Måneskin

gruppo musicale italiano

Måneskin (chiaro di luna, in danese), gruppo musicale rock italiano attivo dal 2015.

I Måneskin, da sinistra: Ethan Torchio (batteria), Victoria De Angelis (basso), Damiano David (voce), Thomas Raggi (chitarra), 2018.

Citazioni sui Måneskin

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  • Ci siamo parlati prima che salissero sul palco [degli MTV VMAs 2022] perché volevo capire come pronunciare bene il loro nome. L'ho detto alla danese, ma poi ho scoperto che da voi in Italia si dice con la "a", quindi spero che fosse ok... (Dixie D'Amelio)
  • I Maneskin chi? Che nome è? Non li conosco. Andrò ad ascoltarli. Fanno rock? A me va bene anche se, per suonare, una nuova band usa il detersivo per piatti. (Mark Knopfler)
  • I Maneskin sono un'offesa alla cultura e all'arte. Non ce l'ho particolarmente con loro. Penso che ogni genere abbia diritto di esistere, però quando si fa musica e non quando si urla e basta. (Uto Ughi)
  • [Sulla loro vittoria al Festival di Sanremo 2021] Infine, la vittoria dei Maneskin. Quella che non si aspettava nessuno. Quella che incorona Damiano, anni 22, come il nuovo sex symbol per ragazzine e carampane. Ho letto dei commenti femminili sulle sue performance di una tale sboccataggine che neppure se si organizzasse la sfilata di Victoria's Secret al parcheggio dell'autogrill Brianza Sud. Una vittoria che rende tutti felici. A parte Orietta Berti, ovviamente, convinta che abbiano vinto i Naziskin e da due giorni dorme nella sede dell'Anpi. (Selvaggia Lucarelli)
  • Io, come molti di voi, ho imparato l'inglese dalle canzoni che ho ascoltato. Anzi, quando ero assai più giovane e l'inglese lo parlavo male, cercavo di pronunciare le parole così come le pronunciavano i cantanti, cercando quindi di sembrare meno 'italiano' possibile. E accade ancora, se andate a un concerto di qualche band inglese o americana in Italia, di ascoltare che pronuncia i testi come può, giustamente, parlando l'inglese migliore possibile. Ho trovato fantastico, nel vedere i video dei Maneskin sul palco del Coachella, ascoltare il pubblico americano cantare "Zitti e buoni" nel loro migliore italiano, con l'accento inglese ovviamente, della quale conoscevano a memoria il testo. È il segno più evidente del successo della band romana, meritatissimo, travolgente, in grado di arrivare "where no man has gone before", senza mollare nulla del loro progetto. [...] Stanno scrivendo di certo la storia del rock italiano, sono la prima band italiana ad arrivare ad una simile popolarità, sono la prima band italiana che arriva a conquistare una parte del pubblico americano cantando in italiano oltre che in inglese, facendo cantare il pubblico in italiano, e sono una rock band, senza se e senza ma. Una band che non ha nostalgia del rock che fu, che ha i piedi piantati nella realtà di oggi, che prende posizione senza timore, sia in politica che nel sociale, che ha un'immagine fortissima e un suono potente. (Ernesto Assante)
  • Terrificanti. [...] sono un surrogato di un prodotto di marketing, non hanno nulla di vero, nemmeno il reggicalze. Per fare rock ‘n’ roll c’è una cosa molto importante: non puoi essere un poser. (Dj Ringo)
  • [Sulla loro vittoria al Festival di Sanremo 2021] Non me l'aspettavo, nei miei sogni più reconditi il podio sarebbe stata una mezza rivoluzione, così è una rivoluzione vera e propria.
  • Sono tutti talentuosi, ma Damiano ha un carisma naturale, quello dei grandi frontman, lo sa e lo sa usare.
  • Una gran parte del pubblico si è riconosciuta: finalmente c'è una roba diversa, non hanno tutti lo stesso vestiario, gli stessi testi, gli stessi suoni, l'autotune e così via. I Måneskin hanno risvegliato l'emotività delle persone, essendo liberi di essere sé stessi: in un palco che ti costringe ad adeguarti, non si sono adeguati.
  • Il felice mistero dei Maneskin è che sono i primi musicisti italiani ad avere successo nel mondo con una musica non italiana. Dall'Italia gli stranieri si sono sempre aspettati la melodia lacrimosa, lo stornello o il do di petto, non il frastuono organizzato del rock. Chi ha scelto la strada delle sonorità angloamericane, come il mio filosofo di riferimento Vasco Rossi, ha sempre fatto fatica a essere ascoltato oltre Chiasso. 
  • Che cosa possiedono dunque di così speciale questi quattro ragazzi romanissimi per incantare scandinavi e statunitensi, tanto da riempire i club di New York, finire nel talk-show di Jimmy Fallon e aprire il concerto dei Rolling Stones non in un palazzetto italiano, ma a Las Vegas? Per usare una parola alla moda, sono fluidi. Damiano, il cantante, è un maschio che si trucca senza perdere virilità. Victoria, la bassista, è una donna che fa la dura senza perdere femminilità. Tutti e quattro appaiono sfuggenti, nitidi eppure sfocati, non incastrabili in una definizione. E la loro non sembra una posa, ma un’essenza, in cui si riconosce un’intera generazione.
  • Nel secolo scorso, David Bowie e i Kiss si truccavano come e più di loro, ma erano considerati un’avanguardia anche da noi che li amavamo. Per i ragazzi di oggi, invece, i Maneskin sono la normalità. La settimana della loro consacrazione planetaria ha coinciso in Italia con il capitombolo della legge Zan. Perché la vita sa essere davvero ironica, a volte. Basta capirne le battute. 

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