Nicola Materazzi

ingegnere italiano (1939-2022)

Nicola Materazzi (1939 – 2022), ingegnere italiano.

Nicola Materazzi (2018)

Citazioni di Nicola Materazzi

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  • [Sulla Ferrari 348] [...] dall'introduzione del 308 4V, passando attraverso 288 GTO, Testarossa, 328 4V, F40, 208 Turbo intercooler, Mondial T, 412, le vetture Ferrari avevano ricevuto quello spirito che tanto piaceva al Commendatore [Enzo Ferrari] e soprattutto ai clienti che, in dieci anni, avevano permesso di raddoppiare i numeri di produzione. Queste vetture di mie progettazione, essendo omologate nel 1987 e 1988, [...] uscendo gradualmente di produzione dovevano, quindi, essere sostituite dai nuovi modelli, tra i quali il 348 doveva essere quello portante e per il rifiuto dimostrato dalla clientela Ferrari, abituata negli ultimi 10 anni a modelli dal comportamento ben diverso, aveva finito con il creare quella voragine visibile in corrispondenza del 1993. [...] la Ferrari era stata costretta quasi a bloccare la produzione di questo modello [...]. La vendita era precipitata a livelli talmente bassi che alla Ferrari, dopo aver riempito tutti i piazzali della fabbrica, erano stati costretti a mettere gli operai in cassa integrazione, che pagavamo tutti noi lavoratori, mentre era sempre la classe incolpevole, quella operaia, che pagava gli errori commessi impunemente da questi megalomani ignoranti e soprattutto irresponsabili. Vorrei ricordare che proprio per liberare nei parcheggi in fabbrica qualche centinaio di posti, occupati dalle invendute 348, era stato deciso di dare il via ad un campionato monomarca, proprio limitato a questo modello e che oltre a piazzare alcune decine di vetture a prezzi scontati, aveva anche fornito la certezza di poter festeggiare anche una vittoria di una Ferrari! [...] rimpiango che il Comm. Ferrari non fosse più in vita perché, avendo conosciuto a sufficienza il suo modo di procedere, avrebbe accompagnato alla porta, a calci nel sedere, i responsabili di questo autentico tracollo.[1]
  • [Sulla Ferrari 288 GTO] Una mattina, nell'aprire la porta dell'Ufficio Tecnico per la progettazione delle Ferrari GT, ufficio che dovevo attraversare per raggiungere il mio posto di lavoro, notai tutti i disegnatori del suddetto ufficio non al loro posto, ma tutti davanti alla porta proprio del mio ufficio, con il capo di questo gruppo dei miei collaboratori che brandiva un periodico sul quale erano stati evidenziate in giallo alcune righe di un articolo. Prima di avere il tempo di chiedere il perché di questa strana adunata, fui quasi aggredito perché nell'articolo in questione, proprio l'ing. Forghieri, durante una delle frequentissime interviste [...] si era proclamato, cosa totalmente falsa, come il progettista proprio di questa nuova vettura Ferrari, e di gran successo. Calmatisi gli animi, il portavoce di tutti i componenti dell'Ufficio, mi fece notare che con simile affermazione, pubblicata senza una qualunque verifica da parte del giornalista boccalone, sebbene completamente falsa [...] faceva comunque figurare come esecutori del progetto i disegnatori del Reparto Corse, di stanza nel nuovo stabilimento della GES, del quale Forghieri era il capo, e non loro stessi, e con loro anche io che ero il loro capo, ai quali, con la pubblicazione di questa autentica menzogna, veniva negata la soddisfazione di vedersi riconosciuti come responsabili, ognuno per la propria competenza, alla stesura dei disegni dei vari componenti che erano confluiti nell'allestimento finale della vettura. [...] Per cercare di calmare gli animi, rassicurai tutti i collaboratori che mi sarei fatto portavoce di questa inusuale ed inaspettata richiesta, alla quale mi ero aggiunto e giustificatamente anche io, all'ing. Ferrari [...]. Cosa che puntualmente feci, spiegando all'ingegnere l'accaduto [...] e non solo, perché per fornirgli la prova di quanto avessi gradito tale comportamento, lo avvertii che sarei andato via, per rientrare solo nel momento in cui fosse stata ristabilita la verità, con la pubblicazione di un categorica smentita nel numero successivo dello stesso giornale, che si era piegato a pubblicare questa colossale balla. [...] non ho dimenticato quello che mi toccò leggere sul viso dell'ing. Ferrari: inizialmente un autentico stupore, trasformatisi dopo la lettura dell'articolo incriminato, in una forma di palese imbarazzo, per finire con il tramutarsi in un sentimento quasi di mortificazione, certamente immeritata, promettendomi, comunque alla fine del dialogo, che sarebbe intervenuto personalmente per ristabilire la realtà degli eventi. Tutto quanto raccontato era avvenuto un martedì mattina, giorno dell'uscita in edicola del settimanale [...], ed io sempre rispettoso a quanto dettatomi dal mio carattere, restio naturalmente a scendere o accettare una qualunque forma di compromesso, confermai a Ferrari che mi sarei messo in ferie, cosa che naturalmente feci, aspettando il martedì successivo, giorno dell'uscita nelle edicole del nuovo numero della rivista [...]. Le mie ferie erano però terminate il lunedì pomeriggio seguente, quando Dino, l'autista di Ferrari venne a casa mia per consegnarmi un numero della rivista che era andato a ritirare a Bologna, appena uscito dalle rotative, e nel quale, in un adeguato articolo, era stata smentita la notizia pubblicata sul numero precedente, confermando che il motore era nato nell'Ufficio Tecnico per la progettazione delle vetture di serie il cui responsabile all'epoca era Angelo Bellei: l'informazione mi era sembrata corretta, senza naturalmente fare alcun cenno al mio nome. Naturalmente poco dopo la consegna del giornale, avevo anche ricevuto una telefonata dall'ing. Ferrari che mi confermava il rispetto, in maniera totale, dell'impegno preso e mi chiedeva di tornare l'indomani mattina in fabbrica, cosa che naturalmente feci, e nel pomeriggio dello stesso giorno avemmo anche una chiarificazione sull'accaduto.[2]

Intervista di Gabriele Bojano, napoli.corriere.it, 23 maggio 2021.

  • [«Da bambino giocava con le macchinine?»] Altroché, le facevo io, mettevo in croce un mio amico, figlio di falegname, che mi aiutava a costruirle. Poi sono passato ai carri armati fatti con i rocchetti di filo dei sarti, con l'elastico e il sapone. [...] serviva per farli scorrere. Erano piacevolissime invenzioni da ragazzino.
  • [...] devo ammettere che ho creato enormi preoccupazioni a mio padre già solo per il fatto che in una famiglia di tutti medici sono stato l'unico a laurearsi alla Federico II in Ingegneria meccanica. Qui per un anno feci pure l'assistente ma non era la mia strada. Pensi che a 22 anni mi ero già costruito un go-kart, il primo progetto di una lunga serie.
  • [«Che ricordo ha di Enzo Ferrari?»] C'è stato un periodo che ci vedevamo tutti i giorni, godevo della sua fiducia totale. Aveva della sua attività quasi un'idea poetica, chiedeva macchine che venissero utilizzate tutti i giorni e che potessero diventare vetture da gara. Era solito dire che il giorno in cui un signore entrerà con l'assegno ed uscirà con la Ferrari, la Ferrari scomparirà. Bisogna coltivare sempre il sogno di possedere quest'auto.
  • Prima della [Ferrari] F40 ho seguito numerosi progetti di auto di serie, la Gto, Testarossa, 288 Gto Evoluzione, e ancora 412Gt, 328, 208 Turbo. Mi occupai anche di progettare il motore per la Lancia LC2 per gare endurance. Oggi sono ricordato per la F40 perché è la vettura di cui ho curato la progettazione di motore, cambio e altre parti meccaniche oltre alla carrozzeria ripresa dalla 288 Gto Evoluzione, quella che rispecchia meglio la mentalità di Enzo Ferrari.
  • [«Nonostante l'impegno e la professionalità lei nel 1987 subisce un vero e proprio affronto»] Vado in ferie nel mio Cilento, torno in azienda, dovevamo fare una presentazione ufficiale e trovo un altro al posto mio... neanche per un attimo pensai di fare il vice di questo signore e me ne andai. Sono fatto così, credo nei meriti e non appartengo alla categoria del servilismo. [...] [«E dopo di lei, cosa è accaduto?»] Le macchine che hanno fatto i signori venuti dopo di me non le ha volute più nessuno, sono rimaste parcheggiate. E lo spirito di Enzo Ferrari che diceva di non potersi permettere una 125 perché doveva pagare i suoi collaboratori è stato ampiamente tradito.

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