recitare una commedia che li prendeva per il bavero... Con un simile mostro, neanche il Padreterno ce la può, te lo dico io. Se, dopo morto, lo manda all'inferno, lui lo scambia per il paradiso, ci si sdraia e fa il beato...[1]

Citazioni su Ottone RosaiModifica

  • Dopo essere stato fascista della prima ora, nella seconda col fascismo [Ottone Rosai] s'era trovato male, e si capiva benissimo che era sempre per via delle mani. Tornato dalla guerra, lo squadrismo gli aveva consentito di menarle, come a lui piaceva, e ci aveva dato dentro senza risparmio. Forse l'unico momento felice della vita di Rosai fu quello: quando a gambe larghe di traverso alla strada aspettava, col giornale aperto davanti agli occhi in un gesto di sfida ribalda, il corteo rosso in arrivo da San Frediano, che alla vista di quelle manacce aggrappate ai bordi del foglio e pesanti come macigni, esitava. (Indro Montanelli)
  • Quando nacque sessantadue anni orsono, ne aveva già a dir poco settecento. Perché Rosai veniva dritto dritto dal Medioevo, dopo aver saltato a piè pari Rinascimento ed età moderna, e nei momenti di sincerità confessava che Giotto gli pareva un "deviazionista" rispetto a Cimabue, il quale gli andava molto più a sangue. (Indro Montanelli)

NoteModifica

  1. Citato in Indro Montanelli, Gli incontri, Rizzoli, Milano, 1967, pp. 546-547.

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