Nuovo Cinema Paradiso

film del 1988 scritto e diretto da Giuseppe Tornatore
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Nuovo Cinema Paradiso

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Titolo originale

Nuovo cinema Paradiso

Lingua originale italiano
Paese Francia, Italia
Anno 1988
Genere drammatico
Regia Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Produttore Franco Cristaldi
Interpreti e personaggi
Note

Nuovo Cinema Paradiso, film italo-francese del 1989 con Philippe Noiret, regia di Giuseppe Tornatore.

IncipitModifica

Maria [al telefono]: Sì, Salvatore. Di Vita Salvatore. Ah...ma come, non lo conosce, signorina? Ecco, brava. E io sono la madre. Sto chiamando dalla Sicilia. È tutto il santo giorno...Ah. Ho capito, non c'è. Allora cortesemente mi può dare...? [chiede a bassa voce a Lia di prendere appunti] 65622056. Grazie, buongiorno. [ripone la cornetta]
Lia: Mà, è una telefonata inutile... ha troppi impegni, chissà dov'è. E poi nemmeno si ricorderà più. Senti a me, lascia perdere. Oramai sono trent'anni che non viene qua. Lo sai com'è fatto, no?
Maria: Si ricorderà, si ricorderà, sono sicura! eheh, lo conosco meglio di te, se poi scopre che non ce l'abbiamo detto, ci dispiacerà. [comincia a comporre il numero, poi comincia a parlare] Per piacere, vorrei parlare col signore Di Vita Salvatore. Sono la madre.

FrasiModifica

  • Una volta un re fece una festa e c'erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e ce disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che ci disse al soldato: "Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!"
    Minchia, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli ci cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e ci scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle ché non aveva più la forza manco per dormire... mentre la principessa sempre che lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via. (Alfredo)
  • Ora ho capito perché il soldato andò via proprio alla fine. Sì, bastava un'altra notte e la principessa sarebbe stata sua. Ma lei poteva anche non mantenere la sua promessa. Sarebbe stato terribile. Sarebbe morto. Così invece, almeno per novantanove notti, era vissuto nell'illusione che lei fosse lì ad aspettarlo. (Salvatore)
  • Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere.
    Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti.
    Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia.
    O' capisti?
    Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu. (Alfredo)
  • Ora che ho perso la vista ci vedo di più. (Alfredo)
  • Quando ti telefono rispondono sempre donne diverse..io faccio finta che le conosco, per toglierle dall'imbarazzo delle presentazioni. Sono sicura che mi prenderanno per una vecchia pazza! Ma finora non ho mai sentito una voce che ti ama veramente..l'avrei capito sai? (Maria)
  • Vattinni! Chista è terra maligna...
    Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltssimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me. (Alfredo)
  • A vita non è come l'hai vista al cinematografo, a vita è cchiu difficili. Vattinni, tonnatinni a Roma! Tu si giovane, il mondo è tuo e io sugnu vecchiu: non voglio più sentirti parlare, vogghiu sentiri parrari di tia. (Alfredo)
  • Io scelgo i miei amici in base al loro aspetto e i miei nemici per la loro intelligenza. (Alfredo)
  • Più è pesante l'uomo, più profonde sono le sue impronte. (Alfredo)
  • Prima o poi arriva un tempo che parlare o stare muti è la stessa cosa; è meglio starsi zitti. (Alfredo)
  • Fedeltà è una brutta cosa: se sei fedele sei sempre solo. (Maria)
  • Il fuoco diventa sempre cenere, anche l'amore più grande finisce. (Alfredo)
  • Anche se il tempo passava, in tutte le donne che incontravo ho cercato solo te. (Salvatore)

DialoghiModifica

  • Alfredo [esaminando la pellicola, a Salvatore bambino]: Tu qua non ci devi venire... ma come te lo devo fare capire, si può sapere, come 'ai 'a parlare? Se prende fuoco la pellicola, 'a come sei piccolo tu, fai una vampata sola, vuuum! E diventi...
    Salvatore bambino [lo interrompe, sapendo già cosa stava per dire]: ...e divento un pezzo di carbone! [sbuffa annoiato]
    Alfredo: Minchia, che lingua lunga che hai! Un giorno o l'altro t'a tagghio! [taglia un pezzo di pellicola] Proprio così!
    Salvatore bambino [prendendo e osservando il pezzo di pellicola]: Me lo posso prendere? [Alfredo sbuffa innervosito] Allora, me lo posso prendere? [urlando] Me lo posso prendere?!
    Alfredo [urlando]: Noooo! Minchia, ma allora sordo sei! Questo lo devo mettere di nuovo dentro quando smontiamo la pellicola, santo diavolone, ma peggio di una piattola sì!
    Salvatore bambino [rovistando in uno scatolone pieno di pezzi di pellicola tagliati]: Allora questi perché non ce li hai messi quando hai smontato le pellicole, eh?
    Alfredo: Beh... perché qualche volta non trovo più il punto giusto e allora, in sostanza, restano qua... tanto, troppe volte si baciano.
    Salvatore bambino: Allora questi me li posso prendere?
    Alfredo [solleva Salvatore, lo appoggia sul tavolo e gli toglie di mano i pezzi di pellicola]: No, sient' 'a mia. Veni qui, e posa. Prima che ti dò un calcio in culo, noi due facciamo un patto. Tutti questi pezzi qua sono tuoi, te li regalo.
    Salvatore bambino: Grazie!
    Alfredo: Prego. Però, numero uno, qua non ci devi venire più, numero due, te li tengo io, 'u capisti?
    Salvatore bambino: Va bene...
    Alfredo: Va bene, allora d'accordo, e ora vattinni! [Salvatore si allontana, ma poi torna indietro]
    Salvatore bambino: Però, che patto è? Se i pezzi sono miei, perché te li devi tenere tu? [Alfredo lancia un urlo simile a un ringhio a Salvatore, che scappa spaventato]
    Alfredo: Non ti fare vedere più o ti spacco la testa! Mi sentisti?
  • Don Adelfio [benedicendo la sala di proiezione del Nuovo Cinema Paradiso, riferendosi a Salvatore]: Ma è pur sempre un bambino, come avete risolto il fatto della minore età?
    Spaccafico: Eh, ho preso la patente grazie agli amici dell'AGIS...
    Don Adelfio: Ma, Spaccafico...
    Spaccafico: Però io non ci capisco proprio niente, eh! Ufficialmente l'operatore sono io, ma i soldi se li piglia Totò! [indica Salvatore, lì presente insieme alla madre]
    Don Adelfio: Totò... stai sempre attento! Non t'addormentare mai, eh, che non succeda un'altra disgrazia! [Salvatore annuisce] Fai tutto quello che ti insegnò il povero Alfredo. [Alfredo si è salvato dall'incendio del precedente Cinema Paradiso grazie a Totò, rimanendo cieco] E che Dio ti benedica, figliolo!
    Maria, madre di Salvatore: Grazie, padre.
    Spaccafico: Che è, che è questa faccia da funerale?! La vita continua! Allegria, allegria! Musica!
  • Spaccafico [al telefono]: Solo due giorni?! Ma a chi volete sfottere? E che me ne frega se le copie sono impegnate? Catene solo due giorni?! Ma qua la gente mi mangerà gli occhi! Sì, lo so, lo so, ma anche se comincio uno spettacolo alle otto di mattina non ce la faccio! Il paese è grande e voi della Titanus lo sapete! E se mi fate incazzare, io scrivo a Lombardo a Roma! I sorci verdi vi faccio vedere! Io mi chiamo Spaccafico, ma se mi girano i coglioni vi spacco pure le corna!
    Salvatore adolescente: Don Ciccio, io ce l'avrei una pensata. Ve lo ricordate il vecchio cinema abbandonato nel paese qui vicino?
    Spaccafico: Ma che c'entra?!
    Salvatore adolescente: Il proiettore è tutto arrugginito, ma io in tre o quattro giorni lo posso aggiustare. Fate dare una bella pulita al locale, fate venire un operatore dalla città e facciamo Catene in due cinema!
    Spaccafico: Ma non dire stronzate! Mo' ti ci metti pure tu, Totò... Quello, la Titanus ci dà una sola copia e io devo dire pure "grazie", figuriamoci se ne chiedo due! Come minimo mi tagliano la testa, la buttano per terra e si mettono a giocare a pallone! Ma va', va'!
    Salvatore adolescente: E chi l'ha detto che ci vogliono due copie?
    Spaccafico: Ah, non ci vogliono?
    Salvatore adolescente: Eh!
  • Salvatore adulto: Da quanto tempo avete chiuso?
    Spaccafico: Eh... a maggio fanno sei anni. Non veniva più nessuno. Lei lo sa meglio di me. La crisi, la televisione, le cassette... Oramai il cinematografo è solo un sogno. Adesso l'ha acquistato il comune per farci il nuovo parcheggio pubblico. Sabato lo demoliscono. Che peccato.
    Salvatore adulto : Ma perché mi dà del lei? Una volta non era così!
    Spaccafico: Eh... a una persona importante, dare del tu è molto difficile! Comunque, se tu ci tieni, Totò...!
    Salvatore adulto: Mi scusi... [si allontana]
    Spaccafico: Chi l'avrebbe mai detto... Totò!

ExplicitModifica

Salvatore: Controlli le giunte. Appena è pronto può partire.
Proiezionista: Va bene, dotto'. E complimenti pe' er film, è gajardissimo.
Salvatore: Grazie.

Citazioni su Nuovo Cinema ParadisoModifica

  • Ero un bambino e come tutti i bambini anch'io volevo sentirmi importante. Tra una pausa e l'altra arrivavano i giochini, le merendine, insomma ero super coccolato da un cast favoloso e indimenticabile. Tutti mi hanno lasciato qualcosa e mi hanno insegnato tanto. (Salvatore Cascio)
  • Il segreto del successo di Nuovo Cinema Paradiso è dovuto al fatto che generazioni di persone in tutto il mondo ritengono la sala cinematografica un luogo di educazione. (Giuseppe Tornatore)
  • Noiret recitava in francese, ma fu molto generoso. Accettò di fare il film, non per mestiere. C'era qualcosa in più che gli dava una grazia particolare. Totò [Salvatore Cascio] era piccolissimo, difficile dirigerlo. Però appena si riusciva, si capiva. Si avvertiva dalla reazione della troupe. (Giuseppe Tornatore)
  • [Dopo la prima proiezione a Bari, all'Europa Cinema] Il film durava due ore e cinquanta minuti e ci fu una reazione entusiastica del pubblico. Il distributore si persuase che il film avrebbe camminato da solo. (Giuseppe Tornatore)

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