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Nikolaus Pevsner

storico dell'architettura e storico dell'arte inglese

Nikolaus Pevsner (1902 – 1983), storico dell'arte e dell'architettura, inglese di origine tedesca.

Storia dell'architettura europeaModifica

IncipitModifica

Una tettoia per biciclette è un edificio. La cattedrale di Lincoln è un'opera di architettura. Tutte o quasi le strutture che delimitano uno spazio in misura sufficiente ad un essere umano per muovercisi, sono un edificio; il termine di architettura conviene soltanto ad edifici concepiti in vista di un effetto estetico.

CitazioniModifica

  • Né la scultura, né la pittura, benché affondino le loro radici in istinti elementari di creazione ed imitazione, possono circondarci come l'architettura, agire su di noi senza soluzione di tempo e di luogo. Noi possiamo evitare di entrare in contatto con quello che il pubblico chiama le «arti belle», ma non possiamo sfuggire agli edifici ed ai sottili ma penetranti effetti del loro carattere, nobile o volgare, contenuto o pomposo, autentico o falso. È concepibile un'epoca senza pittura, benché quanti credano nei valori vitali dell'arte non la possano desiderare. Un'epoca senza pittura da cavalletto, potrebbe essere concepita senza difficoltà; e se pensiamo alla sua prevalenza nell'Ottocento possiamo anche credere che la sua fine sia da desiderare sinceramente. Ma un'epoca senza architettura è impossibile finché esseri umani abitano questo mondo. (p. 6)
  • L'architettura non è un prodotto di materiali e di funzioni — né, per incidenza, di condizioni sociali — ma dello spirito mutevole di epoche mutevoli. È lo spirito di un'epoca che pervade la sua vita sociale, la sua religione, la sua scienza, la sua arte. Lo stile gotico non fu creato perché qualcuno inventò gli archi a costoloni. L'architettura moderna non fu creata perché erano nate la struttura in acciaio e la costruzione in cemento armato; queste furono elaborate perché uno spirito nuovo le reclamava. (p. 7)
  • Lo scrivere storia si fonda su criteri di scelta e di valori, e di fronte a questo impegno ed ai pericoli del soggettivismo e dell'arbitrio, lo storico deve por mente al proposito di Ranke di descrivere gli avvenimenti «esattamente come si svolsero». Se lo storico fa suo questo proposito con la serietà che si conviene, e con tutte le conseguenze che ne derivano, egli deve sentirsi impegnato ad applicare nel suo compito di scelta e di valutazione non semplicemente i criteri del suo tempo, ma piuttosto di giudicare ogni epoca col metro dell'epoca stessa. (p. 305)

BibliografiaModifica

  • Nikolaus Pevsner, Storia dell'architettura europea, traduzione di Enrica Labò, Editori Laterza, 1976.

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