Marcel Thiry

politico belga

Marcel Thiry (1897 – 1977), poeta, scrittore e politico belga.

Marcel Thiry

DistanzeModifica

IncipitModifica

Nello stesso momento, quel due giugno, erano le sette di sera a Liegi e mezzogiorno sulla California. Alla fine di quella giornata, un martedì, Désirée sarebbe giunta al termine del suo viaggio di nozze, a Santa Barbara, sulla costa di Los Angeles, dove le palme dai datteri biondi e le colate di fiori precipitano dalle rocce rosa fin dentro l'onda pacifica. Almeno così il signor Cauche, suo padre, immaginava quella vaga riviera, mentre costeggiava come ogni sera, nella soddisfazione della giornata conclusa e della corrispondenza firmata, il grande giardino suburbano che recinge la casa ed i locali commerciali del signor Ambert. Quel diversivo rallentava appena il trotterellare da somarello laborioso ch'era diventato l'incedere naturale dell'impiegato ammaestrato da trent'anni a far la spola frettolosamente tra l'ufficio e l'abitazione vicina. Le sette; ma ben sapeva che laggiù la giovane coppia disponeva ancora di un pomeriggio di azzurro assoluto e di strada bella prima di scorgere la riva del mare e di fermarvisi per tre settimane.

CitazioniModifica

  • La morte non è altro che una grandissima distanza. (Signorina Ariadne Ambert; IV, p. 51)
  • Può il condannato a morte rallentare l'ultimo minuto attribuendo il prezzo più intenso ad ognuno dei sessanta secondi che lo compongono? Sessanta è pure un numero cospicuo, soprattutto quando si tratta del numero totale di quanto rimane da vivere. (V, p. 57)
  • [...] quanti attimi viviamo veramente? Non ne facciamo un immenso sciupìo, con distrazioni, occupazioni futili e sciocche, con la pigrizia, con le usanze che ci schiavizzano, con le fatiche contro le quali potremmo vaccinarci? Ogni ora ci dona sessanta minuti; a quanti minuti in un'ora prestiamo attenzione, quanti minuti in un'ora trasformiamo in ricordo? (V, p. 57)
  • Dicendo che qualcuno è vivo per noi intendiamo questo: lo vediamo, lo sentiamo, lo leggiamo, in un suo istante che sia nuovo per noi, anche se è trascorso per lui. La stella che vediamo è viva per noi anche se è morta da mille anni. Ma dal momento in cui i suoi raggi luminosi cessano di raggiungerci, essa cessa di vivere per noi. (V, p. 72)

Scacco al tempoModifica

IncipitModifica

Non so se vi piacciano le storie che si raccontano da una prigione. A partire dalla Carmen il racconto del carcerato ha acquisito la dignità di genere letterario; è un metodo narrativo molto efficace per assicurarsi l'interesse del lettore, curioso di sapere ciò che si acquista esattamente a prezzo della libertà. Per questo l'intrigo risalta su una tinta di fondo dignitosamente patetica, e l'autore può inerire di tanto in tanto un'apostrofe diretta che ottenga un piacevole effetto di autenticità, quando don José o il suo discendente romanzesco, alla svolta del racconto, si rivolge al suo confidente, lo chiama signore, e lascia presagire l'epilogo parlando dalla sua cella. È soltanto un tocco, ma coglie nel segno.

CitazioniModifica

  • Una piccola libertà, una volta generata, è un essere vivente, che cresce in maniera ineluttabile e un po' spaventosa, come un albero o come un bambino. (Gustave Dieujeu;[1] II, pp. 14-15)
  • — La parola è pericolosa, disse [Leslie Hervey], è difficile capirsi con le parole. (V, p. 37)
  • L'uomo è soggiogato a tutto, e prima di ogni altra cosa alle conseguenze dei suoi gesti. È questo, innanzitutto, a far sì che non possiamo neppure concepire la speranza di essere liberi: il fatto che ogni causa sia seguita da un effetto. Sei forse libero di spillare il vino senza berlo, e di bere senza ubriacarti, e di ubriacarti senza rovinarti il fegato? Che orribile esistenza è questa nella quale non si può risparmiare senza arricchirsi, né buttar soldi dalla finestra senza andare in rovina, né far l'amore senza avere un figlio, né — ascoltami bene — né vivere un giorno senza essere più vecchio di un giorno! (Jules Axidan;[2] V, p. 38)
  • L'uomo è talmente assoggettato a questa nozione [la Causa] che, persino nei suoi momenti di diversivo, non fa che giocare alle cause e agli effetti. Mai un istante di libertà, di gratuità... Ha inventato le carte perché l'asso imponga le sue regole su tutte le altre figure, perché la distrazione venga punita e sia ricompensato il ragionamento calcolatore. Ha inventato il gioco degli scacchi perché ogni colpo giocato prolunghi, fino al termine della partita, l'ineluttabile successione delle sue conseguenze. Ha inventato il calcio e il tennis perché le leggi della balistica vengano rigorosamente rispettate, perché il colpo di piede o il colpo della racchetta richiamino inevitabilmente l'esatta traiettoria causata. Ebbene! esiste un altro gioco, solo un altro, che non ha bisogno di cause. Questo gioco si chiama Poesia. È lei che libera gli uomini. (Jules Axidan; V, p. 42)
  • Il calcolo delle probabilità! È lui che regna su questo mondo soggiogato... [...] Ebbene! questa è la vera stupidità umana, è la calamità che pesa sulla nostra razza dal tempo dei tempi... Perché questo sciocco calcolo tralascia qualche cosa, e cioè che il caso è maestro; in tutte le alternative di fronte alle quali ci poniamo delle domande, è il caso a decidere. E sceglie soltanto tra due soluzioni, non una di più. [...] Compri questa sera un biglietto della lotteria; da uomo qual sei, fai il tuo bel calcolo delle probabilità e dici: «Ci sono cinquecentomila biglietti, ho una possibilità contro quattrocentonovantanovemilanovecentonovantanove di vincere il milione». E invece proprio per niente: hai una possibilità su due. Perché dopo l'estrazione ci saranno, per te, soltanto due possibilità. O avrai vinto, oppure avrai perso. Il caso, signore di noi tutti, avrà scelto una di queste due soluzioni, non un'altra... (Jules Axidan; V, pp. 43-44)
  • [I personaggi regali] [...] sanno che per loro è impossibile uscire dal seminato della buona creanza, perché la buona creanza consiste nel fare esattamente ciò che fanno. (Gustave Dieujeu; XIII, p. 122)
  • Lo schiavo che soffre un giorno si libererà. Ma chi non conosce la sua catena, come potrebbe mai liberarsi? (Jules Axidan; XIII, p. 123)
  • [...] essere soli o in mezzo alla folla dà la stessa sensazione di anonimato. (Gustave Dieujeu; XIII, p. 124)
  • [...] a una certa altezza dell'amore, si vedono cadere gli orpelli del romanzesco e del petrarchismo, e rimangono soltanto, nudi e violenti, lo stimolo fisico e la verità dei corpi [...]. (Gustave Dieujeu; XVII, p. 167)
  • Quale errore è mai necessario per la riuscita? Quale distrazione di vasaio per scoprire lo smalto, quale lacrima caduta nel crogiolo per formare la pietra filosofale? (Gustave Dieujeu; XVII, p. 170)
  • So che qualunque istante, e tutti questi milioni di istanti di cui sono fatte le mie lunghe giornate, sono altrettanti milioni di sorgenti dalle quali partono, come da un incrocio illimitato, tutti i raggi di tutte le possibilità. E so che tra questi raggi divergenti non è immaginabile una comunicazione. So dunque che tutto ciò che è possibile esiste simultaneamente. (Gustave Dieujeu; XX, p. 199)

NoteModifica

  1. Jocadeus, nella versione italiana.
  2. De Sastrus, nella versione italiana.

BibliografiaModifica

  • Marcel Thiry, Distanze, traduzione di Giovanna Marsiglia, Sellerio, 1992.
  • Marcel Thiry, Scacco al tempo, introduzione, traduzione e dossier di Chiara Elefante, Panozzo, Rimini, 1998. ISBN 88-86397-47-X.