Massimo Grillandi

scrittore, giornalista e poeta italiano

Massimo Grillandi (1921 – 1987), scrittore, giornalista e poeta italiano.

Massimo Grillandi

Citazioni di Massimo GrillandiModifica

  • [«Che cosa intende per libertà di pensiero?»] Libertà di pensiero è per me la libertà assoluta della autodeterminazione, perché l'uomo nasce libero, anzi l'uomo è libertà. [...] Se Ponge ha detto che l'uomo inventa l'uomo, io credo di poter affermare che la libertà inventa se stessa; il pensiero libero, la libertà di pensiero. [«Ritiene che tutti i pensieri debbano essere espressi senza che chi li esprime corra rischi di sorta?»] Sì, credo che ogni pensiero, finché resti a livello astratto (e non implichi soluzioni concrete in grado di danneggiare gli altri), debba e possa essere espresso nella più assoluta e veramente garantita libertà. Non deve esistere il reato di idea o di opinione, perché colpire il pensiero è colpire l'uomo nella sua più intima e nobile essenza. [«Sarebbe disposto a battersi per difendere la libertà di pensiero degli altri?»] Sì, sempre. Una società veramente civile e democratica, sarà cioè una cultura, quando ogni cittadino riconoscerà agli altri la facoltà indiscriminata di liberamente esprimere il proprio pensiero. La vita intellettuale dell'uomo deve avere una funzione liberatrice, e come tale essa deve essere svincolata da ogni costrizione.[1]
  • Esiste già, in questa prima commedia del Simoni [La vedova], quel pudico e controllato timore del sentimento, quell'aborrire gli effetti troppo facili e di maniera, una sicura e coerente coscienza della teatralità. L'autore, ventisettenne, sa già quel che vuole: un teatro sobrio, vigilato al colmo, ma non rigido, bensì abbandonato quel tanto che giovi a dare scioltezza e naturalezza alla finzione scenica. V'è insomma in ogni nodo drammatico una controllata ricerca di poesia. Poesia che traspare più dalle pause sapienti del testo, dal quasi avaro dosaggio delle parole e degli effetti, che da quanto vien detto e ostentato dai personaggi.[2]
  • Renato Simoni scrisse in dialetto veneto per pura coincidenza, forse perché mosso dalle pressanti e fraterne sollecitazioni del Benini[3] [...]. Infatti, la poesia e i sentimenti che agitano le opere del Simoni hanno poco o nulla di regionale e di «particulare», ed egli stesso, con la molteplicità dei suoi interessi culturali, era ben lontano nelle proprie ambizioni, pur essendo goldoniano convinto, dal voler racchiudere la propria opera nel solo ambito della mentalità di una regione. Certo è che il teatro di Renato Simoni, anche nella sua mole ridotta e nelle sue discontinuità di resa, ha acquistato pieno diritto di far parte del più qualificato repertorio italiano, con le opere di altri grandi, fra i quali egli, sebbene minore, certo non sfigura.[4]

NoteModifica

  1. Dall'intervista Dibattito: Che cos'è la libertà di pensiero, La Fiera Letteraria, aprile 1973.
  2. Da Renato Simoni commediografo, in Studi in onore di Alfredo Schiaffini, Edizioni dell'Ateneo, Roma, 1965, p. 530.
  3. Ferruccio Benini (1854 – 1916), attore teatrale italiano.
  4. Da Renato Simoni commediografo, in Studi in onore di Alfredo Schiaffini, Edizioni dell'Ateneo, Roma, 1965, p. 540.

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