Muriel Spark

scrittrice scozzese

Dame Muriel Spark (1918 – 2006), scrittrice scozzese.

Introduzione di Frankenstein

Traduzione di Simona Fefè, Edizioni Frassinelli, 1995, ISBN 978-88-04-50845-8

  • Possiamo [...] guardare questo romanzo sia come l'espressione più alta del romanzo gotico, sia come l'ultimo del genere: pur dovendo ancora nascere molti altri lavori della scuola di Radcliffe, il loro colpo mortale era scoccato, i loro misteri risolti dall'indagine razionale di Frankenstein.
  • Frankenstein è il migliore romanzo di Mary Shelley, perché, quando era così giovane, non era ancora, per così dire, ben in confidenza con la sua stessa mente. Più crebbe la sua autoconsapevolezza – e Mary era eccezionalmente introspettiva –, più il suo lavoro soffrì per ragioni che erano l'opposto delle sue intenzioni; e quello che spesso rovinerà i suoi lavori successivi sarà la loro estrema franchezza. Mary arrivò a capire ogni frase che scriveva e a non scrivere niente che non le fosse chiaro. In Frankenstein, comunque, è la parola implicita a dare forza al soggetto.
  • La condizione umana di Frankenstein risiede in quella del Mostro, e quella del Mostro in Frankenstein. Che questo fatto abbia ricevuto un ampio, anche se involontario, riconoscimento è confermato dall'errore molto comune di chiamare «Frankenstein» il Mostro, e scaturisce dal fondamentale principio del romanzo: Frankenstein si perpetua nel Mostro.
  • Come Frankenstein si scontrò con il Mostro, così le credenze religiose acquisite fecero con la scienza; così gli elementi sostituivi, immaginativi ed emozionali, della religione fecero con il razionalismo scientifico; così, infine, le passioni intuitive e rigogliose della nuova era fecero con le passioni dialettiche, materiali e concise del Diciottesimo secolo.
  • Credo che il maggior difetto di Frankenstein non risieda nella sua costruzione, ma nella caratterizzazione dei personaggi. D'altra parte, ritengo che la sua forza si riveli soprattutto nello sviluppo e nella descrizione dei due protagonisti, Frankenstein e il Mostro. Si tratta però di figure così complementari, così intrecciate, e per così tanti aspetti facce della stessa personalità, da non raggiungere una forte caratterizzazione, in quanto questa richiede un'interazione positiva fra temperamenti diversi. Ma all'interno di questi limiti, concentrandosi intenzionalmente sulle sue due figure principali, Mary Shelley compì un'impresa di ritrattistica individuale che non fu in grado di ripetere.
  • Solo dopo la distruzione da parte di Frankenstein della sua quasi completa controparte femminile, il Mostro viene dipinto come il vero perpetratore del male. Un fattore importante per lo svelamento del suo carattere è la sua mancanza di emozioni. Quello che sembra emozione – il suo bisogno di compagnia, il sentimento di vendetta verso Frankenstein – sono in realtà passioni intellettuali che passano attraverso canali razionali. Egli è asessuato, ed esige una moglie come alleata, non come amante o compagna. Le sue emozioni risiedono nel cuore di Frankenstein, così come l'intelletto di Frankenstein è in lui.

Io, scrittrice convertita da Newman

Avvenire, 12 settembre 2010 [collegamento interrotto]

  • Con Newman è impossibile prevedere dove andrà a parare. Interamente assorbito dalle verità che si sforza di penetrare, egli sviluppa i suoi ragionamenti con totale disinvoltura e libertà, senza preoccuparsi della piega che sembrano prendere sul piano morale. Egli è fermamente determinato a cogliere, grazie a un'accurata introspezione psicologica, il nucleo etico di ogni argomento, riuscendoci in pieno.
  • La semplicità è la più sospetta delle qualità: essa è fonte di grandissimo turbamento.
  • Se posso evitarlo, non leggo mai un libro solo per cercarvi informazioni.

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